GIFUNI GAETANO

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GIFUNI GAETANO

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Lucera (Foggia) 25 giugno 1932 – Roma 18 agosto 2018

Insigne giurista, Segretario Generale del Senato, Ministro per i rapporti con il Parlamento, Segretario Generale della Presidenza della Repubblica Italiana di diversi Presidenti

Nato a Lucera il 25 giugno 1932, Gaetano Gifuni ha sempre conservato un profondo legame con la sua terra di origine. Nella cittadina della Daunia aveva compiuto gli studi fino alla maturità classica ottenuta al Liceo Bonghi. La sua era una tra le famiglie più importanti in città: il nonno Gaetano fu eletto consigliere provinciale nel 1914, mentre il padre Giambattista, amico del filosofo Benedetto Croce e del meridionalista Giustino Fortunato, diresse per oltre quarant’anni la biblioteca comunale. Nei primi anni ’50 Gaetano si trasferì a Roma per proseguire gli studi in legge. In quel periodo coltivò anche le sue grandi passioni per il teatro e la politica: si procurava biglietti gratis per partecipare agli spettacoli come claque e assistiva a numerosi dibattiti in Parlamento. In un’intervista rivelò che in quegli anni aveva anche sostenuto gli esami all’Accademia di Arte drammatica, riuscendo ad ottenere l’ammissione.
Conseguita la laurea in giurisprudenza nel 1955, fu inizialmente assunto in Confindustria. Nel 1959 iniziò, come vincitore di concorso, il suo percorso lavorativo nell’amministrazione del Senato. Di formazione laica e risorgimentale come il padre, restituì la tessera del Partito Liberale non appena ottenne il suo impiego presso la Camera alta.

Nel marzo del 1975 Gifuni fu nominato segretario generale del Senato, sotto la presidenza di Amintore Fanfani. Conservò lo stesso incarico anche con Giovanni Spagnolli, Tommaso Morlino, Vittorino Colombo, Francesco Cossiga, Giovanni Malagodi e Giovanni Spadolini, vivendo all’interno dell’istituzione la drammatica stagione degli “Anni di piombo”.
Dal 17 aprile al 27 luglio 1987 Gifuni ricoprì anche l’incarico di Ministro per i rapporti con il Parlamento nel sesto e ultimo governo guidato da Amintore Fanfani. Conclusa la breve esperienza da ministro, ritornò per altri cinque anni all’incarico di segretario generale alla Presidenza del Senato, prima di approdare, il 29 maggio del 1992, alla segreteria generale alla Presidenza della Repubblica, dopo esser stato nominato dal nuovo capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro.
Negli anni al Quirinale Gifuni attraversò una delle stagioni più difficili della storia italiana, funestata dalle stragi mafiose. Inoltre partecipò attivamente, visto il suo ruolo istituzionale, al passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, dopo la stagione di Tangentopoli, segnata dalla sostituzione nel febbraio 1993 del governo politico di Giuliano Amato con quello tecnico di Carlo Azeglio Ciampi. Nel dicembre 1994, dopo la sfiducia votata al primo governo Silvio Berlusconi, partecipò alla risoluzione di una difficile crisi di governo, che si concluse con la nascita del governo guidato da Lamberto Dini. In questi anni mostrò una notevole capacità di mediazione, che lo portò nel 1999, a essere riconfermato dal nuovo presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Con l’elezione di Giorgio Napolitano, Gifuni terminò il suo mandato di segretario generale alla Presidenza della Repubblica nel 2006, diventando così segretario generale emerito. Infine, dal 1992 al 2007 Gifuni fu anche componente del Consiglio di Stato.

Onoreficenza

Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana

 

Nel 1975 il presidente Giovanni Leone gli conferì l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. All’estero fu insignito dei riconoscimenti di Membro Onorario del Xirka Ġieh ir-Repubblika a Malta nel 1995, di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Isabella la Cattolica in Spagna nel 1996 e di Cavaliere di Fran Croce dell’Ordine dell’Infante Dom Henrique in Portogallo nel 2005.
Durante i primi anni di permanenza a Roma incontrò Adriana, sua moglie. I due figli della coppia hanno seguito le passioni di famiglia: Giovanni Battista, responsabile della biblioteca della Camera dei Deputati, e Fabrizio, attore noto anche per aver impersonato al cinema e in televisione diversi personaggi celebri del ‘900, come Aldo Moro, Alcide De Gasperi, Franco Basaglia e il giornalista Pippo Fava.

