MUTI RICCARDO

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MUTI RICCARDO

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Napoli,28 luglio 1941

Direttore d’orchestra italiano. Dal 1968 al 1980 è stato direttore principale e direttore musicale del Maggio Musicale Fiorentino e dal 1986 al 2005 è stato direttore musicale del Teatro alla Scala di Milano. Dirige l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, che ha fondato nel 2004. Dal 2010 è music director della Chicago Symphony Orchestra..

FIglio di Domenico, medico molfettese, e della napoletana Gilda Peli Sellitto nasce a Napoli, (viene riferito) “per volontà della madre che immaginando un giorno, in America, di rispondere a chi le avesse chiesto dove fossero nati i suoi figli, ritenne che spiegare dove fosse Molfetta sarebbe stato lungo e complicato rispetto a Napoli, città famosa in tutto il mondo”.
(https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Muti ).
Fino all’età di 16 anni Riccardo vive in Puglia, a Molfetta, città natale di suo padre, dove frequenta il Liceo Classico statale “Leonardo da Vinci”
Poi si trasferisce proprio a Napoli per frequentare gli ultimi due anni di superiori al Liceo classico statale Vittorio Emanuele II dove studia pianoforte con Vincenzo Vitale, conseguendo il diploma con lode presso il Conservatorio di San Pietro a Majella.
Sposato dal 1969 con Maria Cristina Mazzavillani, hanno tre figli: Chiara (1973 dal 2011 madre di Gilda), sposata con David Fray; Francesco (1971), sposato con Susanna Baldassarri e dal 2007 padre di Riccardo; Domenico, il più giovane, nome dato in onore del nonno paterno.

