TATARELLA GIUSEPPE

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TATARELLA GIUSEPPE

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Cerignola 7 settembre 1935 – Torino 8 febbraio 1999

Giornalista, politico, parlamentare, Vice Presidente del Consiglio dei Ministri,padre di Alleanza Nazionale che guardava oltre il Polo, Assessore alla Cultura ed al Turismo “per il Mediterraneo” del Comune di Bari che riscosse grandi consensi per le molteplici iniziative realizzate

a cura di Domenico Crocco e Vincenzo Russso

Comitato scientifico Salvatore Tatarella, Italo Bocchino, Maurizio Gasparri. Gennaro Sangiuliano e Fabrizio Tatarella

(finito di stampare nel mese di febbraio 2000)

Dalla presentazione del libro “Pinuccio cento immagini di Tatarella”
Alle 7 e 30 dell’8 febbraio 1999 il cuore di Pinuccio smette di battere. L’avventura terrena di Giuseppe Tatarella si conclude all’alba di un lunedì lavorativo, lasciando spazio al ricordo. Il tiggì trasmette le immagini del “ministro dell’armonia” insieme a quelle del “piccolo grande re”, Hussein di Giordania, scomparso nelle stesse ore.
I giornali rievocano il pensiero politico del “grande tessitore” della destra, del padre nobile di Alleanza Nazionale che guardava oltre il Polo. In Aula, a Montecitorio, gli viene riservata una commemorazione degna di un Presidente della Repubblica. A Bari, la città che Pinuccio tanto amava, un’interminabile folla batte le mani con gli occhi lucidi. Al Roma, il quotidiano che Tatarella dirigeva, piove un diluvio di articoli meravigliosi in cui ognuno lo ricorda con stima ma innanzitutto con affetto. Qualcuno sottolinea l’umanità di Tatarella, sanguigna, laboriosa, generosa, sincera. Qualcuno descrive il Tatarella politico, il missino combattivo, l’inventore di Alleanza Nazionale, il Presidente dei Deputati di AN che punta ad allargare i confini del Polo.
Qualcuno rievoca il Tatarella di governo, il Vice Presidente del Consiglio nel Governo Berlusconi, il vicerè delle Puglie, l’originale assessore alla Cultura del Comune di Bari che insegue il rinascimento orgoglioso del Sud d’Italia dentro un’antica e nuova armonia mediterranea. Qualcuno infine parla del Tatarella giornalista, capace di animare le tante sue pubblicazioni come quei coriacei e appassionati direttori che si vedono nei film americani.
Questi quattro profili di Tatarella, inscindibili l’uno dall’altro, diventano, in questa mostra, quattro percorsi e quattro pannelli. Perché abbiamo scelto di illustrarli con cento immagini? Tatarella preferiva più stare dietro le quinte che mettersi in posa: per questo le sue immagini sono senza ipocriti veli, sono particolarmente vere. Il titolo della mostra, semplicemente “Pinuccio”, lo ha invece praticamente scelto Tatarella stesso, per risparmiare, come nel suo stile, chiacchiere inutili. Qualche giorno prima di morire era nella redazione barese del Roma a lavorare. Squilla il telefono, qualcuno cerca Tatarella, risponde un collaboratore: “Le passo il Presidente on. Giuseppe Tatarella … “. Prima di rispondere Tatarella fulmina il collaboratore con uno sguardo severo: “Hai perso trenta secondi in chiacchiere … ! Si dice … ti passo Pinuccio!”.

