DE GEMMIS GENNARO

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DE GEMMIS GENNARO

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Bari, 19 novembre 1904 – Milano, 22 marzo 1963

Barone – Cavaliere d’Onore e devozione del Sovrano Ordine di Malta – Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte.

Gennaro de Gemmis nacque a Bari, il 19 novembre del 1904, e, dalla nascita, fu destinato alla nobiltà. Ereditava il titolo di barone da suo padre, Domenico de Gemmis, il quale, come da usanza, aveva unito la sua casata con un’altra nobile famiglia della Terra di Bari: i Sylos Labini di Bitonto. La vicinanza con i notabili bitontini era dovuta alla forte amicizia tra la famiglia e il senatore del neonato Regno d’Italia Vincenzo Sylos Labini.  Ne derivò per Domenico il matrimonio con Teresa, donna di fine cultura. Per il figlio Gennaro la vita trascorse, tra infanzia e adolescenza, a Terlizzi, nell’imponente palazzo settecentesco ideato da Luigi Vanvitelli, che ancora oggi si staglia in prossimità del corso che conduce alla principale piazza cittadina. La nobiltà dei de Gemmis è attestata a partire dal XIV secolo, quando tale Tommaso de Gemmis, nel 1327, divenne feudatario di Castel Foce, negli Abruzzi. Tuttavia, la blasonata famiglia era riconosciuta patrizia sin da epoca romana: la sua gens resistette alle invasioni barbariche e nello stesso periodo si stanziò tra il napoletano e la costiera amalfitana.

Tanti i nomi di cultura, storia e incidenza civica appartenuti alla famiglia de Gemmis nel corso del tempo. Nella più vicina modernità, Nicola de Gemmis, patriota e nonno di Gennaro, fu il primo sindaco di Bari nel 1860, nominato personalmente da Giuseppe Garibaldi all’indomani del trionfo dei Mille nel Meridione. Al di là dell’agro campano e del capoluogo pugliese, è a Terlizzi che si lega in particolar modo la storia della famiglia: è la piccola cittadina di provincia ad aver dato i natali, ad esempio, tanto a Ferrante de Gemmis (1732 – 1803) – filosofo e letterato, intellettuale illuminato allievo del celebre abate riformista Antonio Genovesi – quanto a Gioacchino de Gemmis (1746 – 1822) – vescovo di Melfi e Rapolla, rettore dell’Università di Altamura fino alla sua chiusura. In quella che Federico II di Svevia anticamente aveva definito “Inter spinas lilium”, Terlizzi, un giglio tra le spine, proseguì, mantenendo la titolarità baronale, la discendenza successiva.

È probabilmente tra le protettive mura casalinghe che Gennaro de Gemmis maturò sin dalla giovinezza un amore sconfinato per i libri e per la cultura, storica in particolare. La ricca biblioteca paterna, in cui erano custoditi volumi di pregevole valore, è stato il primo luogo da cui il giovane barone ha attinto per alimentare la sua cultura e maturare una passione che sarebbe sfociata presto in bibliofilia: col tempo, de Gemmis, avrebbe raccolto una nutrita collezione di libri, carte antiche e manoscritti di prezioso valore. All’apice, la collezione contava ventimila libri e centomila tra carte, stampe e documenti anche in pergamena: tutti reperiti personalmente in giro per la Puglia e per il mondo, con la disponibilità a investire importanti cifre pur di accaparrarsi i pezzi più pregiati. Di fatto, i tanti viaggi, oltre che di piacere, servivano a scovare libri ovunque, da Lipsia a Brema, da Oxford a Parigi, fino agli Stati Uniti. La biblioteca divenne la più ricca di tutta la Puglia. L’attrazione fatale per i libri subita sul giovane rampollo derivava, non a caso, dal forte interesse materno verso arte e cultura: Teresa Sylos Labini, a sua volta, era stata donna di raffinato gusto estetico e di notevole sensibilità culturale.

