FRANCINI ELEONORA

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FRANCINI ELEONORA

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Sesto Fiorentino 1904 – Firenze 1984

La signora della botanica pugliese

Era una raffinata signora fiorentina, la docente di Botanica della Facoltà di Scienze dell’Ateneo barese, negli anni Quaranta e Cinquanta. Eleonora Francini era infatti nata a Sesto Fiorentino, il 14 luglio 1904. Formatasi a Firenze, alla scuola di Giovanni Negri (1877-1960) e del pugliese Enrico Carano, con cui, nel 1926, si era laureata, dopo un primo interesse per gli studi fitogeografici, si era subito accostata all’anatomia, all’embriologia e alla cariologia, in questo guidata dal discepolo di Carano, Alberto Chiarugi (1901-60). Nominata assistente a Firenze, quindi aiuto a Pisa, nel 1932 aveva ottenuto la libera docenza in Botanica e iniziato a insegnare Complementi di Botanica farmaceutica. Gli anni pisani, dal ’32 al ’39, si sarebbero rivelati fondamentali per la sua formazione, sia per l’indirizzo di ricerca in senso evolutivo­genetico, allora assolutamente innovativo nel panorama nazionale, sia per il metodo di lavoro, applicato tanto all’area morfocitologica quanto a quella fitogeografico-storica.
Nel 1939 giunse l’ordinariato presso la cattedra di Botanica dell’Università di Bari. Nella città adriatica Francini – nel frattempo sposatasi, in tempo di guerra, con Roberto Corti, prima professore, poi preside della Facoltà di Agraria di Firenze – sarebbe rimasta per ventidue fecondissimi anni. Nella sede barese, ancora tutta da strutturare, le sue doti di dinamica organizzatrice si espressero appieno con la fondazione, nel ’48, dell’Istituto Botanico, il quale assorbì il più piccolo preesistente Istituto di Botanica farmaceutica. Quattro anni dopo Francini passava alla Facoltà di Scienze e l’Istituto, pur restando fisicamente annesso ad Agraria, veniva acquisito dall’altra, più ampia, facoltà, permettendo il regolare svolgimento dei due insegnamenti di Botanica generale e Botanica sistematica per la Facoltà di Agraria e quello di Botanica Farmaceutica per Farmacia.
A metà degli anni Cinquanta ottenne una nuova sede per l’Istituto, nell’area dell’attuale Campus, con annesso orto botanico, fornito finalmente di un ricco erbario (Herbarium Horti Botanici Barensis, BI nell’Index Herbariorum internazionale), dedicato elettivamente alla flora pugliese e accompagnato da un buon patrimonio di libri e strumenti scientifici. All’Istituto facevano capo anche gli insegnamenti di Genetica e di Fisiologia vegetale. Dotata di forte senso pratico, dal ‘56 al ’61 Francini fu per due trienni preside della Facoltà di Scienze. Sensibile all’intelligenza dei giovani che la circondavano, con l’aiuto della collega e amica Albina Messeri (1904-72), suo successore nella direzione dell’orto dopo il trasferimento a Pisa, raccolse intorno a sé numerosi ricercatori pugliesi, che la coadiuvarono nelle esplorazioni del territorio e della flora pugliesi. Il rapporto tra le due botaniche fu sempre affettuoso: “La nostra non è stata una amicizia di infanzia – spiegò Francini – ma di elezione. Ci siamo trovate insieme a tante altre compagne in seconda liceo classico all’età di sedici anni. Si era nell’ottobre del 1921 e da allora la nostra amicizia è scorsa senza la minima frattura fino al gennaio 1972, quando la colse la morte”.
Studiò attentamente la flora pugliese. Descrisse tre stazioni rocciose salentine prospicienti l’Adriatico nelle quali sopravvivono, favorite da varie condizioni propizie, tre taxa endemici di Centaurea e la stazione rupestre della Montagna spaccata, vicino Gallipoli, rifugio di altre specie rare ed endemiche della Puglia. Indagò poi sulla diffusione del Pino d’Aleppo nella regione, mostrando, tra l’altro, che le pinete occupano le zone più povere di precipitazioni e che il loro sottobosco comprende un buon contingente di specie xerofile e termofile, talune, poco diffuse in Italia, provenienti dal Mediterraneo orientale o meridionale. Grazie ai numerosi dati raccolti, compì una sorta di mappatura della flora pugliese, avanzando anche ipotesi sulla sua origine.
Per Gaspare Mazzolani, “di questa linea di ricerca, ampia e organica, restano tracce sia nei numerosi lavori di allievi, sia nei suoi contributi: questi vanno dalle ricerche sulla flora del Salento a quelle embriologiche, ecologiche, evolutive ed epiontologiche sull’ecologia comparata, sul ciclo riproduttivo e sulle esigenze climatiche di Pinus halepensis Mill., di Pinus pinaster Sol. e di Pinus pinea L.; sugli aspetti evolutivi desunti dal ciclo ontogenetico nella sistematica dei generi Pinus e Quercus, sul comportamento degli ovuli dei pini in assenza di impollinazione. A questi interessi si ricollega anche l’importante lavoro sul tappeto degli ovuli delle Gimnosperme. Un altro studio coltivato a lungo, e condiviso con la Messeri, riguarda i rapporti pianta-ambiente”.
Nel 1961, in seguito alla scomparsa del maestro Chiarugi, fu chiamata a Firenze. Qui proseguì gli studi intrapresi in Puglia, associandovi due nuovi filoni di ricerca: l’uno derivante dall’applicazione dei nuovi metodi di microscopia elettronica, con cui riprendeva lo studio della megasporogenesi in Paphio­pedilum spicerianum (Rchbf) Pfitz, l’altro di storia della scienza, che le faceva tratteggiare nitidi profili biografico-scientifici di personaggi, quali il botanico Giuseppe Raddi (1770-1829) e il padre della micologia Pier Antonio Micheli (1679-1737). Nel 1976 si recò in Perù, Costarica e Messico per condurre esplorazioni connesse alle sue ricerche sugli adattamenti all’epifitismo delle Bromeliacee. Accademica dei Lincei, ricevette numerose onorificenze, come la medaglia d’oro al merito per le Scienze Botaniche. Colta da infermità nell’82, si spense a Firenze, il 14 febbraio 1984.

