NEBBIA GIORGIO

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NEBBIA GIORGIO

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Bologna 23 aprile 1926 – Roma 4 luglio 2019

L’uomo, il merceologo, l’ecologista, l’ambientalista, lo storico.

Nato a Bologna da una famiglia impiegatizia con radici per metà toscane. Felicemente coniugato con Gabriella Menozzi che le ha fatto da Angelo Custode sia nella vita che nella professione.
Ha avuto un figlio Mario e una diletta nipote Silvia.
Durante la guerra, si iscrive alla Facoltà di ingegneria, ma l’incontro con il Prof. Walter Ciusa (1906-1989) nell’Istituto di Merceologia dell’Università di Bologna (con annesso laboratorio) dà alla sua vita una svolta decisiva e coraggiosa,così nel 1949 si laurea in Chimica all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

CARRIERA UNIVERSITARIA

Subito dopo la laurea diventa assistente del prof. Ciusa all’Università di Bologna (rimane per 10 anni).
Nel primo incontro con il Prof. Ciusa non sapeva quale fosse l’oggetto della Merceologia, ma rimase affascinato dalla constatazione che riguardava le cose, la materia (dal latino mater che significa madre…., terra), le merci: cose che si producono, si trasformano, si vendono, si acquistano implicando aspetti tecnici, scientifici, chimici.
La Merceologia, strana disciplina portata avanti da Ciusa, era nata dalla confluenza tra le scienze naturali, le discipline tecniche, l’economia e il commercio, finalizzata alla scoperta della loro qualità intrinseca…e non solo!
Inevitabilmente lo studioso della Merceologia incontra i problemi ambientali perché le merci che vengono usate (non “consumate” ….. afferma), diventano scorie e rifiuti che ritornano alla natura.
Per un chimico qual era (si definiva ironicamente “povero chimico”) vedeva nella trasformazione della materia, per ottenere merci utili, un residuo che non scompare, ma torna con effetti negativi nell’ambiente. Effetti che si possono attenuare con l’economia circolare (riutilizzo, riciclaggio, depurazione, discariche, ecc.)
Da qui l’attenzione all’Ambiente e al termine nuovo “Ecologia” che ha carattere internazionale come aspirazione a “cose buone e pulite!”
Nel 1959 vinse il concorso a cattedra di Merceologia nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Bari, entrò così nello stesso Istituto che aveva avuto predecessori lo stesso Prof. Ciusa e ancor prima i Proff. Rosario Biazzo, Giuseppe Testoni e Francesco Canzonieri.
Si è molto impegnato nella diffusione della conoscenza sulle fonti di energia rinnovabile soprattutto solare. L’Istituto era dotato di un laboratorio chimico, di una biblioteca e di un museo merceologico primo in Italia e dal 1960 di un laboratorio per lo studio delle fonti di energia (specie quella solare) e della trasformazione dell’acqua di mare in acqua dolce.
Iniziò così a soli 34 anni a raccontare la “sua” storia delle merci a generazioni di studenti pugliesi e non solo (l’Università di Bari era una delle poche Università del Sud e pertanto frequentata anche da calabresi, abruzzesi, molisani, lucani e …anche greci).
Nei primi anni 60 attivò all’Università di Bari un Corso di “Storia del Commercio col Levante” e ciò lo mise in contatto con l’universo degli intellettuali, degli uomini di scienza e dei mercanti arabi.
Sempre nei primi anni ‘60, istituì nella Facoltà di Economia e Commercio di Bari l’insegnamento delle “Frodi e Falsificazioni delle merci” da affiancare al corso di Merceologia. Le frodi alimentari hanno rappresentato un interesse costante nella sua lunga attività già dagli inizi degli anni ‘50 in seguito all’intensa stagione di scandali legati alle frodi alimentari che colpirono l’Italia durante il miracolo economico (olio di colza, coloranti, additivi, aggiunta di alcool metilico al vino, nitriti, ormoni e antibiotici nelle carni, ecc.). Così in qualità di merceologo ricercava azioni a tutela dei Consumatori.
Successivamente nel 1963 (riprendendo un concetto che il Prof. Ciusa aveva già espresso dagli anni ’40), istituì l’insegnamento della “Tecnologia dei cicli produttivi” che ha come ruolo importante la merce-energia ovvero il costo energetico delle merci. In poche parole si tratta di attuare il principio di conservazione della Massa: “ciò che in un processo produttivo entra, si deve trovare alla fine o come merce o come scoria”.
Agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso, da profeta ….vedeva lontano: quando tutti elogiavano la società dei consumi, lui parlava di ECOLOGIA e della “Società dei rifiuti (rifiutologia) e inserì un nuovo capitolo nel libro di merceologia quale “Progettare le merci in funzione del loro riciclaggio”.
E’ stato il primo a coniugare Economia ed Ecologia utilizzando la tavola intersettoriale dell’economia per quantificare, oltre al PIL, anche l’inquinamento dei cicli produttivi. Egli affermava che il PIL è “fallace” in quanto si riferisce solo agli scambi monetari, occorre fornire anche le informazioni sulla massa di materie movimentate, sulle risorse naturali usate e sottratte all’ambiente, sui rifiuti e sulle scorie immesse nell’ambiente che deve essere integrato. Passare quindi dal PIL al PIML (prodotto interno materiale lordo). Da qui il cresciuto interesse per la redazione delle contabilità nazionali in unità fisiche sotto forma di tavole intersettoriali (Physical Input Output Table – PIOT) e quindi di Input Output Environmental Analysis.
Ha insegnato con grande passione fino al 1995, quando è andato in pensione, ma ha detto sino alla fine “non ho mai smesso di insegnare e di studiare”.
E’ stato nominato Professore Emerito dell’Università di Bari. Ha ottenuto lalaurea honoris causa in Scienze Economiche e Sociali dall’Università del Molise e in Economia e Commercio dagli Atenei di Bari e di Foggia.E’ stato anche professore aggregato all’Università di Bergamo.