Vincenzo Camaggio

FAMOSO PER

Un’intera vita trascorsa da grand commis di Stato. Con un po’ di malizia, i funzionari del Quirinale chiamavano Gaetano Gifuni “Parolina” per la sua abitudine di parlare poco. Si racconta che era solito usare due o al massimo tre parole, dette sottovoce, che comunque arrivavano sempre a segno. Gifuni è quindi ricordato come un funzionario attento e riservato, tanto da essere stato soprannominato “Prudenziano”, ma anche per la sua profonda conoscenza delle leggi e del Parlamento.

«Un giorno bisognerà approfondire quanto la storia politica italiana sia debitrice verso l’opera di alti dirigenti come Gifuni, accorti e sensibili elementi di raccordo fra i rappresentanti del popolo e il sistema istituzionale, inclusa la complessa macchina amministrativa. Padrone della macchina dello Stato, coniugò sempre la conoscenza amministrativa col senso politico».
Stefano Folli

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«Quella terribile mattina del 16 marzo 1978, appena giunto all’ingresso di Palazzo Madama, mi feci incontro al presidente Fanfani per dargli la notizia del rapimento di Aldo Moro. Ricordo che poi, mentre si recava al funerale privato di Moro, a Turrita Tiberina, nell’ascensore scoppiò in un pianto dirotto, mentre io cercavo di rincuorarlo».
Gaetano Gifuni

V.C

DICONO DI LUI

«Ha servito per molti anni lo Stato nei vertici istituzionali con grande dedizione e profonda competenza».
Sergio Mattarella (Presidente della Repubblica)

«A Palazzo Madama si distinse per l’attenzione ai dettagli dell’organizzazione interna e per il forte senso dell’istituzione, oltre che per una costante vicinanza ai bisogni del personale. Il Senato e il nostro Paese gli devono molto».
Maria Elisabetta Alberti Casellati (presidente del Senato della Repubblica)

«Gaetano Gifuni ha servito le istituzioni della Repubblica passando attraverso molte fasi della nostra storia. E’ stato un insigne giurista, un grande funzionario parlamentare e un devoto collaboratore di diversi Presidenti della Repubblica. Ho avuto modo di conoscerlo bene, in particolare, durante gli anni della mia presidenza alla Camera dei Deputati. L’Italia perde un uomo di grande valore e le istituzioni dovranno ricordarlo come merita».
Pier Ferdinando Casini (ex Presidente della Camera dei deputati)

Da Formiche.net:

