FERRANNINI LUIGI

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FERRANNINI LUIGI

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Benevento 1874 – Bari 1951

Tra ricerca e didattica

Luigi Ferrannini nacque a Benevento il 21 febbraio 1874 in seno ad una famiglia non agiata. Giovane diligente e con una ferrea volontà di riscatto sociale, affrontò con rigore gli studi, impartendo lezioni di ripetizione ai compagni per mantenersi. Per lo stesso motivo fu anche correttore di bozze. Fu un giovane modello, ammirato ed elogiato da insegnanti e studenti. Si laureò cum laude nel 1898 presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Napoli. Conseguì una solida for­mazione medica e specialistica alla scuola del Prof. Giuseppe Rummo, presso l’Istituto di Anatomia patologica, di Clinica neuropatologia e infine di Clinica medica. Intraprese la carriera accademica presso la Clinica medica dell’Università di Palermo, dove fu assistente nel biennio 1899-1900. Si trasferì quindi a Roma, dove seguì gli insegnamenti teorico-pratici tenuti nel Labora-torio di Fisiologia dal celebre Prof. Luigi Luciani (1840-1919).
Libero docente di Clinica medica (1904), insegnò Clinica delle malattie professionali all’Università di Napoli fino al 1926, quando fu chiamato a Cagliari. Dal 1929 fu poi professore di Clinica medica a Catania. Nel 1931 Ferrannini si trasferì all’Università di Bari. Qui, tra l’altro, fu preside della Facoltà di Medicina dal ’40 al ’47 e concluse la sua carriera, lasciando l’insegnamento per limiti di età nell’anno accademico 1947-48. Morì a Bari il 16 marzo 1951. Ereditò il metodo clinico “empirico” dei grandi maestri napoletani: impartiva ai suoi allievi indicazioni e regole, raccomandando sempre l’analisi minuziosa e puntuale di segni e sintomi patologici, per giungere, attraverso la logica clinica, ad una corretta diagnosi, indispensabile per una qualunque terapia. Si distinse nella comunità scientifica grazie a validi contributi in numerosi settori della clinica medica: cardiologia, patologia dell’ap­parato respiratorio, malattie del ricambio, endocrinologia, neurologia. Rilevanti furono i suoi studi sulla cardioptosi, sul terzo tono cardiaco, sulla patologia non tubercolare dell’apice polmonare, sul diabete, sulle sindromi ipofisarie, sulle meningopatie.
Ferrannini investì molte delle sue energie nell’attività di­dattica. Le sue lezioni erano impostate con dimostrazioni pratiche e interpretazione dei fenomeni osservati al letto del paziente. Ebbe a dire: “Io non ricorro mai ad artifizi o lenocini per far accorrere gente alla mia lezione, che è sempre insegnamento dimostrativo d’interesse pratico con particolare riguardo alla terapia che è lo scopo finale della Medicina[ … ]. Lungi dal sistema dei vaniloquii e delle mirabolanti costruzioni di teorie ed ipotesi strampalate, sacrificando talvolta anche il piacere di fare lezioni brillanti, io ho cercato sempre di far vedere e toccare (agli studenti) tutto quello che era dimostrabile [ … ] . Bisogna insegnar quel che realmente serve per la vita professionale pratica e non quel che possa far comodo e piacere all’insegnante, senza perdersi e infarcire la mente con disquisizioni teoriche ed astratte, ma senza ridurre la medi­cina ad un grossolano empirismo per distacco dalle scienze biologiche”.
Egli favorì la mobilità dei ricercatori, promuovendo lo scambio dei suoi assistenti con istituti stranieri di notevole prestigio; la qual cosa permise l’arricchimento culturale e professionale delle nuove leve dell’ateneo barese. Aprì, insomma, la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bari a centri di ricerca europei e statunitensi.