INCARICHI ESTERNI

• Nel 1972 ha partecipato (come delegato del Vaticano) alla Conferenza ONU su “L’Ambiente umano” a Stoccolma.
Con la Conferenza di Stoccolma i governi e i popoli sono stati invitati ad affrontare sforzi comuni per conservare e migliorare l’ambiente umano per il bene di tutti i popoli e delle future generazioni (sostenibilità): “Nessun Paese risolva o trascuri i propri problemi ambientali a scapito di altri Paesi!”
In quella occasione è risultato urgente portare avanti il dibattito sul ruolo che l’aumento della popolazione ha sulle risorse naturali, sull’ambiente e sullo sviluppo. Nebbia, a chi invocava per risolvere il problema, di controllare l’aumento della popolazione, ha affermato che “l’aumento della popolazione non è né il più importante né il più decisivo fattore che influenza l’ambiente……occorre una programmazione economica e sociale a medio e lungo termine”.
No allo sfruttamento irrazionale delle risorse naturali non rinnovabili e minerali. No ai prezzi inadeguati dei prodotti agricoli. No a pesticidi soprattutto clorurati e con metalli pesanti. No al nucleare.
La grande Conferenza a Stoccolma sull’Ambiente Umanofece tanto rumore per il fermento di tante speranze e di urgenza per la salvezza ecologica. Tuttavia non fu una Conferenza scientifica, ma politica e diplomatica e che come tale difficilmente avrebbe potuto risolvere i grandi problemi ecologici ancora aperti (crisi ecologica, il problema dell’aumento della popolazione e dei consumi e altri problemi come il genocidio, l’uso delle armi atomiche, biologiche, chimiche, ecc.). Si trattava di una Conferenza di “governi non di scienziati e di popoli”.
Da qui il senso di delusione (anche se le Nazioni Unite per la difesa dell’ambiente proposero la creazione di un “Consiglio per i programmi ambientali” costituito da 54 Paesi).
• Nel 1978 fu tra i promotori del referendum contro la caccia.
• Alla fine degli anni ‘70 a Venezia è stato tra i pochi scienziati antinuclearisti alla Conferenza Nazionale sulla sicurezza nucleare, così ha aiutato a strutturare il movimento contro una forma di energia che “non è né economica, né pulita, né sicura”;
• Dal 1983 al 1987 (Collegio di Bari) è stato eletto deputato della Repubblica Italiana nella IX legislatura e dal 1987 al 1992 (Collegio di Brindisi) Senatore nella X legislatura nel gruppo parlamentare “Sinistra Indipendente” nelle liste del Partito Comunista Italiano.E’ stato, perciò, per 9 anni lontano dall’insegnamento, ma, facendo parte della Commissione Agricoltura, non ha mai tradito la “Merceologia” perché, a suo dire, il Parlamento produce leggi che sono in gran parte merceologiche. Auspicava per i parlamentari un corso rapido di merceologia, come aveva fatto nel 1971 il presidente del Senato Fanfani, istituendo un corso accelerato di ecologia per i senatori.
Lui, infatti, in Parlamento si impegnò su diversi fronti: la legge per la difesa del suolo, l’inquinamento provocato dai concimi, pesticidi, detersivi…. Eper la sicurezza nelle fabbriche.
Con lui l’ecologia entrò in Parlamento con il “Ministero dell’ecologia” ben presto soppresso. Solo dopo svariati anni fu istituito un Ministero dell’Ambiente”.
• Nel 1992ha partecipato a Rio de Janeiro alla “Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo” più semplicemente il “vertice della terra”.
Tuttavia anche a Rio De Janeiro, come nel 1972 a Stoccolma, il problema non si è risolto: il cambiamento non c’è stato: solo dichiarazioni di buone intenzioni!
• E’ stato Segretario Generale della Rete Mondiale di Educazione Ambientale – WEEC che ogni 2 anni organizza congressi del settore.
• Ha partecipato come Presidente di giuria di vari premi di laurea, come organizzatore e relatore in Corsi di formazione tra cui “Cooperazione per l’Autosviluppo”, “Produzione – Consumi – Ambiente” e tanti altri.
Gli incarichi esterni all’Università sono stati comunque innumerevoli che è quasi impossibile ricordarli tutti!