Francesco Paolo De Ceglia

Da Scienziati di Puglia (a cura di) Francesco Paolo de Ceglia Adda Editore, 2007 pag. 508-510

Cenni bibliografici

Letteratura primaria:

Ecologia comparata di Pinus halepensis Mill., Pinus pinaster Sol. e Pinus pinea L. sulla base del comportamento del gametofito femminile, «Annali dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali», VII (1958), pp. 107-72.
Aspetti della vegetazione pugliese e contingente paleogenico meridionale della Puglia, «Annali del­l’Accademia Italiana di Scienze Forestali», XV (1966), pp.137-96.
[con A. Fiordi Cecchi] Caratterizzazione ultrastrutturale del citoplasma della cellula della diade funzionante nell’ovulo di Paphiopedilum spicerianum Pfitz, «Giornale botanico italiano», LXXIII (1966), pp. 83 e segg.
Andamento della temperatura diurna e annuale in un tronco di Quercus suber L., «Annali dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali», XVI (1967), pp. 253-93.
Epifitismo ed evoluzione, «Simposi dell’Accademia Nazionale dei Lincei», LVII (1981), pp.123-84.

Letteratura secondaria:

D’Amato F., Eleonora Francini Corti, «Rendiconti dell’Accademia Nazionale dei Lincei», Classe di scienze fisiche, matematiche e naturali, LXXVIII (1985), pp. 61-71.
Mazzolani G., Francini, Eleonora, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1998, L, pp. 144-46.

FRANCINI, Eleonora

di Gaspare Mazzolani – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 50 (1998)

https://www.treccani.it/enciclopedia/eleonora-francini_%28Dizionario-Biografico%29/..