Memore della sua provenienza sociale e ricco della sua formazione ideologica, si accostò alle idee progressiste e riformatrici del socialismo di Antonio Labriola (1834-1904), maturando uno spirito di solidarietà nei confronti dei più bisognosi. Istituì servizi gratuiti per servire larghi strati di po­polazione: l’ambulatorio generale, il pronto soccorso, il centro per le malattie reumatiche, come pure quelli per la diagnosi e la cura del diabete, per le malattie respiratorie, per le malattie infettive e parassitarie tropicali e subtropicali, per la lotta contro i tumori.
Fu pioniere degli studi di medicina del lavoro e si adoperò per istituire l’obbligo dell’insegnamento ufficiale della disciplina nelle facoltà mediche. Si dedicò anche alle patologie della vecchiaia e all’assistenza agli anziani, creando a Bari un Centro di Medicina e Sociologia della Vecchiaia, che, per alcuni anni, portò il suo nome. Fu relatore in moltissimi congressi italiani e internazionali. Nicola Mongelli così si espresse a proposito del suo operato: “Il rigore delle sue metodiche, le precise sue osservazioni sperimentali e cliniche, le sue ponderate ed acute conclusioni furono assunte tra le acquisizioni più certe, divennero norme canoniche della scienza medica e furono recepite dalla trattatistica della materia, mentre le attuali possibilità strumentali e biochimiche e il progressivo perfezionarsi delle nostre conoscenze lungo vari decenni, hanno offerto ad esse il lauro di conferme e di dimostrazioni”.
Fu protagonista in iniziative di interesse sociosanitario. Nel 1920 fu, ad esempio, direttore di un sanatorio per malarici di guerra a Massa Lubrense e a Napoli. Promosse, insieme ad altri colleghi, l’istituzione di un centro per la rieducazione degli invalidi di guerra. Fu membro del Consiglio sanitario provinciale di Benevento e di Bari. Sempre nel capoluogo pugliese realizzò un centro per la donazione e la raccolta del sangue. Fece parte del comitato della Croce Rossa Italiana, del Consorzio antitubercolare, del Comitato antimalarico pugliese, del Consiglio direttivo centrale della Lega italiana per la lotta contro i tumori, della Commissione per l’ordinamento dell’assistenza sanitaria ai rurali, della Scuola di applicazione di sanità militare. Fu presidente della Società italiana di medicina del lavoro, fu anche fondatore e presidente della Società medico-chirurgica di Bari. Insignito di varie onorificenze, tra cui la medaglia d’oro della Croce Rossa italiana e la medaglia d’oro Baccelli, appartenne a numerose società scientifiche.
Fu giornalista e pubblicista: collaborò sin dal 1915 al periodico socialista «Giustizia sociale», diretto da Tommaso Senise (1840-1920). Nei suoi articoli denunciò l’aspetto sociale delle malattie professionali e in genere delle patologie osservate nelle classi lavoratrici. Sostenne con fermezza la possibilità del miglioramento delle condizioni sociosanitarie delle genti. Fu scrittore eclettico e privilegiò la trattatistica e la didattica medica. Fu redattore capo e vicedirettore della rivista «Riforma medica» nonché membro dei comitati di redazione di «Folia medica» e «Minerva medica». A Bari fondò la «Rivista di medicina», che prese poi il nome di «Rivista di medicina e chirurgia».
Fedele Raguso
Da Scienziati di Puglia (a cura di) Francesco Paolo De Ceglia, Adda Editore, 2007 pag. 421-422

