PICINNI GENNARO

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PICINNI GENNARO

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Bari, 20 luglio 1933 – Bari, 30 agosto 2022

Pittore di fama nazionale, vinse il 1° Premio alla terza Biennale Internazionale del Mediterraneo di Alessandria d’Egitto; alcuni suoi quadri a soggetto religioso sono entrati nelle bacheche dei Musei Vaticani.

Pittore contemporaneo tra i più apprezzati a livello nazionale, iniziò la sua carriera artistica nel 1950 ed il suo esordio fu caratterizzato da uno stile astratto che abbandonò a metà degli anni Cinquanta, quando entrò a far parte dei ‘pittori del Naviglio’ a Milano, assieme Crippa, Fontana, Giani, Peverelli, Scanavino, Sottsass ed altri.

La sua cifra stilistica è fatta di colori puri e materici assiemati su un impianto grafico di derivazione fiamminga, che lo ha reso riconoscibile nell’intero panorama artistico italiano e che gli è valso il soprannome di Fiammingo delle Puglie.

All’apice della sua carriera, avendo sovente sviluppato nella sua pittura temi a carattere religioso, alcuni suoi dipinti fanno parte del patrimonio artistico dei Musei Vaticani, esposti nella sezione di arte moderna dell’Appartamento Borgia.

Le opere di Gennaro Picinni eseguite tra il 1950-1955 rappresentano la metafora di tale ‘destino’, che si fa poi ‘progetto’ trasformativo della realtà. Il riferimento ad Argan non è casuale. In un epoca che pericolosamente scivola verso il post-organico e l’omologazione del pensiero, forse l’unica speranza dell’umanità si inscrive nella riproposizione assidua e costante di sentieri lungo i quali possano svilupparsi la creatività e la libertà.

L’astrattismo in parte scaturisce dalle istanze simboliste, dalle scomposizioni cubiste, dall’attenzione alla realtà interiore dell’essere umano, ai suoi paesaggi intimi e sconosciuti. Il mondo esterno sembra derealizzarsi e le forme si destrutturano: un ritorno al passato, all’infanzia del mondo, alla ricerca del proprio sé smarrito nella specularità labirintica della cosiddetta realtà esterna. Il dipinto diviene lo specchio dell’anima, che tende quasi a disincarnarsi mentre rivolge lo sguardo all’eternità.

A partire dagli anni Cinquanta Picinni dette grande impulso alla propria vena artistica, partecipando a diverse competizioni a livello provinciale che accrebbero la sua fama di pittore.

Nei primi anni di attività si dedicò alla realizzazione di opere dai toni surrealistici e astrattistici.

Nel 1959 vinse il 1º Premio alla terza Biennale Internazionale del Mediterraneo di Alessandria d’Egitto.

Per tutti gli anni Sessanta e anni Settanta instancabile percorse la strada del successo.

https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/cultura-e-spettacoli/1356029/bari-a-89-anni-muore-il-pittore-gennaro-picinni-era-il-fiammingo-delle-puglie.html

 

LUTTO NEL MONDO DELL’ARTE

Bari, a 89 anni muore il pittore Gennaro Picinni, era il «fiammingo delle Puglie»

 

Il cordoglio del sindaco Decaro: «Oggi perdiamo un artista originale e prolifico, capace di reinventare con la sua sensibilità luoghi e soggetti per noi familiari».

31 Agosto 2022 Redazione online

È morto ad 89 anni il pittore barese Gennaro Picinni. Era nato a Bari il 20 luglio del 1933 e dopo un esordio astrattista negli anni ’50 entrò a far parte dei ‘pittori del Naviglio’ a Milano, assieme Crippa, Fontana ed altri. La sua cifra stilistica acquisita negli anni gli è valsa il soprannome di ‘Fiammingo delle Puglie’. Alcuni dei suoi dipinti a tema religioso fanno parte del patrimonio artistico dei Musei Vaticani.

