FUMAI CHIARA

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FUMAI CHIARA

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Roma, 22 febbraio 1978 – Bari, 16 agosto 2017

Nel corso della sua breve carriera artistica, durata dieci anni, Chiara Fumai è riuscita a lasciare un segno indelebile, mettendo spesso al centro della propria opera il ruolo della donna, anche in relazione al sistema dell’arte. Nelle sue performance, in cui realtà e illusione si fondono stravolgendo le aspettative del pubblico, sono utilizzati con grande originalità diversi metodi di decostruzione, freak show, travestitismo e dj-set. Il suo lavoro spazia dalla fotografia alla videoarte, con alcune incursioni in ambito musicale, comprendendo anche installazioni ambientali pervase da un’atmosfera carica di rimandi simbolici ed esoterici, wall painting e, soprattutto negli ultimi anni di attività, forme espressive più tradizionali come disegni, collage e piccole sculture.

Nata a Roma, Chiara Fumai ha trascorso l’infanzia a Bari, città di origine della famiglia. Si è laureata in architettura presso il Politecnico di Milano e successivamente ha frequentato il Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti a Como. Inizialmente si è esibita in pubblico come dj e musicista tecno, prima di acquistare maggiore notorietà con le sue opere video e le performance dal vivo, che hanno segnato sin dai primi passi una carriera promettente, durata dieci anni e illuminata da un talento immediatamente riconosciuto dal mondo dell’arte contemporanea.

A partire dal 2008 la sua attività si è divisa tra le serate nei locali con il nome di Dj Pippi Langstrumpf e le prime timide ma sorprendenti incursioni artistiche. Nel 2010 ha ottenuto un grande successo personale in occasione della mostra “Persona in meno”, a Guarene d’Alba, nella sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: nella sua lecture ha presentato la figura e l’attività del padre, Nico Fumai, cantante del genere “italo disco” negli anni ’80. Si è trattato del primo inganno orchestrato dalla Fumai nei confronti del pubblico: in realtà il personaggio è completamente inventato e di reale ha solo il nome del papà dell’artista. Perfino gli addetti ai lavori sono caduti nel tranello, credendo a lungo che il musicista raccontato nella performance – con tanto di esempi musicali selezionati dalla sua vasta discografia e di precise puntualizzazioni critiche sulla sua attività – fosse realmente esistito.

Già in questo lavoro la Fumai dimostra un perfetto controllo del suo mondo creativo, riuscendo a mischiare in modo assolutamente credibile elementi storici e finzione, soggetti reali e personaggi fittizi, per arrivare a una puntuale disanima dei meccanismi mediatici della popolarità. Infatti, la falsa biografia di Nico Fumai è stata modellata su avvenimenti reali per celebrare il malinconico destino di un grande innovatore del panorama musicale nazionale, con una lunga carriera alle spalle, che non è mai riuscito a raggiungere il successo, tanto da essere ormai dimenticato da tutti. Quindi, la storia del musicista, raccontata con ironia e disincanto, è usata dalla Fumai come rappresentazione emblematica del destino di ogni artista.

Un altro tipo di finzione ha caratterizzato l’attività di Chiara Fumai: la personificazione di figure realmente esistite. In queste performance l’artista non agisce come un’attrice: non recita in modo realistico per convincere lo spettatore, ma si pone come “medium” in grado di far rivivere lo spirito dei personaggi evocati, in quella che Antonella Marino definisce “una forma quasi occultistica di reincarnazione”, utilizzando il linguaggio orale come elemento di affabulazione e strumento di sovversione. Sono numerose le identità rievocate: individualità forti, soggetti eccentrici usciti dalla storia ancora prima di esserci entrati. Tranne pochi personaggi maschili – come il mago Harry Houdini, maestro della fuga, o il controverso filosofo dell’occulto Julius Evola – si tratta di donne ai margini, fenomeni da baraccone, medium, scrittrici, criminali. Quindi l’artista fa rivivere figure che tra l’Ottocento e il Novecento hanno partecipato agli spettacoli di moda in quei tempi, come freak show, incotri medianici, fantasmagorie, numeri d’illusionismo, oppure provenienti da contesti culturali, sociali e politici estremi, dal pensiero anarchico alla teosofia.

Negli anni la Fumai crea una personale galleria di donne energiche e determinate, antieroine in cerca di un riscatto, spesso in lotta contro un mondo che non ne riconosce il ruolo e l’importanza: nel corso delle performance il suo corpo diventa un medium per evocare queste presenze. Quindi le protagoniste interagiscono con l’artista, che ne assume le movenze e il tono di voce. «Mi piace molto l’aspetto militante, combattivo delle figure che cerco di incarnare – ha dichiarato la Fumai – non sono io a sceglierle, sono loro che vengono a me. Da sole. Attraverso un processo di intuizione che non posso dirigere». Nel suo testo incluso nella monografia sulla personale del 2021 al Museo Pecci, Milovan Farronato spiega che si tratta di donne che «hanno interessi comuni, aspetti simili, anche semplicemente estetici. Condividono attitudini, predisposizioni, prospettive, nevrosi. Sono accomunate. Sono sorelle di sangue. Alcune crescono nell’opera e nell’introspezione, altre rimangono spunti, schizzi, valevoli per ulteriori narrative».

Una delle prime performance di questo fortunato filone si è svolta nel 2010 per la collettiva “Gemine Muse” a Bari, nella vetrina di Palazzo Mincuzzi, dove la Fumai ha impersonato Annie Jones, una “donna barbuta” che si esibiva negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento, impegnata a leggere le lettere dei suoi ammiratori.