Si riporta la biografia del sito https://www.riccardomuti.com/biografia/

“A Napoli, città in cui è nato, studia pianoforte con Vincenzo Vitale, diplomandosi con lode nel Conservatorio di San Pietro a Majella. Prosegue gli studi al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, sotto la guida di Bruno Bettinelli e Antonino Votto, dove consegue il diploma in Composizione e Direzione d’orchestra.
Nel 1967 la prestigiosa giuria del Concorso “Cantelli” di Milano gli assegna all’unanimità il primo posto, portandolo all’attenzione di critica e pubblico. L’anno seguente viene nominato direttore musicale del Maggio Musicale Fiorentino, incarico che manterrà fino al 1980. Già nel 1971, però, Muti viene invitato da Herbert von Karajan sul podio del Festival di Salisburgo, inaugurando una felice consuetudine che lo ha portato, nel 2020, a festeggiare i cinquant’anni di sodalizio con la manifestazione austriaca. Gli anni Settanta lo vedono alla testa della Philharmonia Orchestra di Londra (1972-1982), dove succede a Otto Klemperer; quindi, tra il 1980 e il 1992, eredita da Eugene Ormandy l’incarico di direttore musicale della Philadelphia Orchestra.
Dal 1986 al 2005 è direttore musicale del Teatro alla Scala: prendono così forma progetti di respiro internazionale, come la proposta della trilogia Mozart-Da Ponte e la tetralogia wagneriana. Accanto ai titoli del grande repertorio trovano spazio e visibilità anche altri autori meno frequentati: pagine preziose del Settecento napoletano e opere di Gluck, Cherubini, Spontini, fino a Poulenc, con Les dialogues des Carmélites che gli hanno valso il Premio “Abbiati” della critica. Il lungo periodo trascorso come direttore musicale dei complessi scaligeri culmina il 7 dicembre 2004 nella trionfale riapertura della Scala restaurata dove dirige l’Europa riconosciuta di Antonio Salieri.
Eccezionale il suo contributo al repertorio verdiano; ha diretto Ernani, Nabucco, I Vespri Siciliani, La Traviata, Attila, Don Carlos, Falstaff, Rigoletto, Macbeth, La Forza del Destino, Il Trovatore, Otello, Aida, Un ballo in Maschera, I Due Foscari, I Masnadieri. La sua direzione musicale è stata la più lunga nella storia del Teatro alla Scala.
Nel corso della sua straordinaria carriera Riccardo Muti dirige molte tra le più prestigiose orchestre del mondo: dai Berliner Philharmoniker alla Bayerischer Rundfunk, dalla New York Philharmonic all’Orchestre National de France, alla Philharmonia di Londra e, naturalmente, i Wiener Philharmoniker, ai quali lo lega un rapporto assiduo e particolarmente significativo e con i quali si esibisce al Festival di Salisburgo dal 1971. Invitato sul podio in occasione del concerto celebrativo dei 150 anni della grande orchestra viennese, Muti ha ricevuto l’Anello d’Oro, onorificenza concessa dai Wiener in segno di speciale ammirazione e affetto. Dopo il 1993, 1997, 2000, 2004 e 2018, nel 2021 ha diretto per la sesta volta i Wiener Philharmoniker nel prestigioso Concerto di Capodanno a Vienna. Per questa registrazione, nell’agosto 2018 ha ricevuto il Doppio Disco di Platino in occasione dei suoi concerti con la stessa orchestra al Festival di Salisburgo.
Nell’aprile del 2003 viene eccezionalmente promossa in Francia una “Journée Riccardo Muti”, attraverso l’emittente nazionale France Musique che per 14 ore ininterrotte trasmette musiche da lui dirette con tutte le orchestre che lo hanno avuto e lo hanno sul podio, mentre il 14 dicembre dello stesso anno dirige l’atteso concerto di riapertura del Teatro “La Fenice” di Venezia. La “Giornata Riccardo Muti” è stata riproposta da Radio France il 17 maggio 2018, in concomitanza con il concerto diretto dal Maestro all’Auditorium de la Maison de la Radio.
Nel 2004 fonda l’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” formata da giovani musicisti selezionati da una commissione internazionale, fra oltre 600 strumentisti provenienti da tutte le regioni italiane.
La vasta produzione discografica, già rilevante negli anni Settanta e oggi impreziosita dai molti premi ricevuti dalla critica specializzata, spazia dal repertorio sinfonico e operistico classico al Novecento. L’etichetta discografica che si occupa delle registrazioni di Riccardo Muti è la RMMusic (www.riccardomutimusic.com).