A metà anni Venti, compiuti gli studi localmente, Gennaro de Gemmis si iscrisse all’Università di Napoli. Qui, nel 1928, conseguì una laurea in ingegneria, la stessa che, accanto al titolo di barone, gli avrebbe donato a vita l’appellativo di ingegnere. Non sazio, dopo il soggiorno napoletano, il barone volle far crescere i suoi titoli, specializzandosi in chimica a Roma. In entrambi i casi, raggiunse eccellenti risultati, vestendo la corona d’alloro col massimo dei voti.

A studi conclusi, cercò di mettere a frutto le conoscenze acquisite, e, a inizio anni Trenta, diede vita, a Budapest, a una società per l’importazione della ricercata pietra di Trani nel Regno d’Ungheria. È ancora negli anni Trenta che è attestato l’avvio definitivo, rimpinguato da ancor più entusiasmo, della personalissima collezione bibliografica. A far sterzare il trentenne ingegnere definitivamente verso il collezionismo di libri fu probabilmente la situazione geopolitica, che aveva reso meno floridi del previsto gli affari italo-ungheresi. I corposi possedimenti e le ricche casse familiari, d’altronde, gli rendevano comunque il lavoro qualcosa di non necessario per vivere.

La collezione, proprio in virtù del terremoto politico che avrebbe scosso l’Europa tra fine anni Trenta e inizio anni Quaranta, non ebbe vita facile. Eppure, essa s’ingrossava costantemente nel numero dei volumi, nonostante le difficoltà. Il nobile bibliofilo ebbe cura di incrementare la sua raccolta, soprattutto, di libri e documenti relativi alla storia pugliese. Col tempo – sull’onda di acquisti e generose donazioni – la biblioteca avrebbe avuto un riguardo ben preciso rispetto alla storia locale, fiore all’occhiello che dotava anche di una peculiare identità bibliografica la selezione di libri. La prima casa predisposta all’accoglienza della poderosa collezione fu la stessa biblioteca familiare con cui era scoccata la scintilla tra de Gemmis e i testi nella giovinezza: palazzo de Gemmis a Terlizzi. Le molte e ariose stanze dell’immobile baronale terlizzese permettevano senza alcuna difficoltà la conservazione e l’agile consultazione dei volumi da parte del barone e di quanti, anche studiosi, si recavano in visita.

Ma intanto la guerra era giunta, anche a Terlizzi. Gli Alleati, sbarcati in Sicilia qualche mese prima, alla fine del 1943 si impossessarono del prestigioso edificio per farne un punto strategico e di organizzazione militare ben posizionato tra le arterie principali del paese. È in questa occasione che avvenne il trasferimento della collezione dalla città a villa san Giuliano, sempre nei pressi di Terlizzi, in una zona più periferica e sicura. La villa quattrocentesca non era nuova al ruolo di rifugio della cultura: poco più di un secolo prima, infatti, era stata dimora dell’antenato e vescovo Gioacchino de Gemmis, il quale, in virtù della restaurazione borbonica in Meridione, vi aveva trovato riparo con i suoi allievi Vitangelo Bisceglia, sempre terlizzese, e Luca de Samuele Cagnazzi, altamurano, entrambi nomi celebri della scienza pugliese di inizio Ottocento.

La tenuta oggi, e proprio per merito di Gennaro de Gemmis, è anche nota come “villa dei porci”, o, nel gergo locale, “casino dei porci”: il barone, personalità stravagante, aveva fatto erigere all’ingresso delle ‘scrofosfingi’, ossia statue in cemento raffiguranti porci in posa da sfinge, accompagnate da scritte sarcastiche. Non era difficile trovare, accompagnati ai maiali, motti di spirito, come l’ironica invocazione a proteggere “il padrone di questa villa che fu nella vita un ottimo porco”.