FRANCINI, Eleonora. – Nacque a Sesto Fiorentino il 14 luglio 1904 da Enrico e da Vittoria Marinai. Studiò presso l’università di Firenze, dove ebbe professori G. Negri ed E. Carano, sotto la cui guida si laureò nel 1926 in scienze naturali con una tesi di argomento embriologico.
Dal Negri la F. fu iniziata agli studi fitogeografici, ma i suoi interessi maggiori furono per l’anatomia, l’embriologia e la cariologia, discipline che affrontò in collaborazione con A. Chiarugi. Nel 1932 conseguì la libera docenza in botanica e venne nominata aiuto alla cattedra di botanica dell’università di Pisa, della quale era da poco titolare lo stesso Chiarugi. Gli anni pisani (1932-39), e la precedente frequentazione col Carano e col Negri, furono essenziali alla impostazione scientifica della F., sia per l’indirizzo culturale in senso evolutivo-genetico, allora assolutamente nuovo, sia per il metodo di lavoro, applicato tanto all’area morfocitologica, che a quella fitogeografico-storica.
Tra le ricerche del periodo fiorentino è particolarmente importante quella, svolta in collaborazione col Chiarugi (Apomissia in Ochna serrulata Wolp., in Nuovo Giorn. di botanica italiana, XXXVII [1930], pp. 1-250), sulla apomissia in Ochna serrulata Wolp., specie apomittica, che è allo stesso tempo autopoliploide (cioè non derivata da incroci ma da fattori diversi) e allopoliploide, nella quale ricorrono, anche sullo stesso individuo, sporogenesi normale, aposporia goniale, aposporia somatica ed embrionia avventizia. In questo lavoro monumentale, assai curato ed esaustivo, sono inserite speculazioni teoriche, indicative dell’attenzione agli aspetti genetico-evolutivi delle ricerche. Del pari notevoli sono i lavori, più strettamente cario-embriologici, sul gen. Cypripedium e specialmente sul gen. Paphiopedilum, nel quale si riscontrano variabilità cromosomica nello stesso individuo e gameti con corredi cromosomici diversi rispetto alle cellule madri.
Al periodo pisano appartengono anche studi di carattere fitogeografico, tra cui varie note sulla vegetazione dei dintorni di Firenze e dell’Etruria marittima, che aprirono una serie di contributi di altri studiosi fiorentini; la monografia sulla vegetazione del laghetto di Sibolla (Ricerche sulla vegetazione dell’Etruria marittima, II, La vegetazione del laghetto di Sibolla, ibid., XLIII [1936], pp. 62-130), che comprende specie articoboreali e atlantiche; i lavori sulla vegetazione di Monte Ceceri, sul significato ecologico e fitogeografico di Periploca graeca L. sul litorale toscano e sull’indigenato di Periploca graeca L. dal punto di vista storico (Ricerche sulla vegetazione dell’Etruria marittima, IV, Ecologia e significato della Periploca graeca L. sul litorale toscano, ibid., pp. 167-198, in collab. con R. Pardi Riccadonna).
Vinto il concorso a cattedra, la F. fu chiamata per l’anno accademico 1939-40 all’insegnamento di botanica generale nella facoltà di agraria dell’università di Bari. In questo ateneo doveva essere organizzato ex novo un istituto, in quanto, dopo una fugace presenza di V. Rivera, poi trasferito alla cattedra di patologia vegetale dell’università di Perugia, la cattedra di Bari era rimasta per diversi anni priva di titolare.
A Bari la F. rimase per ventidue anni, svolgendo un’intensa attività didattica, scientifica e organizzativa, creando, quasi dal nulla, un istituto attivo e funzionale, che gradualmente divenne un punto di riferimento per molti studiosi. Trascorso il periodo della guerra 1940-45 (durante il quale, nel 1942, si unì in matrimonio con Roberto Corti, poi professore nella facoltà di agraria di Firenze, alle Cascine), la F. ottenne nel 1948 dalla facoltà di agraria di Bari i locali per l’istituto botanico, che assorbì il piccolo preesistente istituto di botanica farmaceutica. Quattro anni dopo passava alla facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali e l’istituto, pur restando fisicamente annesso alla facoltà di agraria, era acquisito a quella di scienze, con il compito di assicurare i due insegnamenti – botanica generale e botanica sistematica – della facoltà di agraria e quello di botanica farmaceutica per la facoltà di farmacia. Nel 1957, infine, la F. realizzò una nuova più ampia sede dell’istituto con annesso orto botanico, fornito di un notevole erbario, dedicato prevalentemente alla flora pugliese, di un buon patrimonio librario e di adeguate attrezzature; a questo istituto facevano capo anche gli insegnamenti di genetica e di fisiologia vegetale. Nel frattempo non trascurava l’attività di ricerca.