«Bari piange la scomparsa di un suo figlio illustre, il maestro Gennaro Picinni, artista amatissimo nella sua terra, apprezzato anche a livello nazionale e internazionale. La sua feconda carriera artistica, sbocciata nel 1950 all’interno de «I pittori del Naviglio», un gruppo di creativi affascinati dall’astrattismo come interpretazione della complessità del reale, ci ha donato nel tempo opere immaginifiche e potenti, realizzate con una originale combinazione di forme, colori e linee». Lo afferma in una nota il sindaco di Bari, Antonio Decaro, appresa la notizia della scomparsa del pittore barese.

«Profondamente legato alla sua città – aggiunge – il maestro ha donato al Comune di Bari due medaglioni che ricordano il bicentenario della fondazione della Bari moderna, ed è dello scorso mese di luglio la delibera con la quale la giunta ha accettato un ulteriore dono dell’artista, la tela ‘Murat Avatar’, che a breve sarà esposta nelle sale di Palazzo di Città».

«Al talento di Picinni dobbiamo anche diversi quadri che celebrano il Teatro Petruzzelli e la decorazione di alcune delle porte dell’Arena della Vittoria in occasione dei Giochi del Mediterraneo del 1997, quando – prosegue Decaro – l’artista condivise l’idea dell’amministrazione comunale di impreziosire uno degli impianti sportivi simbolo della città». «Oggi perdiamo un artista originale e prolifico – conclude – capace di reinventare con la sua sensibilità luoghi e soggetti per noi familiari, rendendoli unici. A sua moglie e ai suoi familiari giunga l’abbraccio affettuoso della città».

PICINNI GENNARO

 

BARI SVELATA bellezze nascoste o poco conosciute ADDA EDITORE

articolo “Le Porte mediterranee” dell’Arena della Vittorìa di Gennaro Picinni

 

Quando Michele Buquicchio mi telefonò per illustrarmi il tema del suo prossimo libro e mi parlò dei “Giochi del Mediterraneo” (1997) e relative opere d’arte ad essi ispirate, pensai che avrei potuto limitarmi alla “Porta Bari” da me dipinta allo Stadio della Vittoria.

Cercai invano di eludere la richiesta di Michele di recensire il resto delle porte dipinte da artisti italiani e stranieri sia pur dell’area del Mediterraneo. Non ho mai fatto il critico d’arte ma, pur di accontentare il curatore del libro, cercherò di segnalare quelle opere che ritengo degne di maggior nota rispetto al totale delle 20 porte più o Meno sopravvissute alle intemperie.

Tra tutte credo di poter segnalare quella dell’artista greco Julianos Kattinis, nato a Damasco nel 1934 e romano di adozione. Nella sua opera traspare il vissuto cosmopolita con influenze di realtà arcaiche proprie dell’arte sumera, assiro-babilonese, etrusca e greco-romana, Notevoli anche il suo gusto cromatico e la perizia della tecnica pittorica che rendono la sua porta piacevole come forma e contenuti.

Ancora, tra le altre, quella dell’artista algerino Zoubir Hellal Mahamoud, nato nel 1952 a Sidi Bel Abbés, che vanta studi parigini ed è molto attivo nel suo paese così come in Francia. La sua porta, dai toni verde e oro, inquadra un minareto simbolo della religiosità islamica, contornata da ricchi e delicati fregi propri dell’abilità dell’artista come decoratore. La particolarità di tale pregevole composizione è data da una possibile occulta lettura antropomorfiche fa intravedere nella porta i tratti di un volto enigmatico e misterioso. Mario Coleiro, autore della porta Malta, di vibranti colori, caratterizza con un racconto immaginifico e surreale le particolarità della sua isola, dall’antichissimo passato preistorico a quello medievale, all’insegna della omonima croce.

Il medesimo simbolo, la Croce di Malta bianca su fondo rosso, caratterizza la porta Iugoslavia (oggi ex in seguito alle note vicende politiche) opera di Rajco Todorovic – in arte Todor – la cui opera tradisce nella potenza espressiva riflesso di una travagliata € magmatica epopea, che si manifesta attraverso la tecnica e l’uso del colore conseguente.