Pinuccio nasce a Cerignola il 17 settembre del 1935 da Anna Melluso e Cesidio Tatarella, ciabattino. Abita sul Corso Vecchio, oggi San Leonardo. Ha tre fratelli: Matteo, Nicola e Salvatore. A scuola eccelle soprattutto in Italiano e nei continui scherzi ai compagni: è una vera bomba di vivacità. Frequenta la parrocchia dell’Addolorata e imbastisce lunghi ragionamenti col parroco Michele Leone. A 10 anni, alla presenza dei genitori e dei parenti, prende la comunione a San Giovanni Rotondo.
Padre Pio da Pietralcina gli offre l’ostia e lo benedice: “Mi raccomando Pinù! “. Per tutta la vita, queste tre parole non si distaccheranno mai un minuto dal suo cuore. A Cerignola, che ha dato i Natali al comunista Giuseppe Di Vittorio ed al fascista Giuseppe Caradonna, Pinuccio compie i primi passi della lunga carriera politica. Memorabili le accese discussioni nella sede missina e i volantinaggi introdotti dall’altoparlante per le vie di una città rossa per tradizione.
Dopo il liceo frequenta Giurisprudenza a Bari, dove conosce la moglie, Angiola Filipponio. Diventa avvocato, ma si dedica subito al giornalismo politico accanto ad Ernesto De Marzio, al tempo colonna del Movimento Sociale. Nel 1976 Tatarella si avvicina ad Almirante: comincia la scalata ai massimi gradini della politica italiana che lo porterà ai vertici del Movimento Sociale e di Alleanza Nazionale e a diventare, nel ’94, Vice Presidente del Consiglio nel Governo Berlusconi. I prestigiosi incarichi politici non lo allontaneranno mai né dal giornalismo, per cui nutre una vera passione, né da Bari, città che ha molto amato, né dal tressette, in cui esercita l’astuzia. Politicamente, si divide tra Bari e Roma, sottoponendosi a estenuanti ritmi di lavoro. Anche ad agosto, nel buen retiro di Rosa Marina, dove possiede una villa, è più il tempo che passa al cellulare che a frequentare il mare. Segue i numerosi collaboratori come figli, con passione ed attenzione: da tutti pretende “il meglio”, qualche volta rimettendoci il fegato. In attesa di un trapianto, negli ultimi giorni, non si lamenta mai e nasconde a tutti, dietro un sorriso o uno sguardo severo, la sofferenza e l’apprensione. Durante il trapianto, 1’8 febbraio a Torino, muore. Ma continua a vivere attraverso le straordinarie testimonianze d’affetto di tutti coloro a cui, senza mai suonare la tromba, aveva fatto del bene.

Domenico Crocco

Il Ministro Tatarella alla Scala di Milano con la moglie Angiola
Agli inizi degli anni sessanta Giuseppe Tatarella fonda a Bari il settimanale Puglia d’Oggi ed inizia le battaglie giornalistiche che saranno sempre parallele, per tutta la sua vita, a quelle politiche.
Puglia d’Oggi in breve si afferma come il “giornale del battagliero Tatarella” (così lo definisce Gianni Preda sul Borghese) e le sue “inchieste” vengono spesso riprese dalla stampa nazionale.
Oltre a dirigere Puglia d’Oggi, Tatarella collabora a Lo Specchio, a Il Borghese, al Secolo d’Italia e diventa corrispondente del quotidiano romano Telesera. Alcune sue inchieste, pubblicate su Puglia d’Oggi, Lo Specchio e Il Borghese vengono raccolti in tre volumi (“Lo scandalo edilizio al Comune di Bari”, “Moro uno e due”, “Quando Moro non era Moro”).
A Puglia d’Oggi si affianca un’agenzia stampa settimanale, Sudas, che viene inviata gratuitamente a tutta la stampa nazionale. Dura, invece, solo un mese il tentativo di trasformare in quotidiano Puglia d’Oggi.
Nel 1970 Tatarella entra nel Consiglio regionale pugliese e l’agenzia Sudas diventa organo del Gruppo Msi.
Con l’elezione alla Camera dei Deputati del 1979 non viene meno l’attività giornalistica e pubblicistica di Tatarella che punta alla pubblicazione di una rivista di “dibattito” politico.
È per questo motivo che fonda Destra Politica e, inseguendo quello che spesso definisce il “filo d’Arianna” delle idee e delle intuizioni, lancia la grande sfida per la Repubblica presidenziale, che diventa un’altra testata diffusa a livello nazionale. Nasce anche un altro giornale, Centrodestra.
Dopo la ripresa delle pubblicazioni del Roma, fortemente voluto da Tatarella che aveva sempre sognato di dare vita ad un quotidiano, nasce l’ultima testata di cultura politica da lui inventata: il mensile Millennio.
Al collaboratore Piero Longo, che lo incontra prima della sua partenza a Torino per sottoporsi al trapianto, lascia l’ultima raccomandazione che oggi assume un significato particolare: “Mi raccomando, fate un buon giornale”. Gianni Mastrangelo