Il suo impegno civile di artista è testimoniato dai concerti proposti nell’ambito del progetto “Le vie dell’Amicizia” di Ravenna Festival in alcuni luoghi “simbolo” della storia, sia antica che contemporanea: Sarajevo (1997), Beirut (1998), Gerusalemme (1999), Mosca (2000), Erevan e Istanbul (2001), New York (2002), Il Cairo (2003), Damasco (2004), El Djem (2005), Meknes (2006), Roma (2007), Mazara del Vallo (2008), Sarajevo (2009), Trieste (2010), Nairobi (2011), Ravenna (2012), Mirandola (2013), Redipuglia (2014), Otranto (2015), Tokyo (2016), Teheran (2017), Kiev (2018), Atene (2019) e Paestum (2020) con il Coro e l’Orchestra Filarmonica della Scala, l’Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino e i “Musicians of Europe United”, formazione costituita dalle prime parti delle più importanti orchestre europee, e recentemente con l’Orchestra Cherubini.
Tra gli innumerevoli riconoscimenti conseguiti da Riccardo Muti nel corso della sua carriera si segnalano: Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana e la Grande Medaglia d’oro della Città di Milano; la Verdienstkreuz della Repubblica Federale Tedesca; la Legione d’Onore in Francia (già Cavaliere, nel 2010 il Presidente Nicolas Sarkozy lo ha insignito del titolo di Ufficiale) e il titolo di Cavaliere dell’Impero Britannico conferitogli dalla Regina Elisabetta II. Il Mozarteum di Salisburgo gli ha assegnato la Medaglia d’argento per l’impegno sul versante mozartiano; la Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna, la Wiener Hofmusikkapelle e la Wiener Staatsoper lo hanno eletto Membro Onorario; il presidente russo Vladimir Putin gli ha attribuito l’Ordine dell’Amicizia, mentre lo stato d’Israele lo ha onorato con il premio “Wolf” per le arti. Ha vinto il Praemium Imperiale 2018 per la Musica, prestigiosissima onorificenza giapponese conferitagli a Tokyo il 23 ottobre.
Oltre 20 le lauree honoris causa che Riccardo Muti ha ricevuto dalle più importanti università del mondo.
Ha diretto i Wiener Philharmoniker nel concerto che ha inaugurato le celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Mozart al Großes Festspielhaus di Salisburgo. La costante e ininterrotta collaborazione tra Riccardo Muti e i Wiener Philharmoniker nel 2019 ha raggiunto i 49 anni. A Salisburgo, per il Festival di Pentecoste, a partire dal 2007 insieme all’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini ha affrontato un progetto quinquennale mirato alla riscoperta e alla valorizzazione del patrimonio musicale, operistico e sacro, del Settecento napoletano.
Da settembre 2010 è Direttore Musicale della prestigiosa Chicago Symphony Orchestra. Nello stesso anno è stato nominato in America “Musician of the Year” dalla importante rivista “Musical America”. Nel febbraio 2011, in seguito all’esecuzione e registrazione live della Messa da Requiem di Verdi con la CSO, il Maestro Riccardo Muti vince la 53° edizione dei Grammy Award con due premi: Best Classical Album e Best Choral Album. In marzo 2011, Riccardo Muti è stato proclamato vincitore del prestigioso premio Birgit Nilsson 2011 che gli è stato consegnato il 13 ottobre a Stoccolma alla Royal Opera alla presenza dei Reali di Svezia, le loro Maestà il Re Carl XVI Gustaf e la Regina Silvia. A New York in aprile 2011 ha ricevuto l’Opera News Award. In maggio 2011 è stato assegnato a Riccardo Muti il Premio “Principe Asturia per le Arti 2011”, massimo riconoscimento artistico spagnolo, consegnato da parte di sua Altezza Reale il Principe Felipe di Asturia a Oviedo nell’autunno successivo. Nel luglio 2011 è stato nominato membro onorario dei Wiener Philharmoniker e in agosto 2011 Direttore Onorario a vita del Teatro dell’Opera di Roma. Nel maggio 2012 è stato insignito della Gran Croce di San Gregorio Magno da Sua Santità Benedetto XVI. Nel 2016 ha ricevuto dal governo giapponese la Stella d’Oro e d’Argento dell’Ordine del Sol Levante.
Nel luglio 2015 si è realizzato il desiderio del Maestro Muti di dedicarsi ancora di più alla formazione di giovani musicisti: la prima edizione della Riccardo Muti Italian Opera Academy per giovani direttori d’orchestra, maestri collaboratori e cantanti si è svolta al Teatro Alighieri di Ravenna e ha visto la partecipazione di giovani talenti musicali e di un pubblico di appassionati provenienti da tutto il mondo. Obiettivo della Riccardo Muti Italian Opera Academy è quello di trasmettere l’esperienza e gli insegnamenti di Riccardo Muti ai giovani musicisti e far comprendere in tutta la sua complessità il cammino che porta alla realizzazione di un’opera.
Alla prima edizione, dedicata a Falstaff, hanno fatto seguito le Academy su La Traviata nel 2016 (anche a Seoul, oltre che a Ravenna), Aida nel 2017, Macbeth nel 2018, Le nozze di Figaro nel 2019, Rigoletto a marzo 2019 per la prima Italian Opera Academy a Tokyo, Cavalleria rusticana e Pagliacci nel 2020, Macbeth nuovamente a Tokyo ad aprile 2021 (www.riccardomutioperacademy.com).