Intanto, requisito il palazzo cittadino, de Gemmis si era visto costretto al trasferimento a Trani, presso un altro possedimento familiare. Ma la vera vita, soprattutto culturale, continuava a svolgersi a Terlizzi, a villa san Giuliano. Il barone de Gemmis, oltre che personaggio bizzarro, fu molto ospitale, aperto allo scambio e al confronto. La biblioteca venne eretta nella torre della villa di campagna. Villa dei porci divenne un vero e proprio centro di convergenza del sapere, visitata con frequenza da altisonanti studiosi e uomini di cultura dell’epoca, non solo italiani. Ma per questo servì attendere la fine della guerra. Tra inoltrati anni Quaranta e anni Cinquanta, quando la collezione venne istituzionalizzata presso la sede terlizzese, furono diverse le personalità che passarono per la villa ed ebbero modo di consultare il nutrito insieme di libri raccolti, intanto, dall’illuminato nobile. Tra questi: il principe Filangieri Candida di Gonzaga, appartenente alla nobiltà napoletana, il direttore della biblioteca nazionale di Parigi, docenti universitari tedeschi, tra cui il filosofo Theodor Adorno, storici locali o di fama internazionale, e, soprattutto, un frequentatore d’eccezione, tra i più assidui, Benedetto Croce.

Il casino dei porci non fu soltanto luogo di cultura storica. Qui il barone, agronomo amatore – ma pur sempre un chimico di formazione – fece costruire diverse serre per la coltivazione. Vi conservava piante grasse esotiche e rare. Egli sperimentava, innovava, come nel caso dell’albero di pomodoro che aveva tentato personalmente di modificare, o della coltivazione di pere a sviluppo orizzontale, utili a ridurre costi e tempi di raccolta. Accanto a piante e frutteti, nelle serre della tenuta venivano coltivati fiori, i quali, anche sulla spinta del barone, sarebbero diventati l’oggetto principale del commercio terlizzese nel mondo. La collezione botanica affiancava quella bibliografica. Divenne abitudine del barone recarsi annualmente in Liguria, per esportare nei suoi campi varie piantine, che poi trapiantava con cura.

Presto, nella tenuta sorse una vera e propria stazione agraria sperimentale, attrezzata con le migliori tecnologie dell’epoca. È con questo spirito che, nel 1960, la villa divenne sede dell’Istituto di istruzione secondaria “de Gemmis”, con indirizzo agrario, divenuto istituto autonomo nel 1980. Ancora oggi, ampliando l’offerta formativa, l’istituto si erge lì dov’era la villa, in nome del suo antico abitante e benefattore.

Accanto alla sua attività sperimentale e bibliofila, l’ingegnere de Gemmis collezionò anche diversi titoli culturali, come la nomina a tesoriere della Deputazione di storia patria per la Puglia nel 1947, e, nello stesso anno, il titolo di Accademico per la classe di Scienze naturali dell’Accademia pugliese delle scienze. Fu anche attivo collaboratore del Comitato barese dell’Istituto per la Storia del Risorgimento; in queste vesti, contribuì all’organizzazione della Mostra pugliese dell’età risorgimentale, nel 1958, in vista del centenario dell’Unità italiana. La sua famiglia, d’altronde, aveva avuto un ruolo non secondario nel facilitare l’Unità nazionale in Puglia. Data la vasta competenza storica e artistica, de Gemmis divenne anche Ispettore onorario delle Antichità e monumenti del Mezzogiorno d’Italia. Si aggiunse il titolo di Cavaliere d’Onore e devozione del Sovrano Ordine di Malta, ad opera della Santa sede, conferito per merito alla finalità assistenziali. Inoltre, su iniziativa del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, il 2 giugno 1957 a Gennaro de Gemmis venne conferita anche la Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte. L’ambiziosa medaglia giungeva in virtù del contributo suo, e della sua biblioteca, alla cultura nazionale, oltre per l’idea, già viva a fine anni Cinquanta, di dar vita a una scuola di formazione professionale nella sua cittadina.