La carriera politica di Giuseppe Tatarella ha avuto due linee di grande coerenza: la destra e il legame con il territorio. Anticipando la riscoperta delle identità e delle appartenenze locali, Tatarella non ha mai voluto perdere il legame con la sua Puglia, intesa sopratutto come valore mediterraneo di tradizioni, di storia e di cultura. Per molti uomini politici il territorio costituisce spesso un trampolino di lancio, per lui è stato, invece, un punto di orientamento costante nell’azione ad ogni livello. Amava ripetere: “Io mi occupo delle questioni dello Stato: da quelle che attengono il Governo nazionale a quelle del più piccolo consiglio comunale”. Era un modo per sottolineare che lo Stato è nelle sue articolazioni e che dalle comunità promana la partecipazione alla cosa pubblica. Giuseppe Tatarella è stato consigliere comunale di Trani, Cavallino di Lecce, Canosa, Polignano e Noci. Lo è stato, ovviamente, a Bari. Ed è stato consigliere regionale della Puglia. Impegni spesso binari con quelli nazionali. Negli ultimi momenti della sua vita profuse grandi stimoli e creò grandi consensi con l’attività di assessore alla Cultura e al Turismo “per il Mediterraneo” del Comune di Bari.
La sua carriera politica comincia da giovanissimo, nei banchi del liceo e poi all’Università, sono gli anni del lungo dopoguerra quando il mondo è spaccato da Yalta e l’Occidente si trova a dover resistere all’espansionismo sovietico-comunista nel mondo. Giuseppe Tatarella è tra i fondatori della “Giovane Italia” e partecipa alle proteste per l’invasione dell’Ungheria. In quegli anni Tatarella matura la sua visione di una Destra che sia anticomunista, portatrice dei valori dello Stato, di una modernità che preservi i valori, che ponga al centro dell’agire pubblico sopratutto l’uomo. La Destra per Tatarella è la tradizione della grande cultura italiana: Croce, Gentile, Pirandello, Prezzolini, Papini, D’Annunzio, Corradini, Rocco. Una Destra europea, vicina alle grandi forze moderate di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Il 3 giugno del 1979 è eletto, per la prima volta deputato. Sarà riconfermato alla Camera, con il metodo proporzionale, nel 1983, nel 1987 e nel 1992. Il passaggio al sistema proporzionale lo vede sempre alla Camera, nel 1994 e nel 1996. Nel Msi-dn Tatarella è a lungo il responsabile del dipartimento Enti Locali. Nel dopo-Almirante, crede più di altri e promuove con determinazione la segreteria di Fini, di cui sarà vice-segretario vicario.
Intuisce e anticipa, con i suoi giornali e i suoi scritti, la svolta di Fiuggi che porta ad Alleanza Nazionale, di cui ovviamente, è tra i fondatori. Tatarella, guida, inoltre, la Destra alla Camera dei Deputati ricoprendo a più riprese l’incarico di presidente del Gruppo a Montecitorio.
L’esperienza di governo del centrodestra con la presidenza di Berlusconi, vede Tatarella tra i protagonisti. Assume l’incarico di vice-presidente del Consiglio e il dicastero ministeriale delle Poste e Telecomunicazioni. I giornalisti lo ribattezzano “ministro dell’Armonia” per sottolineare il suo impegno per la coesione della maggioranza, la propensione al dialogo (anche con l’opposizione), la convinzione che il Polo potesse ben governare e modernizzare l’Italia.
L’idea di una Destra moderna si esprimerà negli ultimi anni nella felice formula di “Oltre il Polo” che Tatarella conia nella consapevolezza che la maggioranza degli italiani non è di sinistra, è decisamente moderata. Una maggioranza reale, fra la gente, che non sa esprimersi in senso parlamentare. Il Polo, in concordia, deve espandersi fino a ricomprendere tutte le culture moderate.
Gennaro Sangiuliano.