Se Riccardo Muti riapre il Petruzzelli
«Naturalmente in presenza»: l’annuncio della Fondazione Petruzzelli ha due buone notizie in una. ENRICA SIMONETTI

15 Maggio 2021

«Naturalmente in presenza»: l’annuncio della Fondazione Petruzzelli ha due buone notizie in una. Non solo l’arrivo, tanto atteso, del maestro Riccardo Muti, ma anche il ritorno in sala, la voglia di incontrarsi e fare comunità culturale. Tutte cose che sembrano quasi «atipiche» dopo i lunghi mesi di silenzio e di ascolti solitari.
Ma finalmente ci saremo. Finalmente… la vita non sarà un errore, se siamo fedeli a ciò che la musica classica porta con sé. Sembra un avvio significativo per una nuova stagione del Politeama e di tutta la cultura, così ammalata dopo il virus, così dimenticata – diciamolo – prima e dopo la pandemia. Avere Riccardo Muti a Bari, al teatro Petruzzelli il 2, 3 e 4 giugno, non significa soltanto avere un grande Maestro in Puglia e tre grandi concerti.
Perché Muti è un nome altissimo e anche un simbolo: meridionale di nascita, è il musicista che più ha dimostrato con la sua lunga carriera musicale non solo la fatica e la resilienza di chi fa questo mestiere, ma anche l’importanza di passare il testimone ai giovani. Due concetti che – purtroppo – serve ancora rimarcare.
Lo sanno tutti, ma è bene ricordarlo: l’Orchestra Cherubini, fondata da Muti nel 2004, è formata da giovani strumentisti, tutti sotto i trent’anni, selezionati attraverso centinaia di audizioni da una commissione costituita dalle prime parti di prestigiose orchestre europee e presieduta dallo stesso Muti.
Una selezione fortissima che significa ancora fatica e resilienza, ma anche qualità. E pure ricambio generazionale, occasioni diffuse, non per pochi, ma per tanti talenti: pensate che i musicisti restano in orchestra per un solo triennio, terminato il quale molti di loro passano nelle migliori orchestre. E questo vuol dire che altri ne arrivano e che altri si formano.
Giovani e Sud, occasioni e alta professionalità. Quanti messaggi può portare un concerto. Bene ha fatto il sovrintendente della Fondazione Petruzzelli, Massimo Biscardi, a puntare dritto su ciò che aveva promesso e che intendeva portare a termine da tempo. Muti attirerà un grande pubblico (distanziato!) e in questo momento serve ridare fiducia e felicità, cose non secondarie, vaccini di cui abbiamo tutti bisogno contro il male dell’abbandono.
Il Maestro Muti ama la Puglia: nel 2015 un suo bellissimo concerto al Petruzzelli (era il 13 dicembre) dopo quello del 21 dicembre 2009. Poi un altro evento memorabile fu quello del 6 luglio 2015 nella cattedrale di Otranto; e ci sono tanti ricordi di pugliesi che hanno una loro serata «eterna» da non dimenticare.
In questi mesi terribili, la voce del Petruzzelli ha continuato ad echeggiare sul web: magnifici concerti online, gratuiti per tutti. Il 21 e 26 maggio, si terranno i primi «Family Concert» in presenza; da domani le visite guidate in teatro, che hanno già registrato il tutto esaurito di prenotazioni. Insomma, dopo i virologi, dopo le statistiche ben note, che tornino le… magnifiche note.

HTTPS://WWW.FONDAZIONEPETRUZZELLI.IT/EVENTI/CONCERTO-MUTI-2-3-4-GIUGNO-2021/

CONCERTO MUTI | 2-3-4 GIUGNO 2021

Riccardo Muti, un ritorno tanto atteso.

Un appuntamento di assoluto prestigio per il pubblico del Teatro Petruzzelli è l’attesissimo ritorno del grande Maestro Riccardo Muti che, ovviamente in presenza, dirige la sua orchestra “Luigi Cherubini”, prima orchestra internazionale ad esibirsi dal vivo nel nostro Teatro dopo il periodo di chiusura per l’emergenza sanitaria.
Il programma del concerto è dedicato a grandi autori del sinfonismo classico e grazie alla disponibilità del Maestro, il pubblico potrà fruire di ben tre concerti. Vi aspettiamo in Teatro.
Per maggiori informazioni su Riccardo Muti visitate www.riccardomuti.com
Per i video di prove e concerti di Riccardo Muti visitate www.riccardomutimusic.com

Buon compleanno Riccardo Muti
Il maestro di Molfetta, cittadino del mondo, compie 80 anni