Cenni bibliografici

Letteratura primaria:
Le nuove conquiste nella diagnosi e terapia delle malattie del sistema nervoso, Riforma Medica, Napoli 1908.
La patologia professionale dell’apparato circolatorio, Studium,Napoli 1914.
Medicina del lavoro, Vallardi, Milano 1928.
Il lavoratore in vecchiaia, 1st. di Med. Soc., Roma 1950.

Letteratura secondaria:
De Pergola E., Ferrannini, Luigi, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1996, XL VI, pp. 455-56.
Mongelli N., A cento anni dalla nascita di un maestro: Luigi Ferrannini, «Folia medica», LVII (1974), pp. 84- 123.

FERRANNINI, Luigi
di Elio De Pergola – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 46 (1996)

FERRANNINI, Luigi. – Nacque il 21 febbr. 1874 a Benevento da Antonio, cassiere di una banca locale, e da Maria Salomone; superati gli studi secondari, s’iscrisse alla facoltà di medicina e chirurgia dell’università di Napoli. Durante gli anni del corso, pur costretto dalle modeste condizioni economiche della famiglia a dare ripetizioni di latino e greco e a correggere bozze di stampa, fu allievo interno negli istituti di anatomia patologica, di clinica neuropatologica e di clinica medica. Si laureò nel 1898 a Napoli, formato in quella celebre scuola e in particolare nella clinica medica di G. Rummo.
Avviatosi subito alla carriera universitaria, nel biennio 1899-1900 fu assistente presso la clinica medica dell’università di Palermo, quindi, dopo aver frequentato il laboratorio di fisiologia dell’università di Roma diretto da L. Luciani e aver conseguito la libera docenza in patologia speciale medica nel 1901, nel 1903 divenne aiuto nella clinica medica dell’università di Napoli. Libero docente in clinica medica nel 1904, nel 1907 ebbe l’incarico dell’insegnamento della clinica delle malattie professionali nell’università di Napoli. Mantenne tale incarico fino al 1926, quando, ternato alla cattedra, fu chiamato a insegnare clinica medica nell’università di Cagliari. Dal 1929 fu professore di clinica medica a Catania e infine a Bari dal 1931: in questa università, ove fu preside di facoltà dal 1940 al 1947, il F. concluse la sua carriera, lasciando l’insegnamento per limiti di età nell’anno accademico 1947-48.
Negli anni trascorsi a Bari il F. dedicò ogni sua energia all’istituto da lui diretto, così da renderlo in breve tempo uno dei più qualificati centri di studio e di assistenza: fondò e diresse la scuola di specializzazione in malattie del ricambio e dell’apparato digerente, promosse lo scambio di assistenti con istituti stranieri di notevole prestigio, istituì ambulatori gratuiti in grado di servire larghi strati di popolazione (l’ambulatorio generale, il pronto soccorso, il centro per le malattie reumatiche, quelli per la diagnosi e la cura del diabete, per le malattie respiratorie, per le malattie infettive e parassitarie tropicali e subtropicali, per la lotta contro i tumori). Sul piano didattico pose una cura meticolosa nella formazione degli allievi, impartendo lezioni basate essenzialmente sulle dimostrazioni pratiche e sull’interpretazione dei fenomeni osservati al letto del malato; tra i primi in Italia, dotò la sua aula di un complicato apparecchio, il teletrasmettitore, che tramite un sistema di amplificazione consentiva all’uditorio di apprezzare i suoni e i rumori cardiaci e respiratori.
Erede del metodo clinico dei grandi maestri napoletani, il F. fu medico di grande valore e vero caposcuola: dotato di una non comune prepara ione biologica e di sicura esperienza maturata negli ambienti universitari di ricovero e cura, procedeva all’analisi minuziosa dei segni e dei sintomi rilevati per giungere, con stringente logica clinica, alla sintesi diagnostica. Poté così recare il suo contributo in numerosi settori della clinica medica, dalla cardiologia alla patologia dell’apparato respiratorio, alle malattie del ricambio, all’endocrinologia, alla neurologia: basterà qui far cenno all’importanza dei suoi studi sulla cardioptosi, sul terzo tono cardiaco, sulla patologia non tubercolare dell’apice polmonare, sul diabete, sulle sindromi ipofisarie, sulle meningopatie. Il suo lavoro di ricercatore non era fine a sé stesso ma si rifletteva, oltre che sul piano didattico, nell’assistenza ai malati della sua clinica e nell’incessante attività che svolse in favore dell’organizzazione igienico-sanitaria di Bari.