Il legame con la Puglia di quest’artista, caratterizzata da uno spirito nomade, è riconfermato dalla ripetuta presenza nei suoi lavori di Eusapia Palladino, una medium analfabeta originaria di Minervino Murge, che riuscì a convincere diversi filosofi e scienziati dell’epoca – come Cesare Lombroso – dell’autenticità dei suoi poteri, anche se i suoi inganni furono smascherati più volte. La spiritista, consulente dello zar di Russia e citata da sir Arthur Conan Doyle nel suo “History of Spirtualism” del 1926, è stata evocata nell’installazione “La donna delinquente” (Premio LUM per l’arte contemporanea, 2011), realizzata al Teatro Margherita di Bari e caratterizzata da sedie appese, un tavolino sospeso come nelle sedute spiritiche, una traccia audio con frammenti di testi della veggente e un filmato con un montaggio di immagini d’archivio.

In seguito Chiara Fumai è ospite di istituzioni come il MAXXI di Roma, la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, lo Jeu de Paume di Parigi ed è invitata nel 2012 da Carolyn Christov-Bakargiev a esporre a Documenta (13) di Kassel, la mostra quinquennale più importante nel panorama dell’arte contemporanea mondiale. Per l’occasione l’artista allestisce “The Moral Exhibition House”, una casetta bianca con i mobili sottosopra, rievocazione della casa stregata della favola di Hansel e Gretel, che diventa «uno spazio di insurrezione femminista sotto forma di spettacolo da baraccone», abitato da artiste circensi vissute nell’Ottocento e da protagoniste del movimento femminista internazionale. Oltre alla performance “The Prodigy of Nature”, che riprende la figura della “donna barbuta” Annie Jones, in un altro spazio di questo ambiente avviene la messa in scena di “Shut up, actually talk”, un’azione in stile freak show, immortalata in un video, durante la quale la Fumai gioca sulle aspettative del pubblico, per stupirlo. Infatti, tutti si attendevano un’esibizione di Zalumma Agra del circo Barnum, impersonata con una parrucca riccia e un camicione da notte ottocentesco; ma, a sorpresa, il personaggio ha declamato il testo “Io dico io”, scritto da Carla Lonzi nel 1970 come manifesto del gruppo femminista italiano Rivolta Femminile, sottolineando la necessità di rievocare voci del passato ormai sepolte.

Il «gioco fra l’aspettativa del pubblico e l’utilizzo del linguaggio orale come strumento di sovversione» ha caratterizzato anche la performance del 2013 presso la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, con la messa in scena di una visita guidata alle collezioni. Inizialmente la Fumai racconta con dovizia di particolari i ritratti femminili del Rinascimento, sottolineando come molte di queste donne siano state escluse dalla storia, vista la scarsità di notizie biografiche trovate su di loro: tuttavia a un certo punto l’artista-guida si sente sopraffatta, interrompe la narrazione e, rievocando le minacce di un’anonima terrorista italiana degli anni ‘70, inizia a comunicare rabbia e violenza con il linguaggio dei segni.

Con una delle sue opere più celebri, “Chiara Fumai legge Valerie Solanas”, l’artista si è aggiudicata il IX Premio Furla nel 2013. Nella videoinstallazione, che prende spunto dal filmato con il quale Berlusconi annunciava la sua discesa in campo nel 1994, diversi estratti del Manifesto SCUM, pubblicato nel 1967 dalla Solinas, sono declamati dalla Fumai, che per l’occasione indossa un abito scuro abbottonato fino al collo, seduta a una scrivania e davanti a una telecamera fissa. Si tratta di un testo in cui l’attivista statunitense, che nel 1968 aveva sparato ad Andy Warhol, attacca la struttura patriarcale della società, utilizzando la satira e senza alcun vittimismo, con una scrittura sfacciata e spesso scurrile.

L’obiettivo dell’artista è quello di colpire il maschilismo presente nel mondo dell’arte, come si deduce anche dalla scritta alle sue spalle nel video, “A male artist is a contradiction in terms”, un artista maschio è una contraddizione in termini.

L’ironia con cui la Fumai affronta il Manifesto SCUM (che in inglese significa “fogna”, ma le cui iniziali stanno per “Society for Cutting Up Men”), ha conquistato la giuria del IX Premio Furla, che ha elogiato «l’energia dell’artista, lo straordinario impegno che emerge nel suo lavoro, la scelta di temi di stretta attualità, al centro sia della riflessione artistica contemporanea che della società del nostro tempo, come il femminismo, il discorso performativo e l’attivismo», sottolineandone «il lavoro di ricerca e la convinzione profonda con cui affronta queste tematiche, trovando le proprie radici nel primo femminismo e nella performance concettuale, ma al tempo stesso reinventandole in una prospettiva di continuità», nonché «la capacità di stabilire una dialettica del confronto». Dal canto suo, la Fumai ha dedicato l’importante riconoscimento «a tutte le femmine insolenti», confermandosi erede di un femminismo più energico, che si traduce in un’ideologia anarchica e profondamente radicale. In tanti considerano questa attenzione al ruolo della donna nella società come un filo rosso presente in molte delle sue opere, che spesso arriva a fondersi con elementi mistici e magici.

La galleria di figure femminili è proseguita nel 2015 con la terrorista tedesca Ulrike Marie Meinhof, fondatrice della Raf, che in una performance disturba con le sue parole taglienti la presentazione “canonica” del lavoro di un’altra artista, Rossella Biscotti, presente in mostra al Museion di Bolzano. Sempre nel 2015, in occasione di “Contour 7 – The Biennial of Moving Image” in Belgio, l’artista ha voluto ripercorrere la storia delle sue esibizioni dal vivo, elaborandole insieme sotto forma di seduta spiritica in “The Book of Evil Spirits”. Infatti, nella video-installazione, Chiara riprende i panni della sensitiva Eusapia Palladino, impegnata a rievocare le anime di Annie Jones, Ulrike Meinhof e Carla Lonzi, con lo scopo di dare nuova visibilità a queste figure femminili poco conosciute, già protagoniste di opere precedenti. In pochi anni queste possessioni medianiche, che creano un equilibrio tra realtà storica e finzione del contesto, hanno reso celebre nel mondo dell’arte contemporanea Chiara Fumai, che in altre occasioni ha fatto rivivere anche le figure della socialista rivoluzionaria Rosa Luxemburg, della cantante greca Roza Eskenazi e della teosofa Madame Blavatsky.