La biblioteca non sarebbe rimasta a lungo tra le mura di villa san Giuliano. Nel febbraio del 1952 il barone donò la sua collezione alla Provincia di Bari. Nel giro di otto anni, nel 1960, sorse la Biblioteca provinciale “de Gemmis”, presso la chiesa di Santa Teresa dei Maschi a Bari. Dal 2003 la biblioteca, di tipo pubblico, è situata presso il Convento di Santa Teresa dei Maschi, a Bari. Negli anni, tra volumi e opuscoli, si è giunti a misurare la collezione in 70.000 esemplari. Oltre a libri, manoscritti e documenti, diversi fondi archivistici sono conservati nei locali del convento. Con orgoglio de Gemmis definì la sua opera un “monumento nazionale” e, ancora in vita, animò le giornate della biblioteca con convegni e iniziative culturali.

Avviò, inoltre, la collana dei Quader7ni della Biblioteca de Gemmis, il cui primo numero riguardò una monografia relativa al medico ruvese Domenico Cotugno. Il barone diresse la biblioteca – dalla cui costituzione ricavò anche i fondi per far costruire dalla regione Puglia la scuola nell’ex villa dei porci – fino alla sua morte, avvenuta a Milano il 22 marzo 1963. Il barone non si sposò mai, non lasciando alcuna eredità, se non quella, sconfinata, fatta di libri e preziosi documenti.

Il barone dei libri e il rivoluzionario in scena i protagonisti del passato

L’esercizio della memoria inizia dal palcoscenico. Almeno in Puglia, e fuori comunque da una prospettiva meramente localistica, è il teatro a cominciare un viaggio a ritroso nel tempo. È un tuffo nel passato dei luoghi, nel tentativo di sottrarre all’ inevitabile oblio un mucchio di storie e di personaggi altrimenti dimenticati. Si tratta poi di uno sforzo che, curiosamente ma forse nemmeno troppo, coinvolge soprattutto una promettente generazione di artisti trentenni. È la circostanza di Michele Santeramo e Michele Sinisi che, sebbene ora siano una cosa sola sotto l’etichetta della compagnia Teatro Minimo, stanno portando a termine un paio di progetti assolutamente personali e legati alla loro terra d’ origine.

C’ è insomma una tacita volontà di ritrovare e rinsaldare le proprie radici se il terlizzese Santeramo e l’andriese Sinisi si preoccupano di ripescare le figure dei loro “concittadini” don Gennaro de Gemmis ed Ettore Carafa. Nomi che magari compaiono, di tanto in tanto, nella geografia della toponomastica di qualche città, senza che la targa di una strada riesca a dircene di più. Al barone Gennaro de Gemmis (1904-1963) è pure intitolata, a Bari, quella stessa biblioteca provinciale che, da pochi mesi, ha eletto dimora nel rinato complesso di Santa Teresa dei Maschi, nel cuore del borgo antico. E non è un caso che la biblioteca porti il nome di Gennaro de Gemmis: fino a mezzo secolo fa era il tesoro che l’aristocratico barese era riuscito a mettere insieme, inseguendo il sogno di una vita.

E una storia che Michele Santeramo racconterà nello spettacolo “Nobili e porci libri (Fogli nuovi per don Gennaro de Gemmis)”, al debutto il 17 e 18 aprile nello spazio off del Teatroscalo di Modugno, a un soffio da Bari.

«Perché de Gemmis è un simbolo, troppo in fretta dimenticato – dice Santeramo – È un esempio, che oggi si porta dentro qualcosa di rivoluzionario, perché lui, per se stesso e per chiunque altro, ha operato rivoluzioni nel mondo in cui ha vissuto, e continua ad operarne oggi, nell’ animo di chi conosce la sua storia».