PUBBLICAZIONI PIU’ SIGNIFICATIVE

Giorgio Nebbiaè stato il padre della “merceologia critica, dell’ambientalismo italiano, della bioeconomia, dell’utilizzo delle risorse naturali (energia solare, fauna, flora, dell’acqua dolce anche attraverso la dissalazione dell’acqua di mare) e il paladino del nostro patrimonio storico, tecnico, culturale e anche bibliografico.
Nell’anno 1960 ha sperimentato i distillatori sulla terrazza dell’Istituto di Merceologia di Bari e nei giardini Margherita della sua Bologna.
Già dagli anni ‘50 ha seguito due vocazioni che, innestandosi sui suoi specifici interessi di ricerca, diverranno sempre più forti: la divulgazione e la dimensione storica dei fenomeni culturali, economici e sociali e dei fenomeni di produzione e consumo delle merci.
Affascinante divulgatore (con il dono di rendere semplici i ragionamenti più complessi), ha effettuato oltre 4.700 pubblicazioni di cui almeno 2.040 articoli su quotidiani, oltre 1.260 articoli su riviste settimanali o mensili o trimestrali in più di 340 testate di cui era spesso collaboratore, più di 270 testi di conferenze.
Particolare attenzione ha posto nella dimensione storica basata sui documenti per ricavare le radici e l’eredità di illustri pensatori affinché i giovani trovino nel passato la giusta via da seguire per il futuro.
Ha costruito, dai primi anni ‘70 in poi, pezzo dopo pezzo, il più ricco corpus di scritti di storia ambientale in Italia, contraddistinto da rigore, chiarezza e leggibilità.
Da ricordare, inoltre, gli scritti: Storia della Chimica – Storia del Parlamento Italiano e del ruolo che avevano avuti i chimici – Storia dei documenti di merceologia di Bari – Storia dei 130 e successivamente 150 anni della Facoltà di Economia di Bari (nel frattempo era stato soppresso “e Commercio” con suo grandissimo disappunto!).
Come divulgatore non si fermava solo a scrivere, ma partecipava di persona, insieme con Antonio Cederna, Mario Fazio, Alfredo Todisco, Fulco Pratesi e Virginio Bettini come paladino di tante battaglie e manifestazioni in favore dell’ambiente.
E’ stato per molti decenni il crocevia di lotte, ma anche di proposte e di studi e di applicazioni. Si è interessato dei problemi della tutela dei consumatori, della cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile, umano e dell’autosviluppo nei paesi dell’Africa.
A fine anni 70 si impegnò con convegni e manifestazioni contro le installazioni delle centrali nucleari e con i molisani contrastò l’insediamento dell’industria chimica nel Nucleo Industriale di Termoli.
Da ricordare la sua presenza (in un TG degli anni ‘70) in una discarica di rifiuti per far capire che i rifiuti sono una ricchezza anche per ottenere energia.
Partecipò alla mobilitazione dell’Alta Valle Bormida avvelenata dall’ACNA di Cencio (fabbrica chimica in provincia di Savona). S’impegnò contro il polo chimico FARMOPLANT, contro lo scarico in Adriatico dei fanghi di fosforo del Petrolchimico di Porto Marghera.