Col passare del tempo il successo di Chiara Fumai si è consolidato attraverso diverse esposizioni, come quelle al MAXXI di Roma nel 2014, al MACBA di Barcellona e al Latvian Centre di Riga nel 2016.

Inoltre nel 2016 la performer ha partecipato alla XVI Quadriennale di Roma. In questi anni l’artista ha ottenuto una menzione speciale nell’ambito del Premio Vaf al Macro di Roma; successivamente ha vinto il XIV Premio New York, indetto dal Ministero degli Affari Esteri con il Ministero dei Beni Culturali, e ha conquistato un altro riconoscimento presso la Dena Foundation for Contemporary Art.

La tragica scomparsa di Chiara Fumai – avvenuta il 16 agosto del 2017, mentre era ospite presso la galleria Doppelgaenger nella città vecchia di Bari – ha interrotto a soli 39 anni il persorso creativo dell’artista nel pieno del suo vigore.

La performer in quei mesi era impegnata nell’allestimento di una nuova mostra che riprendeva uno dei filoni affrontati all’inizio della carriera: il personaggio fittizio di Nico Fumai, ispirato dal padre. In questa esposizione – inaugurata postuma nel novembre 2017 presso la galleria di Guido Costa a Torino, seguendo tutte le sue precise indicazioni, gli appunti e un modello in scala originale sull’allestimento – la Fumai abbandona la performance per realizzare anche dipinti e oggetti manuali. Infatti in “Nico Fumai: being remixed” l’artista racconta per immagini la storia, completamente inventata, del musicista della “italo disco”, con la doppia finalità di descrivere la deriva del panorama culturale recente e di esaminare diversi temi complessi come l’identità, il rapporto col padre, la volatilità del successo, la memoria del nome e l’idea del compimento. Inoltre, rispetto al passato, affronta nuove tematiche come il rapporto tra suono e immagine, tra colore e spazio. Questo lavoro, forse il più strettamente biografico della Fumai, segue un percorso più tradizionale rispetto alla performance originaria, con la produzione di oggetti reali, opere, memorabilia e perfino 15 vinili, tra LP e 45 giri, realizzati in edizione limitata. Infatti per l’occasione Chiara aveva disegnato e dipinto su svariati supporti, realizzando anche delle piccole sculture in metallo dorato, per rendere ancora più concreta e visibile la parabola della finta carriera da musicista del padre.

Dopo la sua scomparsa, è stata creata l’associazione “The Church of Chiara Fumai” con l’obiettivo preservarne e promuoverne la memoria, l’opera e l’archivio.  L’istituzione – fondata da Liliana Chiari, Francesco Urbano Ragazzi, Rossella Biscotti, Milovan Farronato, con un comitato scientifico composto da Carolyn Christov-Bakargiev, Mark Kremer, Marco Pasi – ha donato molti degli oggetti utilizzati dall’artista nel corso delle sue esibizioni, oltre a libri, documenti e vinili, al Centro di Ricerca del Castello di Rivoli.

«Credo che vivere l’opera d’arte in maniera totale – quindi anche su un piano realmente autobiografico – sia un modo intenso e generoso di stare al mondo», affermava Chiara Fumai a proposito del rapporto che aveva con il suo lavoro. Eppure l’eco delle sue performance artistiche non si è fermata con la sua fine prematura: ad esempio una delle sue opere, la serie di mappe murali intitolataThis last line can not be translate”, con la quale aveva conquistato il Premio New York nel 2017, è stata esposta postuma nel Padiglione Italia alla LVIII Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 2019.

Nel 2020 la città di Bari ha voluto omaggiare Chiara Fumai con una mostra al Teatro Margherita, per riconoscerne l’eccellenza assoluta nel panorama dell’arte contemporanea, presentando la complessità del pensiero dell’artista e dell’opera, con la proposizione di alcune video performance, come “Shut up, actually talk”, con Zalumma Agra che legge il Secondo Manifesto di Rivolta femminile “Io dico Io”, scritto da Carla Lonzi nel 1970, o “The Book of Evil Spirits”, la seduta spiritica che riunisce diverse figure di donne tipiche dell’immaginario di Chiara. Presente, in nuova versione, anche l’installazione sulla medium Eusapia Palladino, “La donna delinquente”, concepita per lo stesso luogo in occasione del Premio Lum nel 2011. Inoltre la mostra ha ospitato un’installazione con il simbolo di riconoscimento dell’artista, una selezione di oggetti proveniente dall’archivio, che raccoglie quadri, manifesti, dischi, video, manufatti di scena, mobili appartenuti alla Fumai, e uno spazio dedicato al padre Nico. Infine Bari ha voluto ricordarne l’opera dedicando alla sua memoria nel 2021 un giardino sul lungomare della città.

La mostra barese ha anticipato la grande retrospettiva che, partita dal Centre d’Art Contemporain di Ginevra per poi fare tappa a Bruxelles e Madrid, in Italia è stata ospitata nel 2021 dal Centro Pecci di Prato. L’esposizione “Poems I Will Never Release (2007-2017)”, a cura di Milovan Farronato e Francesco Urbano Ragazzi, con la partecipazione di Cristiana Perrella, ha raccolto tutto il lavoro prodotto da Chiara Fumai nell’arco di dieci anni, allestito non in successione cronologica ma per nuclei tematici. Presenti le celebri performance, alcune delle quali sono diventate video mentre altre sono state evocate da tracce scritte, disegni, scenografie e abiti di scena.

Inoltre la mostra ha ospitato una casa-museo ispirata all’abitazione milanese della Fumai e una ricostruzione dello stand in cui l’artista ha realizzato le sue esibizioni a Documenta (13) di Kasel nel 2012. Il titolo dell’esposizione è preso da una scultura rimasta incompiuta, forse un autoritratto: un burattino che indossa una maglietta con la frase “Poems I Will Never Release”.