E ancora la porta Egitto di Esmat Dewestashi, dove attorno al simbolo magico ed esoterico della piramide proprio della tradizione egizia, si osservano quattro tra atleti e atlete a dir poco robotici simulacri della futura cibernetica. Tra questi emergono, in un gioco sottile di eleganti velature cromatiche, antichi simboli geroglifici mistici classici patterns della iconografia arabo-islamica, tra i quali fa capolino un simpatico cherubino armato di arco a bordo di una minuscola imbarcazione: il Barione simbolo nostra città. Adottato come mascotte della manifestazione sportiva e da allora sempre più usato e riconosciuto.

Infine, Rhorbal Abdelkader, artista francofono dalla notevole scuola pittorica di matrice surrealista, la cui porta Marocco rappresenta un paesaggio incantato del suo magico paese tra cielo e mare, che ricorda il porto di Essaouira -l’antica Mogador- adagiata sull’Oceano Atlantico, con sottostanti pregevoli geometrici arabeschi.

E qui concludo, senza togliere nulla al valore e l’impegno degli altri artisti che contribuirono ad abbellire lo storico “Stadio della Vittoria” ed arricchire con le loro pregevoli opere l’edizione barese dei Giochi del Mediterraneo 1997. Prima dello straripamento della cosiddetta “arte concettuale” con il traduttore a fronte. E non senza aver citato il critico d’arte e teorico parigino Maurice Denis (1870-1943) secondo il quale si deve tenere presente che un quadro – “prima di diventare un cavallo nella battaglia, una donna nuda, o la rappresentazione di un qualsiasi aneddoto, è prima di tutto una superficie piana coperta di colori assemblati in base a un determinato criterio”.

 

La porta Bari e un suo particolare: il faro

D’estate alle volte mentre nuoto fra il “Trampolino” e la Fiera del Levante mi capita di buttare l’occhio (dal veneziano butàr l’òcio) al faro di Punta S. Cataldo. Dal pelo dell’acqua, attaccati al faro si vedono dei cespugli e una casetta che secondo me è la classica “casa del guardiano”.

Tal quale una particolare veduta del faro di Portland (Maine): questa volta un po’ staccata dal faro c’è anche lì una casetta che io immagino sia quella del custode, il tutto ripensato in una notte di plenilunio. L’occasione di ritornare sul tema del “faro” me la procurò nel 1994 Antonio Spinosa quando, per annunciare “I racconti dell’estate” da me illustrati, mi chiese una immagine per la prima pagina della “Gazzetta del Mezzogiorno” che compendiasse i 9 racconti. Gira e rigira mi venne in mente una tersa e innocente mattina d’estate con due barche a secco e il faro di S. Cataldo bianco calce illuminato da un giallo “sol levante”. È ovvio che il sole aveva preso il posto delle più frequenti lune, ottemperando io questa volta al fatto che i giornali vanno in edicola di primissimo mattino, al levar del sol almeno quand’è estate.

Gennaro Picinni è nato a Bari il 20 Luglio 1933. Nel 1950 abbandona gli studi classici e, confortato dal favore del padre, si dedica completamente alla pittura. Esordisce alla terza edizione del “Premio Taranto” nello stesso anno, con un quadro astratto.

Dal ’53 al ’58 opera a Milano e Venezia nella scuderia di Carlo Cardazzo (Galleria del “Naviglio” e del “Cavallino”). Nel ’59 vince il 1° Premio alla terza Biennale Internazionale del Mediterraneo di Alessandria d’Egitto. Nel 1965 esegue un grande dipinto per la T/n “Michelangelo” e la rivista “Life” gli dedica due pagine in un servizio a colori.

Alcuni suoi dipinti compaiono nella sezione di Arte Moderna della collezione dei Musei Vaticani ubicata nell’Appartamento Borgia.