Una storia non facile da mettere insieme, vista la scarsità d’ informazioni disponibili ammette Santeramo che a de Gemmis, già tre anni fa, aveva dedicato la pièce “Il barone dei porci”, peraltro mai rappresentata in Puglia. E genio e sregolatezza sono le coordinate entro cui collocare la figura di don Gennaro de Gemmis, che scommise il suo intero patrimonio per dare vita alla più grande biblioteca sulla storia di Puglia. Fino a essere costretto, rimasto senza più un soldo, a doversene disfare cedendola, insieme a quel che restava dei suoi beni, all’ amministrazione provinciale barese. Eppure, de Gemmis non fu soltanto il bibliofilo che s’ è detto finora: fu agronomo e appassionato di botanica, tanto che i più attribuiscono oggi alle sue sperimentazioni l’economia di Terlizzi “Città dei fiori”. Ma il barone fu soprattutto un personaggio inafferrabile, artefice di scelte inequivocabilmente bizzarre e uniche. Un esempio? Le “scrofosfingi” che precedevano il viale di villa Torre San Giuliano, ai tempi dimora di de Gemmis e della sua biblioteca a Terlizzi. Cosa sia piuttosto una scrofosfinge, al barone piacque chiamarle così, è presto detto: una scultura raffigurante una scrofa, animale certamente scelto da don Gennaro non senza il gusto della provocazione. E chissà che lo spettacolo di Santeramo, messo in scena proprio nell’ anno del centenario della nascita di de Gemmis, non serva a riaccendere i riflettori sul barone dei porci. Staremo a vedere. Mentre è in cerca di un palcoscenico Michele Sinisi per il suo “Ettore Carafa”, anche qui come nel caso di Santeramo una pièce di teatro di narrazione. È tra aprile e maggio, in effetti, che Sinisi conta di riproporre questo suo spettacolo, trasmesso anche su RadioRai Tre, ma rimasto invisibile nei teatri pugliesi. Vi si raccontano le vicende dell’aristocratico andriese Ettore Carafa (1767-1799), fatto decapitare dai Borbone all’ indomani della breve stagione della Repubblica del 1799. Ebbene, seppure erede del ducato di Andria, Carafa scelse di rinunciare ai suoi privilegi in nome dei principi rivoluzionari francesi. E mise sotto assedio la sua città, rimasta invece fedele ai Borbone. Ancora oggi una scelta che divide, nonostante il senno di poi, il giudizio degli andriesi. «Ad Andria, nel Palazzo di Città – precisa Sinisi – sono emblematicamente affisse due lapidi.

Una ricorda la purezza rivoluzionaria di Ettore Carafa, improntata ai sacri principi della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza, mentre l’altra ricorda il sacrificio dei cittadini andriesi che si opposero a Carafa e ai suoi ideali». Ma anche i Cantieri teatrali Koreja di Lecce scelgono in mettersi in ascolto della Puglia del passato. Con “Io al santo ci credo”, produzione il cui debutto è previsto per l’autunno (a luglio, intanto, verrà proposta in forma di studio teatrale. «Attraverso le figure dei santi, da San Biagio a San Giuseppe da Copertino – spiega il regista Salvatore Tramacere – stiamo cercando di recuperare il senso di una storia perduta. È per questo che, nella scrittura dello spettacolo, abbiamo deciso di partire dall’ esplorazione della memoria delle feste popolari dei paesi». Per ritrovare storie forse minime e tuttavia fondamentali per l’identità di quella Puglia e quel Salento che a Carmelo Bene piaceva chiamare «Sud del Sud dei santi».

ANTONIO DI GIACOMO 06 aprile 2004 La Repubblica

 

Link:https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/04/06/il-barone-dei-libri-il-rivoluzionario-in.html

Villa de Gemmis passa nelle mani del comune di Terlizzi, via libera dalla Città Metropolitana

È andata a buon fine il vertice che il sindaco Gemmato ha tenuto con i consiglieri metropolitani

Terlizzi – Martedì 14 novembre 2017

 

Villa De Gemmis è finalmente nella disponibilità del comune di Terlizzi. È andato a buon fine, infatti, il pressing che il sindaco Ninni Gemmato aveva avviato da settimane nei confronti del sindaco metropolitano Antonio Decaro per ottenere in concessione l’uso dell’immobile.