Non si tratta, come sembrerebbe, di un rimando malinconico alla circostanza che la prematura morte ha impedito all’artista di realizzare nuove opere, ma di un’affermazione poetica, che ricorda come la Fumai abbia basato il proprio lavoro sull’esecuzione di parole scritte da altri. Infatti, nel suo percorso creativo non ha mai composto poesie, ma ha utilizzato citazioni altrui per analizzare il rapporto tra potere, linguaggio e sovversione, attraversando con grande libertà diversi ambiti disciplinari e dimostrando un’ampia gamma di conoscenze in campi diversi.

Vincenzo Camaggio

FAMOSA PER

 

«Credo che vivere l’opera d’arte in maniera totale – quindi anche su un piano realmente autobiografico – sia un modo intenso e generoso di stare al mondo».

Nella sua breve ma intensa carriera, che l’ha portata ad affermarsi rapidamente in ambito internazionale, Chiara Fumai ha lavorato principalmente sull’ibridazione degli stili e degli strumenti espressivi, utilizzando soprattutto la fotografia, la video-art e la performance, per offrire una rappresentazione del linguaggio e della cultura mediatica contemporanea attraverso un punto di vista che mette al centro la donna.

 

Intervista a Chiara Fumai, Domenico Carelli, Info Oggi, 22 febbraio 2015:

Negli spazi di Museion, il museo di arte moderna e contemporanea con sede a Bolzano, la stagione 2015 si è aperta con il singolare intreccio espositivo/performativo tra la Personale “L’avvenire non può che appartenere ai fantasmi” e il progetto “Der Hexenhammer”, scandito in otto performance live dell’artista Chiara Fumai, che guida i visitatori attraverso il percorso dedicato a Rossella Biscotti, proponendo un surreale «gioco di sovrapposizioni e rievocazioni di frammenti dalla storia recente» con protagonista la nota giornalista e terrorista tedesca Ulrike Meinhof, alla quale presta la propria voce.

Il titolo non è altro che la traduzione in lingua tedesca del celebre trattato medievale sulla stregoneria Malleus Maleficarum, che viene qui associato all’impegno politico di Meinhof, intellettuale arrabbiata e cofondatrice del gruppo rivoluzionario Rote Armee Fraktion (abbreviato in RAF).

Per i lettori infoOggi abbiamo intervistato Chiara Fumai.

Chi è per lei Ulrike Marie Meinhof?

Ulrike Meinhof è la protagonista della mia mostra presso Museion di Bolzano. È stata una famosa giornalista tedesca e poi uno dei capi della RAF. Come tutti i personaggi che utilizzo nelle mie performance, non sono stata io a scegliere lei, ma lei a scegliere me.

Com’è nata l’idea del progetto “Der Hexenhammer”?

Sono stata invitata da Frida Carazzato a creare un progetto site specific per la project room di Museion e dato che lo spazio sul quale lavoro è puramente immateriale, ho pensato che il giusto contesto per il mio progetto dovesse essere un’altra mostra in corso. La personale di Rossella Biscotti è risultata perfetta come ambientazione di questo intervento.
Ulrike Meinhof è un fantasma sul quale lavoro da alcuni anni e non vedevo l’ora di usarlo per infestare un museo, specialmente Museion, che appartiene a una città con una storia italiana e tedesca. Il titolo “D
er Hexenhammer”, contenente la parola “martello” e la parola “strega”, me l’ha sussurrato il Genius Loci.

Cosa influenza la sua arte, a cosa si ispira?

La mia arte è influenzata da ciò che conosco o che vorrei conoscere. I suoi risultati, fino a questo momento, sono stati spesso associati alla cultura queer, al punk e al surrealismo. Di conseguenza deduco che queste tre siano le matrici culturali che hanno influenzato maggiormente la mia vita e quindi anche le mie opere. Quanto al mio ruolo di artista, sono un ibrido tra una medium e una disc jockey.

 La sua performance più bella?

Sono legata in modo molto profondo a tutte le performance che ho creato, per la loro singolarità, quindi non ho preferenze: a livello esperienziale sono tutte diverse. Sto preparando un film intitolato “The Book of Evil Spirits” che avrà la pretesa di contenerle tutte. Non penso che ci riuscirà, ma su un piano artistico mi diverte molto questa ambizione.
Un dettaglio interessante che sto notando, nel corso del mio lavoro, è che ogni performance fornisce delle chiavi di interpretazione rispetto a quella precedente. Ci sono opere, come la discografia immaginaria attribuita a mio padre (Chiara Fumai presenta Nico Fumai, 2010) che solo oggi può essere compresa completamente da chi non ha tanta confidenza con il mio medium artistico. 

A proposito della rappresentazione storica, nel saggio “The artist as Historian”, Mark Godfrey cita Walter Benjamin, e annotava: «Benjamin descrive il punto in cui svanisce la storia come il momento eternamente presente. […] quando riconsideriamo eventi passati, non stiamo tanto ritornando a un altro tempo e recuperando materiale o eventi. Stiamo piuttosto rappresentando di nuovo eventi qui e ora in modo da riflettere su cosa sta accadendo qui e ora, da riflettere sul presente». Il suo punto di vista?

Le rispondo citando un passo di “Possession and Capital”, un saggio di Francesco Urbano Ragazzi uscito nel 2013: «Mangiando il singolo spirito, deglutendo il singolo individuo oramai trapassato, ella si propone di mangiare l’intero Passato, l’intera Storia così com’è stata scritta dagli uomini: eroe dopo eroe, vescovo dopo vescovo, imperatore dopo imperatore. La posseduta, la medium, la fattucchiera vuole indietro quel che ha dato alla luce. […] Rivuole per sé tutta la storia che ha messo al mondo. Tabula rasa!».

 

Mai senza…

Mai senza un kimono e una Volontà di ferro.

 

Documenta 13, conversazione con Chiara Fumai, Antonella Marino, Premio Lum per l’arte contemporanea:

È una conferma alle indiscrezioni della vigilia e una presenza che fin dai primi giorni d’inaugurazione non è passata inosservata: tra i 180 artisti provenienti da ogni parte del globo (di cui solo 12 italiani) selezionati da Carolyn Christov-Bakargiev per la prestigiosa Documenta 13 a Kassel, c’è Chiara Fumai, trentaquattrenne barese, che ha preso parte alla seconda edizione del Premio Lum. In anteprima, ha accettato di raccontarci “a caldo” contenuti, emozioni e retroscena di questa importantissima esperienza.