Pioniere degli studi di medicina del lavoro, il F. si adoperò per l’obbligo dell’insegnamento ufficiale della disciplina nelle facoltà mediche: di tendenze socialiste (sin dal 1915 aveva collaborato a Napoli a Giustizia sociale – Periodico di coltura socialista, diretto da T. Senise e ispirato alle idee di A. Labriola), mise in evidenza l’aspetto sociale delle malattie professionali, e in genere della patologia osservata nelle classi lavoratrici, e preconizzò il miglioramento delle condizioni socio-sanitarie delle popolazioni. Parimenti si interessò della patologia della vecchiaia e dell’assistenza agli anziani e creò a Bari un Centro di medicina e sociologia della vecchiaia che, per alcuni anni, fu intitolato al suo nome: egli giunse a concepire uno studio sistematico dei fenomeni fisiopatologici dell’età senile, cui dedicò gli ultimi anni della sua vita.
Autore di oltre 400 pubblicazioni scientifiche, di lui si ricordano qui anzitutto i volumi Lezioni di clinica medica, Napoli 1928, Torino 1936, ibid. 1949; inoltre: Manuale di organoterapia, batterioterapia, vaccino e sieroterapia, e citoterapia, Palermo 1902; Le nuove conquiste nella diagnosi e terapia del sistema nervoso, Napoli 1908; Prontuario di posologia, ibid. 1908; Manuale di traumatologia medica. Le malattie traumatiche del sistema nervoso, Torino 1908; Lezioni di clinica delle malattie professionali e da infortuni, Napoli 1919; La patologia professionale dell’apparato circolatorio, ibid. 1914; La rieducazione professionale degli invalidi di guerra, Milano 1916; Lezioni di clinica per le malattie da lavoro e da infortunio, Napoli 1920; Imedicamenti usuali, Bologna 1922; Manuale di semeiologia fisica e funzionale, Napoli 1928; Medicina del lavoro, Milano – Bologna – Cagliari 1928; La terapia clinica nella medicina pratica, Roma 1932; Illavoratore in vecchiaia, ibid: 1950. Fu inoltre relatore a numerosi congressi italiani e internazionali.
Del F. si ricorda anche l’attiva partecipazione a iniziative di interesse socio-sanitario: nel 1920 fu direttore di un sanatorio per malarici di guerra a . Massalubrense e a Napoli fu tra i promotori dell’istituzione di un centro per la rieducazione degli invalidi di guerra; fu membro dei consigli sanitari provinciali di Benevento e di Bari, e in questa città realizzò un centro per la donazione e la raccolta del sangue. Fece parte del comitato della Croce rossa italiana, del consorzio antitubercolare, del comitato antimalarico pugliese, del Consiglio direttivo centrale della Lega italiana per la lotta contro i tumori, della Commissione per l’ordinamento dell’assistenza sanitaria ai rurali, della Scuola di applicazione di sanità militare. Presidente della Società italiana di medicina del lavoro, fu anche fondatore e presidente della Società medico-chirurgica di Bari. Fu redattore capo e vicedirettore della rivista Riforma medica e membro dei comitati di direzione dei periodici Folia medica e Minerva medica; a Bari fondò la Rivista di medicina, che prese poi il nome di Rivista di medicina e chirurgia. Insignito di varie onorificenze, tra cui la medaglia d’oro della Croce rossa italiana e la medaglia d’oro Baccelli, appartenne a numerose società scientifiche italiane e straniere. Morì a Bari il 16 marzo 1951.
Fonti e Bibl.: Necrol. in Riforma medica, LXV (1951), pp. 415 ss.; in Atti d. Acc. pugliese d. scienze, n. s., IX (1951), pp. 55 ss.; N. Mongelli, Acento anni dalla nascita di un maestro: L.F…., in Folia dica, LVII (1074), pp. 84-123; I. Fischer, Biographisches Lex. der hervorragenden Aerzte [1880-1930], I, pp. 397 s.

https://www.treccani.it/enciclopedia/luigi-ferrannini_%28Dizionario-Biografico%29/..

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