Sostenne la causa negli anni ‘80 contro lo scarico a mare di 3.200 tonnellate di fanghi al fosforo che navi della Montedison portavano a Marghera contribuendo alla eutrofizzazione dell’Adriatico, fanghi che potevano essere seccati e riciclati come sottofondo stradale.
Ha cercato anche di capire il cuore della contestazione del Sessantotto sostenendo altresì il movimento femminista.
Capisaldi della sua produzione scientifica, assolutamente non esaustiva (riferita ai testi), scritti quasi tutti in italiano tranne alcuni scritti in inglese o in tedesco:
– L’energia solare e le sue applicazione (Feltrinelli, 1966)
– Il problema dell’acqua (Cacucci, 1969)
– Lezioni di merceologia (Laterza, 1981)
– La società dei rifiuti (Edipuglia, 1990)
– Sete (Editori riuniti, 1991)
– Lo sviluppo sostenibile (Ed. Cultura della pace, 1991)
– Alla ricerca di una Italia Sostenibile (TamTam libri, 1997)
– La violenza delle merci (TamTam libri, 1999)
– Risorse, merci e ambiente (Progedit, 2001)
– Le merci e i valori. Per una critica ecologica al capitalismo (Jaca Book, 2002)
– Ambientiamoci, nuovi equilibri (Viterbo, 2011)
– Scritti in storia dell’ambiente e dell’ambientalismo 1970-2013 (Quaderno della rivista telematica “Altronovecento” n. 4, 2014)
– Conversazione con Giorgio Nebbia (a cura di Sergio Messina) in G. Nebbia, La contestazione ecologica. Storia, cronache e narrazioni, Pitagora 2015.
– Ecologia e giustizia Sociale (Fondazione Micheletti, 2016)
– Ecologia ed Economia: tre tesi per il futuro (Andrea Paciello Editori, 2017)
– Dizionario tecnico-ecologico delle merci (Jaca Book)
– Erano andati a sciare e altri racconti di geni, invenzioni e lotte per la salute e per l’ambiente (dedicato alla sua amata nipote Silvia).eco 2017 online.
– Ecologia ed economia. Tre tesi per il futuro (Buenaventura, 2018)
Ha creato riviste e collane editoriali, siti web (il più ricco è intitolato “Il mondo delle cose”).
Nel 2003 affidò il suo vastissimo archivio (due tir) che aveva creato insieme alla moglie Gabriella Menozzi in oltre 40 anni di insegnamento, ricerca, attività politica e militanza sui temi legati alla relazione tra le merci, l’uomo e l’ambiente al Centro di Ricerca: “Fondazione Luigi Micheletti” di Brescia diretto da Pier Paolo Poggio.
In seguito, su stimolo dello stesso Nebbia, si erano aggiunti altri “fondi” provenienti dai personaggi più importanti per la storia dell’ambiente in Italia, da Laura Conti a Giovanni Francia, a Dario Paccino, costituendo così il centro di documentazione più importante in Italia.
Uomo di grande generosità e straordinaria umanità sempre a difesa dei più deboli, ci ha lasciato una preziosissima eredità scientifica e culturale unica al mondo non come reliquia da custodire ma come seme da far germogliare.