Partiamo dal lavoro che hai presentato a Kassel, un intervento sofisticato in cui intrecci dialettica hegeliana e occultismo, femminismo radicale e studi teosofici, che i report critici non hanno mancato di segnalare. Ci racconti come è nato il progetto e come si è sviluppato?

Ho impiegato quasi un anno mezzo e per generare queste due figlie. Sono due “freaks”: una la conoscevi già, si chiama “The Prodigy of Nature” ed è una performance cum installazione basata sulle lettere di ammirazione inviate da artisti e scrittori contemporanei a una donna barbuta. L’altra si chiama “Shut Up. Actually, Talk” ed è anch’essa parlata da un freak dell’ottocento (Zalumma Agra), ma si basa sui contenuti di due manifesti del gruppo di femminismo radicale “Rivolta Femminile” degli anni ‘70…

Questa associazione inaspettata non è un gioco, bensì il frutto di un approfondimento nell’ambito del linguaggio e della teologia, interpretati dal punto di vista dell’antagonista secolare, non del protagonista, al fine di scardinare certi presupposti materialisti che continuano a circolare liberamente, come se niente fosse.
In sintesi voi credete che il femminile vada trasmesso secondo principi dialettici (hegeliani, marxisti), ma in realtà questi principi linguistici non sono altro che una manifestazione della sua stessa repressione. Di conseguenza io e le mie bellissime figlie ci siamo organizzate per i cento giorni di Documenta, istituendo una casa decostruita sul modello di una casa di spiritiste, e ci siamo lasciate parlare dai “rappings”.

L’aspetto performativo è fondamentale nella tua ricerca. A Kassel, dentro la casetta nel parco Karlsaue, oltre a reincarnarti nella barbuta Annie Jones (che aveva fatto incursione anche a Bari, in una vetrina di Palazzo Mincuzzi, due anni fa) e nella ex schiava Zalumma Agra, due attrazioni del vittoriano Circo Barnum, hai evocato magiche apparizioni anche sul tetto del Federicianum. Che reazioni hai colto nel pubblico? Quanto questa interazione con lo spettatore è importante per te? Annie Jones e Zalumma Agra si materializzeranno nei tre mesi successivi di apertura della rassegna?

Mi interessa lo spazio nebuloso della trascendenza, che in verità è anche lo spazio dell’emozione, dell’inconscio, e del fraintendimento. Non saprei parlarti della reazione del pubblico.

Queste performance hanno il fine di svegliare una forma di pensiero simile all’autocoscienza, terrorizzare i patriarchi, farsi beffa dei materialisti (Karl Marx incluso), portare la luce del Lucifer gnostico, senza passare attraverso la teologia secolare che fin’ora ha fatto solo gli interessi del Padrone. L’interazione con lo spettatore che mi interessa riguarda il piano del linguaggio, perché la performance orale può fare grandi miracoli. Deus Est Demon inversus e queste performance sono forme di iniziazione, anche se pochi lo hanno capito. Ma è giusto che sia così, come ci ha spiegato Kandinskij.

Per i costumi dei tuoi visionari personaggi hai lavorato con Antonio Piccirilli. giovane stilista e designer di talento, anche lui di origini baresi. Come si è svolta questa collaborazione?

Ho chiesto aiuto ad Antonio sulla scelta dei costumi di Zalumma Agra, dopo aver visto una sua collezione. Abbiamo mescolato abiti usati e dei prototipi disegnati da lui, perché mi piacciono molto i modelli femminili a cui si ispira. Da questo incontro sono nati un’amicizia e un rapporto di collaborazione basato su flussi di ispirazione continua. Penso che se un giorno riuscirò finalmente a istituire la Società per l’Eliminazione del Maschio, farò in modo tale da farlo scappare clandestinamente prima dell’attacco finale.

Il tuo iter è un po’ atipico: in due anni hai scalato gli steps del sistema dell’arte. Ma è comunque inconsueto, direi eccezionale, essere invitata alla più prestigiosa rassegna del mondo quasi da sconosciuta. Come ti ha scoperto Carolyn Christov-Bakargiev? E ti ha seguito, o consigliato, o indirizzato nel tuo progetto?

Carolyn mi ha contattata dopo aver visto la performance “Chiara Fumai presenta Nico Fumai”. All’inizio pensavo di essere nel pieno di un viaggio astrale molto ben dettagliato, in quanto ero appena tornata da un’esperienza in Siberia, dove avevo avuto un sacco di allucinazioni. Ma quando le ho detto che il motivo per cui faccio arte è la condivisione del dolore, mi sono accorta che in quel momento si stava rivelando qualcosa di veramente importante, e che di conseguenza ero anche molto cosciente. Cosi ho patteggiato l’Io in cambio della possibilità di conoscere quanto esiste di sommo e infimo nella natura umana. Proprio come ha fatto il Dottor Faust.

L’approccio a Kassel è stato individuale o hai avuto modo di incontrare altri artisti e operatori culturali, confrontarti con loro? Te lo chiedo perché la direttrice ha molto insistito sulla dimensione di laboratorio e di seminario nella partecipazione degli artisti.

Mi sono confrontata con molte persone. La parte di Annie Jones (donna barbuta) è stata realizzata con i contributi di scrittori e artisti che mi sono stati presentati da Chus Martinez, Raimundas Malasuskas e Sarah Rifky, tra cui anche Mario Bellatin e Ingo Niermann, autori di libri pubblicati da Documenta. Queste persone hanno influito moltissimo sulla creazione dell’opera, e quindi hanno scritto questa parte della mia vita. Zalumma Agra, l’altra protagonista del mio freak-show, esattamente come Regan Theresa MaCneil, la meravigliosa protagonista del film “L’Esorcista”, è l’opposto di Annie e quindi non ha fatto collaborazioni di nessun tipo. È incapace di istituire dialoghi, sputa mentre viene parlata, grida come un’isterica. Ma in fondo la stimiamo proprio per questo, è una grande performer.