Giuseppe Tatarella é il primo uomo della destra italiana, dal dopoguerra ad oggi, a presiedere il Consiglio dei ministri. E’ questa la massima espressione di Pinuccio uomo di governo, quando da vicepresidente vicario sostituisce alla Presidenza del Consiglio il premier Silvio Berlusconi impegnato all’estero. Anche in quell’occasione, risalente al giugno 1994, Tatarella si fa notare per la sua concretezza ed il pragmatismo con cui ama unire pareri e tesi diverse. Quel consiglio dei ministri dura pochissimo e tutte le decisioni vengono prese all’unanimità. L’esperienza di governo vede impegnato Pinuccio Tatarella anche come Ministro per le Poste e le Telecomunicazioni, nonché come assessore alla Cultura ed al Turismo per il Mediterraneo della sua Bari. Da ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, Tatarella si fa notare per aver fortemente voluto il processo di liberalizzazione della telefonia mobile, firmando la concessione al secondo gestore Omnitel Pronto Italia.
Da quel giorno in Italia sbarca la vera concorrenza, con notevoli benefici per gli utenti telefonici. Particolarmente rilevante ed apprezzata dai successori al dicastero, la riforma del ministero dell’Eur, con la creazione di una apposita direzione generale per la regolamentazione del mercato delle telecomunicazioni. Un importante passo in avanti, quello voluto da Tatarella, che avvicina l’Italia agli standards europei.
I nove mesi passati a Palazzo Chigi, fianco a fianco con Silvio Berlusconi, vedono Pinuccio impegnato in numerose mediazioni politiche. Basti ricordare quella tra il governo ed il capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro in occasione della “cacciata” dalla Rai dei cosiddetti “professori” per far posto a Letizia Moratti. In questa occasione Tatarella in poche ore trova l’accordo di maggioranza, convince il riluttante Scalfaro, fa modificare la norma e conquista l’appellativo di “ministro del’armonia “.

Ancor più bello e sintetico, però, l’appellativo che gli affibbia il giornale parigino Le Monde, titolando così una corrispondenza dall’Italia: “Tatarella, le renard”, cioé, “Tatarella, la volpe”. Da assessore al Comune di Bari, Tatarella punta ad un solo e concreto obiettivo: trasformare Bari e la Puglia nel ponte degli scambi culturali e commerciali tra l’Europa, i Balcani ed il Mediterraneo.
Italo Bocchino

Il Governo Berlusconi nel giorno del Giuramento (1994).

Giuseppe Tatarella è stato per noi un amico, un alleato leale, uno straordinario campione di quella destra moderata e democratica che nacque grazie al bipolarismo e alla grande vittoria elettorale del marzo ’94. La sua scomparsa provoca in chi lo ha conosciuto in questi anni un dolore fitto e sincero.
Era un uomo del sud, con le abitudini e le inclinazioni tipiche della sua Puglia amata, capace di dare un senso pieno a una vita di lavoro e di impegno politico, senza mai consentire che l’avarizia del tempo pregiudicasse il fluire dei rapporti umani, lo scambio, il riconoscimento dell’esistenza e delle ragioni dell’altro, la comunicazione tra soggetti diversi intesa nel senso più ricco della parola.
Appena conosciuto, lo si chiamava già subito Pinuccio. E si stabiliva un rapporto improntato senza riserve a un patto di lealtà. Come vicepresidente del Consiglio e ministro del governo che ebbi l’onore di presiedere, fu un esemplare di quella rara capacità di mediazione che è tanto preziosa nella vita politica. Ma quando era necessario sapeva come far valere le sue ragioni in ferma e rigorosa opposizione a quelle dell’avversario politico, che non era però mai trattato, nelle sue parole e nelle sue opere, come un nemico. Amici e oppositori delle sue idee ne temevano le formidabili ire, ma nessuno ha mai pensato che da quel fermo carattere di combattente politico potesse tirare il vento maligno della vendetta.
Tatarella prese con filosofia e distacco, lui così innamorato della idea dell’armonia politica, le traversie che condussero al ribaltamento del governo e della maggioranza costituitasi nelle urne del ’94. Sapeva che la politica è gesto e chiarezza ma anche tessitura, e così cominciò a lavorare, con tenacia all’idea di costruire una maggioranza moderata “oltre il Polo”. Disinteressato, a suo agio a Palazzo Chigi come nei panni di capogruppo di Alleanza nazionale alla Camera dei deputati, Pinuccio a tessere la tela dell’allargamento della coalizione, ma senza chiasso, con la riservatezza dei seri e severi uomini politici meridionali, sapendo che un contatto, una rivista, un circuito di relazioni personali e di gruppo, valgono spesso più del proclama di turno e della caccia continua alla “visibilità”.
In questo Tatarella era davvero tra i padri di una concezione liberale e profondamente innovativa del ruolo della destra italiana; detestava demagogie, trucchi, espedienti vari legati solo all’immagine, e coltivava invece l’idea di un movimento fortemente ancorato alle radici di una antica tradizione civile. A Gianfranco Fini lo legava un maturo e sobrio legame umano e politico, che tante volte ha aiutato la coalizione del Polo ad affermarsi nell’unità e nella chiarezza, sia al governo sia all’opposizione. Con Fini aveva dato vita a un partito fondato sull’abbandono consapevole e adulto della “casa del padre”, come fu detto all’assemblea di Fiuggi. E la risolutezza senza drammi, la tenacia senza fiacchezze, con cui seppe credere nel suo disegno politico, e nel disegno comune della coalizione di cui faceva parte, fanno di Pinuccio Tatarella davvero uno dei costruttori più rigorosi delle fondamenta della Seconda repubblica.
E’ duro separarsi da un uomo ancora così vitale, che poteva offrire ancora tanto del suo talento e della sua saggezza a quella maggioranza di italiani che si riconosce nei valori e nella pratica dell’attuale opposizione parlamentare. Sia di consolazione per i suoi amici e per la sua famiglia il ricordo che egli lascia di sé in tante menti e in tanti cuori abituati a conoscerlo, e a riconoscerlo ogni giorno, come un esempio e una guida.