L’omaggio a un grande e silenzioso servitore dello Stato. Gaetano Gifuni

di Giancarlo Elia Valori
21/08/2018

Gaetano Gifuni ci ha lasciati. Egli era, prima di tutto, un caro amico ma, per me, rappresentava proprio la quintessenza dell’Uomo di Stato.
La riservatezza come natura profonda, stile profondo dell’uomo, ma non per mantenere questo o quel segreto, quanto per tutelare la sacralità dello Stato, il suo prestigio, il suo legittimo potere.
Da questo punto di vista, Gaetano Gifuni aveva una sua profonda convinzione, che definirei quasi filosofica: lo Stato, le istituzioni, hanno certo diritto a chiedere sacrifici agli individui, soprattutto a quelli più potenti e fortunati, ma lo devono fare solo se esse difendono la libertà reale del popolo.
Vi è uno scambio di equivalenti all’origine dello Stato moderno: esso protegge i cittadini e li aiuta a migliorarsi, da tutti i punti di vista, mentre i cittadini, di converso, sostengono le Istituzioni che li rappresentano.
Non vi era, in Gaetano, separazione netta tra comunità del popolo e istituzioni. Non vi è cesura antropologica tra Stato e comunità originaria. Gaetano, lettore attento del giusnaturalismo, non vedeva crisi violente all’origine del politico, ma una necessità quasi naturale del passaggio tra comunità e Stato.
Una teorica che ricordava, per certi aspetti, le ultime opere di Gianfranco Miglio. Certo, la sua raffinata cultura politologica e giuridica conosceva bene le teologie materialistiche dello “stato di natura” o del bellum omnium contra omnes ma per lui, erede del laicismo, equilibratissimo, delle nostre classi dirigenti unitarie nate nel sud, lo Stato era nato direttamente dall’insieme dei cittadini e sorgeva per difenderli, nella libertà, da tutto ciò che si inserisse tra le masse e le istituzioni.
Filosofo e giurista di alto livello, sapeva rendere equilibrato ed efficace ogni scontro politico. Non era solo un uomo di teoria, ma la sua azione è stata una sintesi perfetta di teoria e pratica.
Gaetano ha avuto l’immensa fortuna di poter essere, nella sua altissima posizione, ciò che voleva essere. E questo non per una bonaria capacità di appianare i contrasti, ma per una profonda conoscenza di quelle che Schmitt aveva chiamato “le categorie del politico”.
Che è fondamento del diritto pubblico e insieme deriva dalle sue norme. Fu anche ministro per i Rapporti con il Parlamento, nel 1987, con il sesto governo Fanfani.
Fu, quello, un governo tra i primissimi che aprì ai cosiddetti “tecnici”, in una fase in cui era difficile, data l’altissimo tasso di concorrenza politica tra i partiti, creare governi stabili ed efficaci.
L’eccessiva concorrenza partitica era, per Gaetano, l’effetto di un cattivo funzionamento tra governo e opposizione, oltre che l’effetto visibile di un cattivo legame tra mondo economico e rappresentanza politica.
Era un meccanismo, la presenza di tecnici e politici insieme nei governi, che si sarebbe affermato in seguito, mentre la crisi del sistema politico italiano si radicalizzava, fino alla crisi che direi finale degli anni ’90.
Una crisi che Gifuni interpretava, quando ne discutevamo insieme, come un mancato adattamento dell’Italia ai meccanismi successivi alla guerra fredda. Il che implicava anche scelte economiche nuove, ma senza dimenticare quel particolare nesso tra Stato e Mercato che ci aveva fatto crescere, nel secondo dopoguerra, fino a raggiungere e superare l’economia britannica.
Stato e mercato stanno insieme armonicamente, mi diceva Gaetano, come cittadini e istituzioni, quando c’è libertà ed equilibrio tra i poteri. Gaetano era quindi un grand commis d’État di quella specie particolare, che ormai non ritroviamo più: quelli che avevano vinto l’”Oscar della Moneta”, con Donato Menichella, altro pugliese come Gifuni.
O che avevano raddoppiato il Pil in pochi anni, mantenendo un livello accettabile di concorrenza esterna e senza pressioni inflazionistiche sulla lira. Era quella la stagione che ha fondato la nostra vera identità socio-economica; ed è quella la formula che dovremo inevitabilmente rielaborare per uscire dal declino.
Era però anche l’idea di un grande Presidente della Repubblica, amico e maestro mio come di Gaetano: Francesco Cossiga, che molto apprezzava Gifuni e sempre prendeva decisamente sul serio i suoi suggerimenti.
Ma fu la segreteria della presidenza del Senato, dal 1975 al 1987 che rappresentò, probabilmente, il momento in cui Gifuni iniziò a rifulgere come meritava.
Fu segretario, impassibile, riservato, efficiente e indispensabile di Fanfani, di Spagnolli, colui che Gemelli aveva scelto come amministratore della Cattolica, di Tommaso Morlino, inventore delle Regioni e, anche lui, intellettuale del sud.
Di formazione cattolica, Morlino, ma Gifuni, di formazione risorgimentale e laica, era un assoluto difensore non solo della libertà della Chiesa e della sua assoluta autonomia formativa e politica, ma anche della sua funzione essenziale per la “direzione delle coscienze”. Anche di quelle dei non credenti.
Sapeva, Gaetano, che i valori e il bene sono unici e universali, e che, senza la Chiesa, l’Italia e il suo popolo non esisterebbero nemmeno. Vero è il Ben, per dirla con il Foscolo dei Sepolcri. Altro che il laicismo da quattro soldi che oggi vediamo ripetere ad ogni cantone!
Qui, c’era evidentemente l’eredità della tradizione azionista, laica ma con caratteristiche proprie, che il sud aveva portato allo Stato: penso all’amico Maccanico, ma prima a Salvemini, ma anche, ancora prima, Nitti.
Gifuni ha poi diretto la presidenza del Senato con Vittorino Colombo, altro manager e intellettuale cattolico che molto e bene operò come ministro per il commercio estero, soprattutto con la Cina.
Ma il rapporto più stabile e profondo Gaetano lo ebbe, lo ripeto, con Cossiga. Fu in quella fase che si cementò la nostra amicizia, intorno al centro intellettuale e politico rappresentato dal nostro Presidente.
Cossiga stimava profondamente Gifuni. Gli chiedeva idee che andavano ben oltre la funzione precipua di Gaetano nelle istituzioni. Ne apprezzava inoltre l’eccezionale cultura, la memoria giuridica portentosa; e Cossiga era anche, quando voleva, un arcigno professore di diritto anche con i suoi collaboratori.
Ma Gaetano la pensava proprio come il nostro Presidente: era certo dell’ineluttabilità della crisi politica (ed economica) italiana e ne sapeva decrittare gli aspetti internazionali, che sono qui essenziali.
Pensava, Gifuni, proprio come Cossiga, che ai nuovi equilibri post-guerra fredda dovesse coincidere una nuova architettura del sistema politico italiano.
Più rappresentativa ancora di quella che aveva caratterizzato la “Prima” Repubblica, ma più elastica e sicura nel trattare le questioni internazionali, strategiche, geo-economiche.
Negli ultimi tempi, Gaetano ripensava a quella fase in cui egli aveva sostenuto, suggerito, costruito talvolta i governi “tecnici” degli anni ’90. “Chiamatemi Ciampi!” aveva gridato Scalfaro un certo mattino. “Gli devo conferire il mandato di presidente del Consiglio!”.
Era un modo, quello dei tecnici, di seguire la “linea” di Cossiga, per controllare la trasformazione del nostro sistema economico nel mondo globale successivo alla caduta del Muro di Berlino.
Con Oscar Luigi Scalfaro, Gifuni aveva appunto organizzato il governo Ciampi nel 1992-1993. In quel frangente, mi era stato offerto il Ministero dell’Agricoltura, in un esecutivo in cui, da Ciampi e altri, avevo avuto attestati di stima professionale e morale proprio per la mia condotta nella fase delle grandi liberalizzazioni.
Mi rifiutai, ma fu proprio Gaetano a dirmi che Scalfaro, accettando il mio rifiuto a essere membro del gabinetto Ciampi (di cui conservo attestati straordinari e un affettuoso ricordo) mi aveva nominato Cavaliere del Lavoro.
Con Gifuni ho parlato spesso, anche negli ultimi tempi. Sapevo che non era in buone condizioni di salute, ma era per me quasi necessario ascoltarlo, discuterci.
Le mie ultime impressioni furono che Gaetano, che non ha mai perso la speranza, nel senso della virtù politica evocata da Tito Livio, pensasse a una nuova riforma costituzionale, un nuovo patto tra eletti ed elettori che sanasse la grande ferita che oggi verifichiamo ogni giorno tra governanti e governati, una terminologia che Gifuni sapeva essere tipica di Salvemini.
Senza un nuovo patto e senza la vera riforma degli enti territoriali, con un riequilibrio verso l’esecutivo, reso più forte e stabile, non saremmo usciti da questa nostra attuale crisi di sistema. Che non aveva, per lui, un rilievo di tipo partitico, ma gli sembrava, in gran parte, il risultato di una classe politica che non sa decrittare i segnali che vengono dall’estero, dalla politica e dall’economia mondiale.
Ecco, questo era il suo timore: che l’Italia, ancora una volta, si rinchiudesse in un immaginario hortus conclusus, dalla quale sarebbe uscita sconfitta come accade dopo una guerra.
Non era ottimista, Gifuni, negli ultimi tempi. Lo ricordo con la frase di Churchill, il prezzo della grandezza è la responsabilità.
Grande servitore dello Stato, grande statista silenzioso a sostegno di figure che, oggi, ci sembrano impossibili, vista la piccolezza di ciò che ci circonda.