Con l’aiuto e la collaborazione della botanica Albina Messeri, raccolse intorno al suo istituto uno stuolo di studiosi della regione, in parte soci della sezione pugliese della Società botanica italiana, buoni conoscitori della flora e della vegetazione della Puglia. Con essi promosse molte esplorazioni in quel territorio dirette a studiarne la ricca problematica e i vari aspetti di interesse fitogeografico con l’intento di identificare e conoscere i consorzi vegetali residui della vegetazione spontanea, la flora infestante delle colture agrarie, la flora dei margini stradali e quella avventizia.
Di questa linea di ricerca, ampia e organica, restano tracce sia nei numerosi lavori di allievi, sia nei suoi contributi: questi vanno dalle ricerche sulla flora del Salento a quelle embriologiche, ecologiche, evolutive ed epiontologiche sull’ecologia comparata, sul ciclo riproduttivo e sulle esigenze climatiche di Pinus halepensis Mill., di Pinus pinaster Sol. e di Pinus pinea L.; sugli aspetti evolutivi desunti dal ciclo ontogenetico nella sistematica dei generi Pinus e Quercus, sul comportamento degli ovuli dei pini in assenza di impollinazione. A questi interessi si ricollega anche l’importante lavoro sul tappeto degli ovuli delle Gimnosperme.
Un altro studio coltivato a lungo, e condiviso con la Messeri, riguarda i rapporti pianta-ambiente nei loro effetti sui ritmi di accrescimento, apertura delle gemme e ritmo dell’attività cambiale insieme con quello sulla vegetazione dell’isola di Marettimo nell’arcipelago delle Egadi (L’isola di Marettimo dell’arcipelago delle Egadi e la sua vegetazione, in Webbia, XI [1956], pp. 607-846, in collab. con A. Messeri). Intensa fu anche la partecipazione della F. alla vita accademica: dal 1956 al 1961 fu per due trienni preside della facoltà di scienze dell’università di Bari, e per un biennio membro del Consiglio di amministrazione dell’ateneo.
Nel 1961, in seguito alla scomparsa del Chiarugi, fu chiamata a ricoprire la cattedra di botanica nella facoltà di scienze dell’università di Firenze. Qui la F. seppe agevolmente inserirsi nell’attività didattica, scientifica e accademica, profondendo tutto il suo impegno nella direzione dell’istituto, dotato di una biblioteca assai ricca, di un erbario imponente, dei laboratori del fitotrone (ambienti climatizzati) e di microscopia elettronica, e sede di due autorevoli periodici, le riviste scientifiche Webbia e Caryologia.
A Firenze la F. continuò o riprese alcune ricerche impostate a Bari, e diverse memorie sono legate alle esperienze pugliesi (come, ad esempio, l’aspetto della vegetazione pugliese e il contingente paleogenico meridionale nella Puglia; i problemi della fitogeografia della Puglia; i temi fondamentali della conservazione floristica e della vegetazione in Puglia); ma operò anche nei nuovi campi della microscopia elettronica, riprendendo lo studio della megasporogenesi in Paphiopedilum spicerianum (Rchb.f) Pfitz. Dette anche un suo contributo alla storia della scienza, con le biografie di G. Raddi e A. Micheli, il padre della micologia, con gli articoli su una rara collezione di funghi modellati in cera da L. Calamai e sulle piante medicinali messicane del cosiddetto “Codice fiorentino” (in realtà tre codici Palatini della Biblioteca Laurenziana di Firenze), che è parte della Historia general de las cosas de Nueva España di Bernardino de Sahagun.
In questo periodo si occupò particolarmente degli adattamenti all’epifitismo delle Bromeliacee, specialmente quelle del gen. Tillandsia. Queste ricerche, che si valevano di materiali raccolti dalle spedizioni nell’America centrale patrocinate dall’Accademia dei Lincei, una delle quali fu direttamente organizzata dalla F. stessa, furono in seguito continuate da diversi allievi fiorentini e da studiosi di altre sedi. I dati raccolti direttamente da lei durante l’esplorazione del 1976 in Perù, Costarica e Messico, o derivati dalle ricerche morfologiche e istoanatomiche condotte in laboratorio, si riferivano alle Tillandsia del tipo “epifite atmosferiche con peli assorbenti” e concernevano la probabile simbiosi con microorganismi ospitati nel tegumento dell’ovulo e del seme, e nella parte ovarica, l’ontogenesi del seme, la formazione di strutture speciali come la codetta e il tubo germinale. Essi furono ampiamente esposti in un seminario su “Epifitismo ed evoluzione” tenuto all’Accademia dei Lincei nel 1981.