Quale impressione quindi hai avuto di Documenta 13 nel suo complesso? Hai trovato consonanze o affinità fra la tua ricerca e altre proposte internazionali? È un’esperienza che influirà sul tuo lavoro in futuro, sia in termini di scelte creative sia per le occasioni di presenza all’interno del sistema?

Il mio rapporto con “dOCUMENTA (13)” è nato da un colpo di fulmine, quindi non conosco la distanza necessaria per parlartene in termini generali. Penso tuttavia che ci siano molte affinità con altri artisti e che inevitabilmente tutto questo influirà sulle mie figlie future. Non so parlarti di “presenze nel sistema”, davvero. Non fraintendere questo come un atteggiamento snob dettato dalla stupidità di un’eterna bambina, ovvero un’emerita idiota. Sono lucidissima. Semplicemente mi piace la leggenda, e per questo motivo cerco di evitare le tautologie. Ancor più della leggenda, mi piacciono l’epica e la dimensione surrealista, perché raccontano la realtà per quello che è. Rotonda.

In concreto stai già pensando a nuovi progetti? Hai avuto proposte?

Mi sto preparando per partorire “The Walking Abortion” una mostra che si baserà sul manifesto SCUM di Valerie Solanas. La porterò in Viafarini e la farò capeggiare da Milovan Farronato. Ce ne sarà anche un’altra in un parco di Mosca, curata da Andrey Parshikov. Dopo di che visiterò una stalla nazionalsocialista con Mies Van der Rohe e preparer la bile sufficiente a vomitarvi addosso la vera storia di Dante Rossetti con Elizabeth Siddal. In questo caso sarò davvero spietata.

V.C.

DICONO DI LEI

La vera storia fittizia di Nico, ex cantante, Olga Gambari, Repubblica, 30 novembre 2017:

È una mostra che contiene una storia di storie personali. Non sono solo opere quelle che la animano, ma pagine di un racconto in cui protagonisti e livelli narrativi si intrecciano.

Tutto comincia quando anni fa l’artista Chiara Fumai (Roma 1978 – Bari 2017) inizia a raccontare di suo padre, Nico Fumai, figura mitica ed eclettica di musicista, soprattutto nell’ambito di quel fenomeno musicale denominato “italo disco” dalla fine degli anni Settanta. Una sorta di avant-garde la sua, mai capita nel suo valore.

Così il suo nome scompare in un oblio tale che, a cercarne oggi le tracce in rete, nulla si trova.

Qui siamo già nel cuore della performance di Chiara Fumai, che prosegue nell’edificazione di una storia personale paterna completamente fittizia.

Un’invenzione artistica dentro la quale si cala con creatività e dedizione, che costruisce come un’opera d’arte. Tutti ci credono, anche Guido Costa, che solo nel 2015 scopre la verità. Ma a quel punto, quale verità? Nico Fumai esiste anche e assolutamente come un ex musicista.

Lo attestano premi, copertine di dischi, fotografie, documenti di varia natura che compaiono episodicamente nelle mostre di sua figlia, che parallelamente dà vita a serate disco come dj Pippi Langstrumpf. Talento musicale di famiglia. È lo statuto di realtà dell’arte. D’altronde Madame Bovary non è forse esistita? E Godot?

Così nasce con Guido Costa il progetto di dedicare una mostra intera a questo padre: Chiara realizza una serie di opere nuove, per la prima volta sperimentando anche pittura e disegno, esperienza che le permette forme e colori di un immaginario che viaggia libero tra realtà e finzione, così come tra sentimenti diversi.

«Raccontare la storia di Nico Fumai non significa soltanto raccogliere preziose informazioni alla deriva nella storia culturale recente, ma è anche il tentativo di dare risposta a quesiti di ben più ampia portata, quali l’identità, il rapporto tra padre e figli, l’idea di compimento e di successo e, via via, inoltrandosi su territori sempre più sofisticati e misteriosi, domandarsi il legame tra suono e immagine, tra colore e spazio, fino all’affrontare temi fondamentali e irrisolti quali la permanenza dei valori e la memoria del nome» dice Costa.

Chiara Fumai è deceduta l’estate scorsa, lasciando questa mostra definita nel dettaglio. La sua presenza ora si mescola completamente in quella dimensione evanescente tra reale e immaginario, in cui si muove l’arte e il più profondo significato esistenziale.

MOSTRE ED ESPOSIZIONI

Principali Mostre Personali 

Tutto Giusto/All Right, Careof-DOCVA, Milano, 2008.

Valerie Solanas non è nata ieri/Valerie Solanas wasn’t born yesterday, Murat Centoventidue, Bari, 2011.

With Love from $inister, A Palazzo, Brescia, 2013.

I Did Not Say or Mean “Warning”, Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 2013.

Follow This You Bitches, Futura Center for Contemporary Art, Praga, 2013.

With Love from $inister, Victoria Gallery, Samara (Romania), 2014.

Der Hexenhammer, Museion, Bolzano, 2015.

Chiara Fumai, Miami Untitled, Miami, 2016.

The Book of Evil Spirits, Waterside Contemporary, London, 2016.

Chiara Fumai: The Rise and Fall of Madonna Horiente, Galeria Rosa Santos, Valencia, 2016.

Nico Fumai: being remixed, Guido Costa Projects, Torino, 2017.

Tribute to Chiara Fumai, Teatro Margherita, Bari, 2019.

Less Light, ISCP–International Studio & Curatorial Program, New York, 2019.

 

Poems I Will Never Release: Chiara Fumai 2007-2017, Centre d’Art Caontemporain, Ginevra, 2020; Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, 2021. La retrospettiva è stata riproposta in forme diverse a La Loge di Bruxelles, nel 2021, e a La Casa Encendida di Madrid, nel 2022.