FONTI BIOGRAFICHE E SITI WEB

È morto Gifuni, eterno grand commis fu il Mazzarino dell’era Scalfaro, Marco Ventura, Il Messaggero, 19 agosto 2018.

È morto Gifuni, l’«ombra» dei capi dello Stato, Fabrizio de Feo, Il Giornale, 19 agosto 2018.

Gaetano Gifuni il grand commiss della Repubblica, Stefano Folli, Repubblica, 3 aprile 2021.

Gaetano Gifuni – Una Passione per le Istituzioni. Atti del convegno di studi tenutosi a Lucera presso il Teatro Garibaldi il 9 febbraio 2019, AAVV, Andrea Pacilli Editore.

La missione di unire cittadini e istituzioni, Stefano Folli, Repubblica, 19 agosto 2018.

La scomparsa di Gifuni «ministro» del Colle con Scalfaro e Ciampi, Massimo Franco, Corriere della Sera, 19 agosto 2018.

L’omaggio a un grande e silenzioso servitore dello Stato. Gaetano Gifuni, Giancarlo Elia Valori, Formiche.net, 21 agosto 2018, (formiche.net/2018/08/gaetano-gifuni-omaggio-valori/).

Ricordo di Gaetano Gifuni, Francesco Colucci, Associazione ex dipendenti del Senato della Repubblica (assexdipendenti.it), 2018.

it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Gifuni
www.foggiatoday.it/eventi/gaetano-gifuni-lucera-convegno.html

V.C.

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