RICONOSCIMENTI

Tantissimi sono i riconoscimenti. Da ricordare:
1. Roma, 31 luglio 1973, ha ricevuto la medaglia d’oro “Ai Benemeriti della cultura e dell’Arte”;
2. Nel 1995 è stato nominato Socio Onorario dell’ALECUB (Associazione Laureati in Economia e Commercio Università di Bari);
3. Nel 2011 VAS Onlus gli ha conferito il “Premio Internazionale di ecologia Verde Ambiente”
4. Nel 2016, in occasione del suo novantesimo compleanno, nella sede del Senato della Repubblica, l’Accademia Italiana di Scienze Merceologiche organizzò un convegno in suo onore;
5. Ha fatto parte, in qualità di Presidente, di varie Commissioni di premi di laurea e per graduatorie degli iscritti al Corso su Cooperazione per l’Autosviluppo.
Il riconoscimento più grande è la stima immensa di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo come compagno di lotte per il bene comune dell’Umanità, per l’intransigente opposizione alla menzogna e al male, per la solidarietà.
“Oggi non possiamo permetterci di dimenticare di mettere l’etica e il principio di responsabilità dentro le nostre scelte…. perché abitiamo tutti in un’unica «nazione», il pianeta terra conun mondo di popoli solidali e indipendenti in cui la circolazione dei beni e di persone non dovrebbe essere più dominata dal denaro ma dal diritto di ciascuna persona ad una vita dignitosa e decente”.
Attuando quella “ecologia integrale, tra cuore, corpo e creato” indicato da Papa Francesco nella sua Laudato sì.
Questo è il sogno del prof. Giorgio Nebbia, morto a Roma il 4 luglio 2019 all’età di 93 anni.