 

Principali Mostre Collettive

Ekstatic Auditoria, Smart Project Space, Amsterdam, 2009.

A camel is a horse designed by the committee, Fondazione Buziol, Venezia, 2009.

Videoit 2009. Un ponte sul Mediterraneo, Fondazione Merz, Torino, Fondazione Stelline, Milano, 2009.

Corso Aperto, Fondazione Ratti, Como, 2009.

Equilibri Soggettivi – 45th International New Cinema Exhibition, Palazzo Gradari, Pesaro, 2009.

Videoreport Italia 2008-2009, Galleria Civica di Monfalcone, Monfalcone, 2010.

MashUp, Ar.ri.vi. – Archivio Ricerca Video, Milano, 2010.

HaVE A LoOk! HAve a LOok! HaVE A LoOk!, FormContent, Londra, 2010.

Gemine Muse, Palazzo Mincuzzi, Bari, 2010.

Persona in meno (Person in less), Palazzo Re Rebaudengo, Guarene d’Alba, Torino, e Palazzo Ducale, Genova, 2010.

Videoprogetto Roma – Birmingham, 26CC, Rome, Grand Union, Birmingham (England)
Lo Spazio Bianco, 26CC, Roma, 2010.

Intermission, CAC Vilnius–Survival Kit Festival, Riga (Lettonia), 2011.

I eat fish although I don’t eat fish – performance i.c.w. Audrey Cottin, Jeu de Paume, Parigi, 2011.

Volcano Extravaganza, Fiorucci Art Trust, Stromboli, 2011.

A Ruota Libera, MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma, 2011.

Agora Não (Not Yet), The Barbershop, Lisbona, 2011.

Documenta(13), Karlsaue and Museum Fridericianum, Kassel (Germania), 2012.

Io, tu, lui, lei. Una mostra eterosessuale, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, 2012.

House of Voltaire, Studio Voltaire, Londra, 2012.

I remember it differently from you, Museon Arts Park, Mosca, 2013.

Lecture-Performance. New Artistic formats, Places, Practices and Behaviours, MUSAC – Museo de Arte Contemporáneo de Castilla y León (Spagna), 2013.

Lecture Performance – Between Art and Academia, Overgarden Institute of Contemporary Art, Copenhagen, 2013.

Arimortis, Museo del Novecento, Milano, 2013.

Add Fire – IX Furla Art Prize, Ex Ospedale degli Innocenti, Bologna, 2013.

Open Museum Open City, MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma, 2014.

Double Vision, Whitechapel Gallery, Londra, 2014.

When Elephants come marching in, De Appel Arts Centre, Amsterdam, 2014.

The Yellow Side of Sociality. Italian Artists in Europe, Bozar Centre for Fine Arts, Bruxelles, 2014.

Due o tre cose che so di lei, Teatro delle Esposizioni #5 – Villa Medici, Roma, 2014.

Italy in SongEun: We Have Never Been Modern, SongEun ArtSpace, Seul, 2014.

‘Semiotics of the Kitchen’, What Happened After, Stigter Van Doesburg, Amsterdam, 2014.

PER/FORM, How To Do Things With [Out] Words, CA2M – Centro d’Arte Dos de Mayo, Madrid, 2014.

Lezioni d’Italiano, Fiorucci Art Trust, Londra, 2014.

PUNK. Its traces in contemporary art, CA2M – Centro de Arte Dos de Mayo, Madrid, 2015.

Mychorial Theatre Open House, Villa Kadenowka, Rabka (Polonia), 2015.

PER4M, Artissima, Torino, 2015.

Secret Agent, Cable Factory, Helsinki, 2015.

Nascent States, Waterside Contemporary, Londra, 2015.

Growing Roots – 15 anni del Premio Furla, Palazzo Reale, Milano, 2015.

DZ Hosts the Violet Crab – Nights of Cabaret at DRAF, DRAF – David Roberts Art Foundation, Londra, 2015.

A Rose has Teeth in the Mouth of a Beast, Palazzo Gallery, Brescia, 2015.

CONTOUR 7 – Biennial of Moving Image, Mechelen (Belgio), 2015.

PUNK. Its traces in contemporary art, ARTIUM Museum, Vitoria-Gasteiz (Spagna), 2015.

Towards the Object, Muzej Moderne I Suvremene Umjetnosti, Rijeka (Croazia), 2015.

Believe not every spirit, but try the spirits, MUMA – Monash University Museum of Art, Caulfield, Victoria (Australia), 2015.

Primavera 5, Gallerie Papillon – Dena Foundation, Parigi, 2016.

PUNK. Its traces in contemporary art, Chopo University Museum, Cuauhtémoc (Messico), 2016.

Mychorial Theatre, Pivot, São Paulo (Brasile), 2016.

Survival Kit 8, Latvian Centre for Contemporary Art, Riga (Lettonia) , 2016.

XVI Quadriennale d’Arte, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2016.

A Mystical Staircase, 63rd – 77th steps, Bari, 2016.

Prediction, Mendes Wood DM, São Paulo (Brasile), 2016.

PUNK. Its traces in contemporary art, MACBA, Barcellona, 2016.

VII VAF Foundation Award – Current positions of Italian Art, Kunstsammlungen Chemnitz (Germany), 2016.

VII VAF Foundation Award – Current positions of Italian Art, Stadtgalerie Kiel, Kiel (Germany) , 2016.

II VAF Foundation Award – Current positions of Italian Art, MACRO, Roma, 2016.

I served the King of England, Delfina Foundation, Londra, 2016.

The Ritual Box II, La Rambleta, Valencia, 2016.

Arte Fiera 40. Storia Di Una Collezione, MAMbo – Bologna Modern Art Gallery, Bologna, 2016.

Summer Hang, Tatjana Pieters Nieuwevaart, Gent (Belgio), 2017.

To Repel Ghosts, Guido Costa Projects, Torino, 2017.

Corpo a corpo | Body to body, National Gallery of Modern and Contemporary Art, Roma, 2017.

Other Oracles, Horse and Pony Fine Arts, Berlino, 2017.