ELISABETTA STEFANELLI
25 Luglio 2021

Roma – «In un mondo di Masnadieri» che non gli piace più, Riccardo Muti si avvia a festeggiare il suo ottantesimo compleanno dopo oltre 50 anni di una delle carriere più sfolgoranti che possa avere un maestro che la musica l’ha diretta certo ma anche fatta rinascere con la sua passione che per gli spettatori diventa magia, tanto che «trionfo» è la parola che più spesso ha accompagnato le sue esibizioni nel mondo. Il 28 luglio festeggerà a Ravenna – la sua città del cuore – con la famiglia, la moglie Maria Cristina Mazzavillani, con cui è sposato dal 1969, i tre figli Chiara, Francesco, e Domenico, e i nipoti. Poi il 29 sarà al Quirinale, per il concerto che apre davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il G20 della cultura, trasmesso in diretta su Rai1. Il 30 a Napoli dove ha studiato: lo festeggiano il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella e l’Associazione Ex Allievi nella Sala Scarlatti. Poi il 31 Muti sarà a Scampia a dirigere i ragazzi della giovane orchestra del quartiere come aveva promesso. Quindi a festeggiamenti finiti dal primo agosto si dedicherà alle prove della Missa solemnis op. 123 di Beethoven che porterà al festival di Salisburgo con i Wiener Philharmoniker, nel tradizionale appuntamento di Ferragosto. Una serie di eventi che riassumono bene questo grande artista tra attaccamento alle radici, spirito nazionale, generosità verso le future generazioni e carattere internazionale.
«Dopo aver girato il mondo in lungo e largo io resto un uomo del sud», ha detto recentemente Muti nato a Napoli il 28 luglio del 1941 per volontà della madre napoletana ma poi tornato subito e vissuto a Molfetta dove risiedeva la famiglia. A Bergamo, al Teatro Donizetti «non ancora direttore d’orchestra diressi per la prima volta un concerto, era il 1966 e “muovevo il braccio”, come diceva il mio maestro, esercitandomi con l’orchestra Vì t Nejedlì della Gioventù Musicale di Praga. Poi nel 1967 – ha raccontato recentemente – vinsi il concorso. Io mi esercitai muovendo il braccio, ma dirigere un concerto è un’altra cosa». E quel muovere solo il braccio è un concetto che ha più volte espresso a segnare la differenza di chi come lui la musica, dirigendola, l’ha anche ricreata cercando di trovare il senso profondo di ogni partitura portandola a risplendere di vita. La vita del resto Muti l’ha vissuta sempre appieno, mai indietro di un passo, mai peli sulla lingua, con fascino, vigore e ironia. La sua lunga carriera è segnata da trionfi e polemiche come quella clamorosa che lo portò ad abbandonare la Scala di cui, dal 1986 al 2005 è stato direttore musicale. O quando nel 2011 al Teatro dell’Opera di Roma, in piena esecuzione del Nabucco, interruppe il coro del Va pensiero, per dire la sua contro i tagli alla cultura con lo spirito risorgimentale del compositore e del suo più grande interprete. Del resto nella sua carriera c’è stato Verdi prima di tutto, che sotto il suo gesto prende sfumature inespresse, ma non c’è compositore che Muti non abbia affrontato spaziando dal popolare al colto, sempre con la spinta di chi la musica vuole prima di tutto difenderla e farla amare. Sempre guardando al futuro, nelle tante iniziative per fare in concreto qualcosa per la musica, come con l’Orchestra giovanile Cherubini, da lui fondata nel 2004, o anche con il concorso a Ravenna per giovani direttori.
Ma l’uomo del sud è anche e soprattutto una star internazionale: dal 1980 al 1992 direttore musicale dell’Orchestra di Filadelfia, che ha portato in diverse tournée internazionali. Spesso ospite dei Berliner Philharmoniker e dei Wiener Philharmoniker che ha diretto a Salisburgo e Vienna nel tradizionale concerto di Capodanno anche nel 2021 in una drammatica edizione senza pubblico in piena pandemia. La Chicago Symphony Orchestra, la grande compagine americana di cui è direttore musicale dal 2010. Un maestro che sempre immerso nello spirito del tempo ha portato la musica sulle ali del mondo per ”Le vie dell’Amicizia», straordinario appuntamento di quello straordinario Ravenna Festival che da Beirut a Sarajevo, da Gerusalemme a Damasco, dal Cairo al deserto della Tunisia, da Mazara del Vallo fino quest’anno all’Armenia, ha reso mistici i luoghi segnati dalla storia. Insomma gli 80 anni di un uomo che attraversa il mondo con talento, carattere e ironia per «dimostrare al pubblico di essere un uomo molto normale». Buon compleanno maestro!