Poco dopo, nel 1982, la F. fu colta dalla infermità che doveva condurla alla morte, il 14 febbr. 1984, a Firenze.
La F. nel 1955 era stata eletta socio corrispondente dell’Accademia nazionale dei Lincei e socio nazionale nel 1971. Faceva parte della International Society of plant morphologists, dell’Accademia pugliese delle scienze, dell’Accademia italiana di scienze forestali, dell’Accademia toscana di scienze e lettere La Colombaria; era stata insignita della medaglia d’oro dei benemeriti della cultura, della scienza e dell’arte e della medaglia d’oro dell’International Columbus Association per le scienze botaniche.
Oltre a quelle citate nel testo, si ricordano qui le seguenti pubblicazioni: Embriologia di Cinanchum acutum L., in Nuovo Giorn. botan. ital., XXXIV (1927), pp. 381-395; Embriologia del gen. Stapelia, ibid., pp. 403-408; Fenomeni di aposporia somatica, aposporia goniale e di embrionia avventizia in Ochna multiflora. Nota preliminare, in Rend. dell’Acc. naz. dei Lincei, cl. di scienze fisiche, matem. e naturali, s. 6, VIII (1928), pp. 92-95; Il comportamento del nucleolo di Paphiospedilum (Rchb.f.) Pfitz. di fronte a fissatori di tipo diverso, ibid., pp. 773-784; Presenza di sostanza cromotropa nel citoplasma di Equisetum ramosissimum Desf., ibid., XLVII (1940), p. 451; Il valore scientifico e pratico dei poliploidi, in Annali della Facoltà di agraria di Bari, II (1940), pp. 55-57; La struttura dell’apice del rizoma in confronto alla struttura dell’apice del fusto aereo di Equislotum ramosissimum Desf., in Nuovo Giorn. botan. ital., XLIX (1942), pp. 337-357; Ibridazione interspecifica nel gen. Paphiopedilum. Cariologia di P. spicerianum Pfitz. e di P.x Lathanianum, ibid., LII (1945), pp. 21-29; Ecologia comparata di Pinus halepensis Mill., Pinus pinaster Sol. e Pinus pinea L. sulla base del comportamento del gametofito femminile, in Annali dell’Acc. ital. di scienze forest., VII (1958), pp. 107-172; Sulla ristampa della Nuova Flora analitica di A. Fiori, in Nuovo Giorn. botan. ital., LXVII (1960), pp. 598 s.; Primi dati sull’andamento stagionale delle temperature del tronco di olivo, ibid., LXXI (1964), pp. 280-290 (in coll. con F. Macchia e A. Messeri); Aspetti della vegetazione pugliese e contingente paleogenico meridionale della Puglia, in Annali dell’Acc. ital. di scienze forestali, XV (1966), pp. 137-193; Caratterizzazione ultrastrutturale del citoplasma della cellula della diade funzionante nell’ovulo di Paphiopedilum spicerianum Pfitz., in Giorn. botan. ital., LXXIII (1966), pp. 83 s. (in coll. con A. Fiordi Cecchi); Andamento della temperatura diurna e annuale in un tronco di Quercus suber L., in Annali dell’Acc. ital. di scienze forest., XVI (1967), pp. 253-293; Importanza dell’ambiente roccioso per la salvaguardia delle specie rare dell’isola di Marettimo, in Atti della Soc. ital. per il progr. delle scienze, II, Siena 1968, pp. 673-678; Pinus pinea non è una specie mediterranea dal punto di vista epiontologico, in Arch. bot. biogeogr. ital., XLV (1969), pp. 250-258; A. Messeri (1904-1972), in Informatore botan. ital., V (1973), pp. 40-53; G. Raddi (1770-1829), in Atti dell’Acc. naz. dei XL, s. 5, I-III (1975-76), pp. 157-169; A proposito di una collezione di funghi modellati in cera da L. Calamai, in Atti del I Congr. di ceroplastica, Firenze 1975, Firenze 1977, pp. 311-403 (in coll. con R. Bavazzano); Le piante medicinali del Codice fiorentino, in Ist. italiano-latino-americano, Roma 1979, pp. 47-68; P.A. Micheli padre della micologia, in Informatore botan. ital., XII (1980), pp. 88-92; Epifitismo ed evoluzione, in Simp. dell’Acc. naz. dei Lincei, LVII (1981), pp. 123-184.
Fonti e Bibl.: Necr. in Informatore botanico italiano, XVI (1984), pp. 5-13, 137-141; Rend. dell’Acc. naz. dei Lincei, cl. di scienze fisiche, matem. e naturali, LXXVIII (1985), pp. 61-71.