L’antica dimora in disuso su via Mariotto (accanto all’istituto Agrario, un tempo pertinenza della stessa scuola), storicamente appartenuta al barone Gennaro de Gemmis e nota anche come il Casino dei Porci, da oggi è nella disponibilità del Comune che così potrà candidarla al bando regionale “Community library”. Uno degli obiettivi dell’amministrazione comunale è la valorizzazione di questo immobile destinato a ospitare una biblioteca di circondario dedicata al settore del florovivaistico. Il prossimo step, dunque, è la candidatura ai fondi comunitari (sono necessari circa 2 milioni di euro) che ne permetterebbero la ristrutturazione.

 

La svolta è arrivata nel corso di una riunione che lo stesso primo cittadino ha tenuto nei giorni scorsi con Vito Lacoppola, consigliere delegato alla programmazione della rete scolastica, all’edilizia e al patrimonio della Città metropolitana di Bari e Francesca Pietroforte, consigliere delegato ai Beni culturali e all’attuazione del programma della Città metropolitana di Bari. Nel corso della riunione, Lacoppola ha sottolineato che l’immobile è attualmente inaccessibile e non utilizzato dall’istituto Agrario e la Città Metropolitana non prevede di effettuare interventi di ripristino anche in considerazione dell’assenza di ricorse economiche.

 

La richiesta del Comune di Terlizzi – ha aggiunto Lacoppola – consentirebbe alla Città metropolitana di Bari di valorizzare un immobile attualmente in stato di abbandono, senza doverne sostenere i costi né di ristrutturazione né di gestione per l’intera durata del comodato d’uso.

TerlizziViva.it

 

Link:

https://www.terlizziviva.it/notizie/villa-de-gemmis-in-comodato-d-uso-al-comune-di-terlizzi-via-libera-dalla-citta-metropolitana/#:~:text=Villa%20De%20Gemmis%20%C3%A8%20finalmente,l%27uso%20dell%27immobile.

Nella biblioteca “De Gemmis” a Bari una sala lettura dedicata ai bambini

Di Redazione 15 Giugno 2022

Sarà uno spazio dedicato ai bambini, ma anche alle famiglie, con l’attenzione rivolta al mondo del sociale. È stata inaugurata questa mattina a Bari la nuova sala lettura, all’interno della Biblioteca “De Gemmis”.

Oltre 600 mila euro il valore dell’intervento realizzato nell’antico complesso di Santa Teresa De Maschi, attraverso i fondi ottenuti dalla Città metropolitana in seguito alla partecipazione al bando regionale “Community Library”. Nuovi spazi allestiti per consultare libri, ma anche per svolgere una serie di attività ludiche dedicate ai più piccoli. Presente questa mattina all’inaugurazione il sindaco di Bari Antonio Decaro.

«Io credo che quella di oggi sia una giornata davvero importante, perché restituiamo questo spazio ai bambini. In particolare – spiega il primo cittadino – si tratta di una sala di lettura, che può essere utilizzata anche per socializzare, con una parte al chiuso ed una parte all’esterno con il verde.

Qui i bambini potranno imparare a crescere, grazie alla presenza degli educatori e del parroco della cattedrale, don Franco Lanzolla, che ha un ruolo importante in questo quartiere, anche – conclude – dal punto di vista sociale, grazie alla sua passione civile».

«Abbiamo pensato di riutilizzare spazi che fino ad oggi erano destinati ad altro, per creare una sezione dedicata ai ragazzi, in un luogo straordinario della città metropolitana, che è la biblioteca De Gemmis. Questo spazio è aperto a tutti e lo sarà da subito con la collaborazione della cooperativa Progetto città». È quanto ha dichiarato a margine dell’inaugurazione Francesca Pietroforte, consigliera della Città metropolitana di Bari e delegata ai Beni culturali. Presente all’incontro anche Gino Iurlo delegato dell’Unione italiana ciechi e degli ipovedenti onlus. Nella sala lettura, infatti, saranno presenti degli spazi per i non vedenti e gli ipovedenti con la possibilità di utilizzare computer e la consultazione dei testi con codice braille.

L’edicola del Sud

Link: https://ledicoladelsud.it/2022/06/15/nella-biblioteca-de-gemmis-a-bari-un-sala-lettura-dedicata-ai-bambini

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