Silvano Giannelli definisce quella di Picinni «Una irruzione consapevole e autorevole oltre che focosa e prepotente nel campo della pittura italiana» mentre Fortunato Bellonzi conferma enunciando che «Picinni è un caso scoppiato all’improvviso ed accolto da una non meno improvvisa, quasi invidiabile fortuna».

http://www.leonardobasile.it/Gennaro-Picinni.html

Picinni Gennaro

Pittore contemporaneo tra i più apprezzati a livello nazionale, è nato a Bari il 20 luglio del 1933. La sua carriera artistica ha avuto inizio nel 1950 ed il suo esordio fu caratterizzato da uno stile astratto che abbandonò a metà degli anni cinquanta, quando entrò a far parte dei ‘pittori del Naviglio‘ a Milano, assieme Crippa, Fontana, Giani, Peverelli, Scanavino, Sottsass ed altri.
La sua cifra stilistica è fatta di colori puri e materici assiemati su un impianto grafico di derivazione fiamminga, che lo ha reso riconoscibile nell’intero panorama artistico italiano e che gli è valso il soprannome di Fiammingo delle Puglie.

Le immagini presentate in questa pagina, così come lo stralcio del testo critico a cura della Dott.ssa Fizzarotti, sono tratti dal catalogo della mostra “GENNARO PICINNI – Dall’astratto al figurativo. La ricerca: 1950-1955” che il Maestro tenne a Bari presso il Monastero di Santa Scolastica dal 23 Aprile al 6 Giugno 2010.

All’apice della sua carriera, avendo sovente sviluppato nella sua pittura temi a carattere religioso, alcuni suoi dipinti fanno parte del patrimonio artistico dei Musei Vaticani, esposti nella sezione di arte moderna dell’Appartamento Borgia.

L’arte è il luogo atopico di visioni, di sogni e desideri che tendono alla costruzione di un mondo in cui il pensiero creativo si consustanzi nella dimensione dell’avvento: ovvero di qualcosa che improvvisamente può cambiare il corso della storia.

Le opere di Gennaro Picinni eseguite tra il 1950-1955 rappresentano la metafora di tale ‘destino’, che si fa poi ‘progetto’ trasformativo della realtà. Il riferimento ad Argan non è casuale. In un’epoca che pericolosamente scivola verso il post-organico e l’omologazione del pensiero, forse l’unica speranza dell’umanità si inscrive nella riproposizione assidua e costante di sentieri lungo i quali possano svilupparsi la creatività e la libertà.

L’astrattismo in parte scaturisce dalle istanze simboliste, dalle scomposizioni cubiste, dall’attenzione alla realtà interiore dell’essere umano, ai suoi paesaggi intimi e sconosciuti. Il mondo esterno sembra derealizzarsi e le forme si destrutturano: un ritorno al passato, all’infanzia del mondo, alla ricerca del proprio sé smarrito nella specularità labirintica della cosiddetta realtà esterna. Il dipinto diviene lo specchio dell’anima, che tende quasi a disincarnarsi mentre rivolge lo sguardo all’eternità.

In tal senso possiamo ben comprendere le opere astratte, apparentemente trasgressive ma pregne di significato, che Picinni dipinse negli anni Cinquanta, gli anni della ricostruzione di un Paese estremamente provato dagli eventi dolorosi che avevano coinvolto il mondo. L’Artista immagina nuovi orizzonti all’interno di spazi geometrici: d’altra parte “la geometria non è la rappresentazione dello spazio ‘com’è’, ma come ‘potrebbe essere’ e quindi non aderisce più ad una ‘nozione’ ma ad una ‘immaginazione’ dello spazio” (Argan)

Gestualità e motricità dominano questi intriganti lavori, che presentano al mondo l’angoscia esistenziale dell’uomo.

Al di là dell’immagine, tra segni e colori si celano le due anime dell’Artista, l’una libera e audace, l’altra sensuale e ironica mentre affiora il suo vero volto, sgomento dinanzi agli scenari della deriva dell’identità individuale, storica e sociale. Ma l’astrattismo di Picinni, in un periodo in cui i pittori pugliesi si attestavano sul ‘figurativo’ rievocando in forma raffinata il fauvismo, l’impressionismo, i vedutisti, ci appare quale ulteriore opportunità di ricontestualizzare la ‘poetica’ che sottende la sua composita ricerca all’interno dei grandi movimenti internazionali“.

Santa Fizzarotti Selvaggi

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