2 giugno 2021

INTERVISTA AL MAESTRO
Al Petruzzelli già a 3 anni E la Puglia mi ha forgiato

Arriva in treno a Bari il Maestro è Riccardo Muti, con la moglie e una nipotina.
Bari e la Puglia lo attendono per i tre concerti al Teatro Petruzzelli, a partire da oggi (gli altri domani 3 e poi il 4, sempre alle 19, tutti sold out), con la sua Orchestra dei Cherubini, prima orchestra europea di prestigio internazionale ad esibirsi al Politeama dopo il periodo di chiusura causato dall’emergenza sanitaria.
L’arrivo in Puglia sollecita in Muti i tanti ricordi legati alla «sua» Molfetta, al Conservatorio di Bari, ma anche a quel terreno acquistato ai piedi di Castel del Monte, dove — raramente, quando può — il Maestro, direttore da 2010 della leggendaria Chicago Symphony Orchestra, che gira il mondo portando alto il nome dell’Italia, ammira le orchidee selvatiche e il paesaggio della Murgia in cui nacque il mito di Federico IL
In questa intervista, Muti racconta se stesso, la sua formazione pugliese-napoletana e bacchetta ancora una volta i nostri governi insensibili di fronte allo scempio della musica e della cultura.”
Maestro, partiamo dalla Puglia: lei si sente più pugliese o più campano?.
«Mi definisco un apulo-campano, perché sono nato a Napoli da madre napoletana, ma la mia famiglia da parte paterna è pugliese da tempi antichi. Il nome Muti compare già nel ‘500 con una genealogia decisamente radicata in Puglia. E io spesso dico che il molfettese è ‘una delle lingue che parlo! In realtà sono felice di questi tre concerti al Petruzzelli perché mi permettono anche di tornare qui, persino nel
teatro che ho frequentato da studente del Conservatorio di Bari — allora era direttore Nino Rota – e lì sono cresciuto musicalmente, visto che il mio indimenticato maestro Franco Ruggero, mi fece scoprire le orchestre. Io venivo da Molfetta come pianista e non ero abituato al concetto di orchestra: qui, ho compito l’importanza e la bellezza, qui mi si sono aperte le porte di tanta esperienza che poi mi è servita

E, insieme al Conservatorio Niccolò Piccinni, il Petruzzelli fa parte dei suoi ricordi… ‘
«Fa piena parte, perché al Petruzzelli non ho solo ascoltato il grande Rubenstein da ragazzo, ma ci sono stato, pensi, già all’età di tre anni! Mio padre voleva assistere all’Aida” e, non potendomi lasciare, mi affidò ad un aiutante di casa che si sedette con me in braccio agli ultimi posti, pronto ad andar via appena avessi dato
segnali di impazienza. Ma questi non ci furono e devo dire che poi l”Aida” mi ha accompagnato in molte parti della mia vita, dal teatro alle esecuzioni sceniche alla discografia, ad esempio con quel cast irripetibile Montserrat, Cabballé, Domingo. Ma i miei ricordi baresi sono anche successivi. Ad esempio, il concerto che tenni con la Filarmonica di Londra in una serata gelida alla Basilica di San Nicola, con i
musicisti che tennero il cappotto. Oggi la Puglia ha finalmente attenzione alla sua bellezza straordinaria, alla sua storia e cultura: questo mi fa felice perché un tempo non è stato così. Il mio amore per Federico Il si è concretizzato nel
2000 con l’acquisto in Puglia di un piccolo terreno sotto Castel del Monte, con dei vecchi trulli che ho rimesso a posto senza alterare di un millimetro la loro realtà originaria, con sacro rispetto per quella zona e per il suo significato storico. Qualche mente allegra pensò che volessi creare un agriturismo ma io lo facevo e lo faccio per ridare dignità alle costruzioni antiche e per poter vedere o sognare, quando non posso esserci, le orchidee selvatiche che lì fioriscono a maggio».
Il programma dei suoi concerti a Bari: la Sinfonia n. 3, in Re maggiore, D. 200 di Franz Schubert e la Sinfonia n. 9, in mi minore, op. 95 «Dal Nuovo Mondo» di Antonin Dvodk. Come mai questa scelta?

«Schubert rappresenta la grande anima viennese e però si sente il tributo a Rossini, il
debito della grande Austria verso la cultura musicale italiana. Poi, la “Sinfonia del Nuovo Mondo” mi è sembrata un titolo importante dopo l’orrenda parentesi pandemica di questo periodo: attraverso la musica, in un nuovo mondo, speriamo».

1 suoi 80 anni, il 28 luglio prossimo. Li festeggia con questa tournée insieme all’Orchestra dei Cherubini, ancora una volta nel segno dei giovani e del futuro della musica. Lei spesso bacchetta i politici e i governi per la scarsa attenzione: è servita questa battaglia?