Silvio Berlusconi

Ho avuto modo di conoscere anch’io Tatarella, da molti anni, non nell’età degli studi giovanili come il Presidente della Camera, ma nell’età in cui lui ed io fummo nella vita politica pugliese, da opposte sponde, partecipi delle battaglie civili e di quelle democratiche con quel filo di inevitabile complicità, se non di simpatia umana, che si forma tra chi, pur da opposte sponde, vive l’esperienza non sempre facile dell’opposizione e condivide, se non gli ideali e gli obiettivi, almeno quel senso di protesta verso un sistema di potere e di metodi di comando che certamente noi – lui ed io – abbiamo fieramente avversato.
Di Tatarella voglio ricordare due cose che mi sembrano importanti. La prima è, se volete, politicamente importante: egli è stato l’esponente, quasi l’anticipatore, per molti aspetti, di una destra normale, di una destra scevra da ogni nostalgia totalitaria, profondamente radicata nelle istituzioni democratiche (ed anzi l’educazione dell’opposizione spinge ad amare la democrazia, le sue regole, le sue garanzie), di una destra non ideologica ma legata ad interessi reali e vivi della società. Pinuccio non è mai stato un uomo fuori gioco in una città difficile come Bari. Anche quando rappresentava un’opposizione che non aveva alcuna ragionevole speranza di diventare governo, egli era un protagonista della vita politica reale, degli interessi veri che si scontravano nella società, ed aveva un peso, con quella capacità di ragionare come uomo di governo dall’opposizione, che è – io credo – la qualità migliore che l’opposizione possa avere. Quindi, anticipatore di una destra normale, di una destra non ideologica, di una destra radicata nelle società e capace di giocare la sua battaglia nelle istituzioni e sul terreno della democrazia. Penso che una destra di questo tipo sia molto importante per l’Italia. E credo di poter dire che questa mia considerazione non è d’occasione o dettata da un momento di cordoglio, ma risponde a una concezione che mi ha guidato e mi guida più in generale nell’azione politica.
La seconda considerazione: in Tatarella ho sempre ammirato la passione politica; la passione politica non è retorica. Molti ostentano la retorica: la retorica dell’impegno, spesso condita di quel sottile disprezzo qualunquista verso i partiti, che a mio giudizio non è né indice di passione né indice di buona cultura politica.
La passione politica consiste nel credere in ciò che si fa, nell’amare la politica sia quando si è vicepresidente del Consiglio sia quando si passa la notte a stampare un volantino in una sezione: la politica come battaglia per affermare le proprie idee, la politica come spirito di parte necessario a comporre quel tutto che è poi la vita democratica.
Ecco, Tatarella aveva una grande passione politica, una passione politica che si forma in chi sale l’edificio anche del potere, degli onori, partendo dallo scantinato: ad ogni piano che sale sa che domani potrebbe ridiscendere quelle scale, ma questo non spezzerebbe la sua passione.
Io ammiro questo, lo ammiro profondamente e penso che un grande Paese democratico abbia bisogno di passione politica, da una parte e dall’altra. Penso che il fatto che Tatarella non ci sia più diminuisca un po’ la presenza di questa virtù nell’aula di Montecitorio, ed anche per questo lo piango.

Massimo D ‘Alema

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