Ghosts: Memory Desire Power and Loss, Rossmut Gallery, Roma, 2017.

M/A\G/M\A, National Gallery of Art, Vilnius (Lithuania), 2017.

A SOMBRA DA CRUZ, CASA W, Porto Alegre (Brasile), 2017.

School of Pain. Art in General International, New York, 2018.

General Rehearsal, Moscow Museum of Modern Art (MMOMA), 2018.

M/A\G/M\A, Istituto Centrale per la Grafica, Roma, 2018.

Né altra Né questa (Neither Nor), Padiglione Italia, 58. Esposizione Internazionale d’Arte, Biennale di Venezia, 2019.

Still I Rise Feminisms, Gender, Resistance. Nottingham Contemporary, Nottingham (UK), 2019.

Doing Deculturalization, Museion, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Bolzano, 2019.

Our Friend, Valerie Solanas, Signal, Malmö, 2019.

Pouring Into An Array Of Characters, Galerie im Turm (Berlino), 2019.

Spring Open Studios, International Studio & Curatorial Program, New York, 2019.

On Conference, Galeria Rosa Santos, Valencia, 2019.

Oro d’Italia, Casoli De Luca Gallery, Roma, 2019.

Not Without My Ghosts: The Artist As Medium, Drawing Room, Londra, 2020.

 

Letture e Simposi

Lecture – Park Schoenfeld Academy, documenta(13), Kassel (Germany), 2012.

Workshop – Studio d(13) für Kids und Teens, documenta(13), Kassel (Germany), 2012.

Lecture – Doing Research, EARN (European Artistic Research Network), Ständehaus, Kassel (Germany), 2012.

Lecture – Carla Lonzi: critique d’art et féministe, Maison Rouge, Parigi, 2013.

Lecture – Moskow School of Gender Studies, MUZEON, Mosca, 2013.

Lecture – IUAV, class of Milovan Farronato, Treviso, 2013.

Panel discussion – New Narrative for Europe. General Assembly on Forms of Imagination and Thinking for Europe, Varsavia, 2013.

Panel discussion – New Narrative for Europe. General Assembly on Forms of Imagination and Thinking for Europe, Milano, 2013.

Lecture – Kunsthochschule Mainz, class of Andrea Buettner, Mainz (Germania), 2013.

Lecture – Art in the City, Arnolfini, Bristol (England), 2013.

Lecture, Moscow Gender School – Museon Arts Park, Mosca, 2014.

Lecture – Studium Generale, Rietveld Academie, Amsterdam, 2014.

Project tutor and lecture, Dutch Art Institute, Arnhem (Holland), 2014.

Project tutor and lecture, Fine Arts Academy, Bari, 2014.

Final discussion – New Narrative for Europe. General Assembly on Forms of Imagination and Thinking for Europe, Berlino, 2014.

Panel discussion – The European Union: Eutopia or Dystopia for Egalitarians?, Contour 7, Mechelen (Belgio), 2015.

Lecture (with Micki Pellerano) – Mychorial Theatre Open House, Villa Kadenowka, Rabka (Polonia), 2015.

Lecture, Complutense University of Madrid, Madrid, 2015.

Project tutor, Dutch Art Institute, Arnhem (Olanda), 2015.

Lecture, Latvian Centre for Contemporary Art, Riga (Lettonia), 2016.

Lecture – Reverse Everything, ZhDK, Zurich (Svizzera), 2016.

Panel discussion – Building Bridges: Curatorial Education and Professional Paths,
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2016.

Altri Progetti e Collaborazioni

Shut Up, Actually Talk, a radical feminist freak show for Carol Rama’s exhibition,
Nottingham Contemporary, Nottingham (England), 2014.

V. C.

FONTI BIOGRAFICHE, SITI WEB E VIDEO

Addio all’artista 39enne Chiara Fumai: da Bari a New York, era conosciuta in tutto il mondo, Antonella Marino, Repubblica, 17 agosto 2017.

Chiara Fumai e le altre femmine insolenti, Valentina Brschi, Il Foglio, 23 agosto 2021.

Chiara Fumai, la ‘performer’ feminista poseída por los espíritus, Silvia Hernando, El Paìs – Babelia, 09 febbraio 2022.

Documenta 13: conversazione con Chiara Fumai, Antonella Marino, Premio Lum per l’arte contemporanea

Intervista a Chiara Fumai, Domenico Carelli, Info Oggi, 22 febbraio 2015.

La storia di Chiara Fumai, artista ribelle che ci ha raccontato il femminismo nell’arte con libertà e anarchia, Daniela Ambrosio, Elle, 31 maggio 2021.

La vera storia fittizia di Nico, ex cantante, Olga Gambari, Repubblica, 30 novembre 2017.

Morta a 39 anni l’artista Chiara Fumai. Tragedia per l’arte italiana, Artribune, 16 agosto 2017.

Poems I Will Never Release: Chiara Fumai 2007-2017, a cura di Francesco Urbano Ragazzi, Mulovan Farronato e Andrea Bellini, Nero Editions, Roma 2021.

Ricordando Chiara Fumai, Vanity Fair, 9 marzo 2021.

www.chiarafumai.com

it.wikipedia.org/wiki/Chiara_Fumai

iperarte.net/ledonnedellarte/chiara-fumai/

www.comune.bari.it/-/omaggio-a-chiara-fumai

www.guidocostaprojects.com/it/mostre-e-artisti/194-chiara-fumai/462-nico-fumai-being-remixed.html

www.unadonnalgiorno.it/chiara-fumai/

Incontro pesso l’Overgarden Institut for Samtidskunst di Copenaghen 7-9 giugno 2013), Chiara Fumai presents Nico Fumai: www.youtube.com/watch?v=4LIDtzVR-OM

Chiara Fumai, vincitrice del Furla Art Award 2013: https://www.youtube.com/watch?v=ZxGL-CXmNds

Chiara Fumai, Der Hexenhammer, Museion – museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano, 2015: https://www.youtube.com/watch?v=qDoB7Lb2OlI

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