Angela Milillo

IN RICORDO DI GIORGIO NEBBIA

Da “I quaderni di Altronovecento” – Numero 4, “Giorgio Nebbia: Scritti di storia dell’ambiente e dell’ambientalismo 1970-2013 a cura di Luigi Piccioni” Fondazione Luigi Micheletti – 2014 www.fondazionemicheletti.eu.
(..)
GIORGIO NEBBIA COME STORICO
Giorgio Nebbia come storico ambientale insieme con Franco Pedrotti (sia pure in modi diversi) possono essere considerati dei pionieri della storia ambientale italiana sin da anni in cui di storia ambientale neanche si parlava.
L’opera di Giorgio Nebbia costituisce una componente importante della storia ambientale italiana, non fosse altro che per il ruolo svolto dalla rivista “Altronovecento” e dalle iniziative ambientali della Fondazione Luigi Micheletti, che hanno in lui il principale ispiratore che ha contribuito al dibattito e all’avanzamento della disciplina indicando strade nuove o poco battute.
La pervasività della dimensione storica è uno degli aspetti che più e meglio caratterizza il profilo intellettuale di Nebbia.Il peso attribuito alla dimensione storica non è solo il frutto di una grande curiosità per le radici dei fenomeni studiati, a partire dal ciclo di ciascuna merce o di ciascun processo cognitivo: esso dipende dalla profonda convinzione che “il passato è prologo”, la frase di Shakespeare incisa ai piedi di una delle statue che ornano la facciata dei National Archives di Washington e che lui amava spesso citare. Il passato spiega insomma il presente e ha il potere di orientarlo, e da esso non si può prescindere.
Gli scritti che inaugurano il lungo percorso di scrittura di Nebbia sono in realtà della fine degli anni Quaranta, restano per una dozzina d’anni prevalentemente accademici e ruotano sistematicamente intorno ad argomenti della merceologia così come intesa dalla scuola bolognese che da Giacomo Ciamician scende fino a Walter Ciusa e a Nebbia stesso: una merceologia fortemente interessata ai cicli produttivi e ad alcune sperimentazioni di base nel campo di risorse come l’energia solare e l’acqua. Già nei primi anni Cinquanta fanno tuttavia capolino nella sua opera due vocazioni che, innestandosi armonicamente sui suoi specifici interessi di ricerca, diverranno cogli anni sempre più forti: quella per la divulgazione e quella per la dimensione storica dei fenomeni culturali, economici e sociali.
Già nel 1951 Nebbia pubblica ad esempio un articolo sulle “Attuali conoscenze sullo sviluppo della propulsione a razzo” nella bella rivista di divulgazione astronomica “Coelum” fondata dal direttore dell’Osservatorio astronomico universitario Guido Horn d’Arturo e l’anno successivo partecipa a una trasmissione alla Radio per la Svizzera Italiana per spiegare gli aspetti chimici della luce. Nel 1953 pubblica sempre su “Coelum” l’articolo “Aspetti storici del volo interplanetario” che rappresenta un primo tentativo di intrecciare dimensione storica, scienza e tecnologia in un’ottica divulgativa. Queste prime prove, al confine tra scienza e fascinazione popolare per le invenzioni e le tecnologie del futuro – cui Nebbia, come confesserà molti anni dopo non è affatto immune – sono sporadiche e investono solo tangenzialmente la merceologia in senso proprio. Dal 1955, invece, iniziano a comparire i primi tra quegli accattivanti ma sempre rigorosi profili merceologici che diventeranno presto una vera specialità del Nebbia divulgatore e che incorporeranno immancabilmente una genealogia storica di quella specifica merce o di quello specifico processo tecnologico. Nel corso di tre anni pubblica infatti in “Scienza e lavoro. Quaderni di divulgazione scientifica” quattro lunghi saggi sulla gomma, sullo zucchero, sullo zolfo e sul volo spaziale; il secondo libretto si intitola significativamente “L’avventurosa storia dello zucchero”. Chi voglia quindi confrontarsi con il Nebbia più affascinato dalla storia e più desideroso di raccontarla deve anzitutto prendere in considerazione le centinaia di testi di divulgazione merceologica riguardanti questa o quella sostanza, questo o quel prodotto, questa o quella tecnologia. Una produzione continua e copiosa, riassunta recentemente in una corposa raccolta di un centinaio di voci, da “Acciaio” a “Zucchero”, uscita per Jaca Book11 e in un ancor più ricco sito web intitolato “il mondo delle cose”.
Alla metà degli anni Sessanta, stimolato dal clima conciliare e già da anni fortemente motivato nella ricerca di tecnologie a forte contenuto sociale nel campo di risorse come l’acqua e l’energia solare, egli si avvicina in modo molto naturale, quasi ovvio, alle tematiche ambientaliste che si stanno rapidamente diffondendo in Italia a partire soprattutto dai paesi anglosassoni. Matura in questo modo e in questo momento una scelta che diventerà presto centrale nella sua vita. Questo ampliamento di prospettive fa oltretutto di Nebbia uno dei primi studiosi italiani di ambito economico e tecnico- scientifico ad avvicinarsi all’ambientalismo. E il suo “bisogno di storia” – come lo definirà successivamente – inizia quindi verso la metà degli anni Settanta ad applicarsi non più solo alla merceologia ma anche alla storia dell’ambiente e alla storia dell’ambientalismo.” (…)

Luigi Piccioni

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