«Continuo a bacchettare e continuo purtroppo a constatare che c’è un degrado mondiale: l’Italia e l’Europa stanno dimenticando il debito con il passato glorioso della musica e della cultura. C’è un disorientamento generale.
Vedo in Tv annunciare nuovi programmi musicali in cui spererei di trovare la Musica con la M maiuscola e invece si pensa al pop, al rock e a tutt’altro… Ai miei tempi, si parlava di Bach, Beethoven e Verdi, ora sì è ormai abbassato il livello in tutta Europa. Alcune nazioni, come la Germania e l’Austria, tengono molto a tenere
alto il livello e la qualità, anche dei teatri. Pensi che in Estremo Oriente, continuano a costruirli, noi li dimentichiamo. In Cina costruiscono sale per la concertistica e Conservatori, si sono accorti che la cultura musicate occidentale è universale
e se ne stanno impadronendo. Infatti, molti orientali ormai siedono come
musicisti, primi violini, nelle orchestre più importanti del mondo. Noi invece stiamo perdendo terreno.
Le scuole musicali si sono qualificate come universitarie. Ma il problema è che mancano le orchestre. Solo Tokyo ne ha 12 sinfoniche, noi ne abbiamo poche e molti teatri chiusi. Domenica sarò a Marradi con l’Orchestra dei Cherubini: il giovane sindaco ha rimesso a posto il piccolissimo teatro e saremo lì per dare un segno. I nostri avi ci hanno lasciato teatri storici e noi li teniamo chiusi: diamoli ai giovani
e avremo nuova linfa, non servono solo le grandi cattedrali nel deserto, abbiamo bisogno di dare spazio ai giovani».

In quale modo concreto?

«Prima di tutto aumentare il numero delle orchestre. Una regione come la Puglia dovrebbe averne tante. In Germania, ogni paese, ogni città ha la sua. Se vogliamo educare al senso del bello, dobbiamo progredire in questo modo. Non è un attacco solo al ministro Franceschini, con il quale mi confronto, ma serve che tutto il governo comprenda queste necessità e senta la voglia di voltare pagina, stabilendo ad esempio che l’insegnamento della musica è fondamentale. Sì, i risultati della mia battaglia di tanti anni sono vaghi, ma non mi fermo. I Conservatori sono fiumi in piena che non hanno sbocchi e il fiume in questo modo straripa. Giustamente, ci preoccupiamo di tanti settori dell’economia, ma servirebbe capire che è necessario intervenire anche in
altri ambiti. Ad esempio, settori come quello delle bande sono dimenticati. Quando non esistevano i dischi o la radio, sono loro ad aver diffuso la cultura musicale: ricordo che mio nonno cantava a memoria “Traviata” e “Rigoletto”, perché le aveva imparate grazie alla banda. Si pensa sempre a queste realtà come categorie inferiori, ma non lo sono».

La musica ormai viaggiasugli smartphone.
«Sì e con questi telefoni siamo tutti lì, sempre con meno principi umanitari. Così si
scende nell’egoismo e nel disinteresse. Chi le parla ovviamente non è San Francesco, sono un uomo con tutti i suoi difetti, ma ho avuto grandi insegnamenti proprio in Puglia, a Molfetta, nel liceo in cui studiò Salvemini. Anche fuori dal liceo: ad esempio ricordo durante le passeggiate nella villa comunale alla ricerca dello sguardo di qualche ragazza, quella scritta sull’orologio “Mortale vos esse docet quae labiturahora”, quel ricordo dell’ora in cui dovete morire: non siete eterni e quindi datevi da fare, era l’insegnamento… E il mio docente del liceo, quando venne a trovarmi mentre ero direttore della Scala, mi ricordava in molfettese, “ricordati di essere uomo, nel senso di “vir”, persona perbene. Ecco, nei miei 17 anni di vita pugliese ho imparato tantissimo, senza nulla togliere a Napoli, direi che il mio carattere è severo-pugliese>>.

Tra i tanti concerti che ha fatto nel mondo, tra i tanti premio c’è ancora un sogno inespresso?

Il sogno è quello che sto per fare ad agosto.al Festival di Salisburgo: ho ereditato il concerto che dirigeva von Karajan, visto che eseguirò la “Missa Solemnis” di Beethoven, che è per me l’Everest della musica, una delle opere più impervie da raggiungere. Toscanini l’ha diretta sono due volte. Rendere così bene il dolore mise in imbarazzo persino Rossini, che dovette chiamare la sua solo “Petite Messe”. E’ un’opera che ho sempre studiato e che eseguirò per la prima volta. L’offerta mi inorgoglisce e voglio mettere la bandiera sulla vetta di questa messa come un’esperienza umana di tutta la vita, il punto più alto. Sul mio pianoforte ci sono sei spartiti diversi di questa opera, anche una prima edizione stampata nel 1827. Studio, continuo a studiare. Anche questa severità mi viene dalla formazione pugliese. E ne sono fiero>>.

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