http://www.retemuseiuniversitari.unimore.it/site/home/storie/eleonora-francini/articolo160024961.html

Eleonora Francini

Itinerario a cura dell’UNIVERSITÀ DI BARI

Biografia

Eleonora Francini nasce a Sesto Fiorentino nel 1904. Studia presso l’Università di Firenze, allieva dei professori Giovanni Negri ed Enrico Carano, con i quali si laurea in Scienze Naturali nel 1926. Negli anni successivi frequenta l’Istituto Botanico di Firenze ed ha come maestri illustri botanici come Alberto Chiarugi e Giovanni Negri.
Nel 1932, viene nominata aiuto alla cattedra di Botanica dell’Università di Pisa, dove rimane sino al 1939, anno in cui, in seguito a concorso, viene chiamata a coprire la Cattedra di Botanica presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bari.
Nell’anno accademico 1940-1941, assume la direzione dell’Istituto di Botanica ed inizia un periodo particolarmente fecondo per la Botanica barese. Sin dal primo momento il suo impegno sarà rivolto a dare una nuova e moderna sede all’Istituto. Dalle originarie tre stanze dell’Istituto di Botanica Farmaceutica, otterrà nel 1955 l’attuale sede che arricchirà con l’Orto Botanico, l’Erbario e la Biblioteca.

Va sottolineato l’impegno che ha profuso per realizzare l’Erbario. Il notevole patrimonio di campioni attualmente presenti nell’erbario, infatti, si deve in buona parte proprio all’intensa attività di ricerca floristico-vegetazionale condotta dalla prof.ssa Francini, dai suoi allievi e dal nutrito scambio di exsiccata con istituzioni scientifiche straniere. Doterà inoltre l’Istituto di nuovi strumenti per la ricerca.
Dal 1955/56 al 1960/61 è Preside della Facoltà di Scienze e per un biennio farà parte del Consiglio di Amministrazione dell’Università. Nel 1961 si trasferisce all’Università di Firenze dove assume la direzione dell’Istituto e Orto Botanico, dell’Erbario Centrale sino al 1974, anno in cui lasciò l’insegnamento.

Negli anni 60’ dirige le riviste Caryologia e Webbia.

Nel 1960 ottiene la Medaglia d’oro dei Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte, mentre nel 1973 la Medaglia d’oro al merito per le Scienze Botaniche conferitale dall’ International Columbus Association .
Dal 1955 al 1971 è stata socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei e nel 1971 viene eletta Socio Nazionale. È stata, inoltre, Socio della Società Botanica Italiana, dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, dell’Accademia “La Colombaria”, dell’Accademia Pugliese delle Scienze.
L’attività di ricerca fu ampia ed articolata, ma i contributi più significativi riguardarono la citologia, l’embriologia, la floristica e la fitogeografia. Particolarmente nota è la ricerca, definita monumentale, sull’apomissia in Ochna serrulata che per l’epoca rappresentò un classico per gli studi sui fenomeni apomittici nelle piante. Così come furono rilevanti i lavori sull’embriologia e cariologia di alcune specie di Paphiopedilum e sulla sessualità di Ceratonia siliqua.
Il 14 febbraio 1984, muore a Firenze.

Asse del tempo

1904 nasce a Sesto Fiorentino
1926 laurea in Scienze Naturali presso l’Università di Firenze
1932 consegue la libera docenza in botanica e viene nominata aiuto alla cattedra di botanica dell’università di Pisa
1939 ottiene la Cattedra di Botanica presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bari
1940-1941 assume la direzione dell’Istituto di Botanica di Bari
1955-1956 è nominata Preside della Facoltà di Scienze di Bari
1955-1971 è socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei
Anni ‘60 dirige le riviste “Caryologia” e “Webbia”
1960 riceve la Medaglia d’oro dei Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte
1961 si trasferì all’Università di Firenze dove assunse la direzione dell’Istituto e Orto Botanico, dell’Erbario Centrale sino al 1974
1971 è eletta Socio Nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei
1973 riceve la Medaglia d’oro al merito per le Scienze Botaniche conferitale dalla International Columbus Association
1974 lascia l’insegnamento
1976 esplorazioni in Perù, Costarica e Messico
14 febbraio 1984 muore a Firenze

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